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sabato 27 dicembre 2025

VITA PRIVATA



titolo originale: VIE PRIVÉE (FRANCIA, 2025)
regia: REBECCA ZLOTOWSKI
sceneggiatura: ANNE BEREST, REBECCA ZLOTOWSKI
cast: JODIE FOSTER, VIRGINIE EFIRA, DANIEL AUTEUIL, MATHIEU AMALRIC, VINCENT LACOSTE
durata: 101 minuti
giudizio: 


Lilian, una psicologa americana, separata, da tempo residente a Parigi, non è convinta del suicidio di una sua paziente e comincia a indagare per proprio conto, aiutata dal suo ex marito...



Sono un blogger semplice. E se esce in sala un film dove c'è Jodie Foster io vado a vederlo, subito, pur consapevole che potrei restarne deluso (dal film, non da Jodie), proprio come è successo con questo Vita privata, opera sesta della regista franco-polacca Rebecca Zlotowski, una che in carriera non ha mai diretto capolavori ma che riesce sempre - bontà sua - a scritturare grandi interpreti per i suoi film (da Natalie Portman a Léa Seydoux, da Louis Garrel a Daniel Auteuil, fino appunto a Jodie) che, inutile dirlo, le danno ogniqualvolta una grossa mano, spesso salvandola dalla catastrofe (artistica, s'intende).

Cosa che si è puntualmente verificata anche in Vita privata, uno di quei film che parrebbero avere tutte le carte in regola per riuscire e poi decidono inopinatamente di complicarsi la vita: la regista parte da un'idea intrigante, mescolando psicoanalisi, ipnosi, traumi e ossessioni, ma poi finisce per perdersi in una scrittura che gira spesso a vuoto, più compiaciuta che davvero incisiva, con un tono che oscilla tra il thriller psicologico e il dramma intimista, senza mai trovare un vero punto di equilibrio. Oltretutto, problema non secondario, il film degenera spesso nel grottesco senza che si riesca mai a capire se certe situazioni siano studiate o ridicolmente involontarie... Zlotowski sembra convinta che certi eccessi concettuali bastino a giustificare certe scelte, ma il risultato è un accumulo di momenti sopra le righe che spezzano il ritmo e disorientano lo spettatore.

Succede infatti che queste scelte trasformino quella che dovrebbe essere tensione, o comunque disagio, in imbarazzo vero, come se il film volesse prendersi terribilmente sul serio (a dispetto di quello che si vede) mentre chi guarda fatica a fare altrettanto. Il grottesco emerge soprattutto nei dialoghi, spesso didascalici, inutilmente troppo espliciti, con battute che suonano artificiose e quasi parodistiche, soprattutto quando la messinscena elegante e controllata entra in contrasto con l'assurdità di ciò che viene raccontato. 

In questo contesto sbilanciato, l'unica a mantenere la barra dritta è proprio Jodie Foster: che non solo riesce a non farsi travolgere da questi eccessi, ma che con la sua recitazione sempre lucida, precisa, chirurgica, funziona quasi come antidoto alla deriva bizzarra del film, riuscendo a rendere credibili situazioni altamente improbabili e riuscendo a trasformare il rischio di caricatura in un ritratto plausibile di ossessione e fragilità. Dettaglio non certo secondario: la Foster recita in un'ottimo francese, e viene da pensare che l'unico motivo per cui abbia accettato di recitare in un film che nulla aggiunge alla sua strepitosa carriera, sia stato proprio per lo sfizio di rispolverare quella che ormai è a tutti gli effetti la sua seconda lingua. Ragion per cui, avviso ai naviganti: se proprio decidete di andare a vedere Vita privata scegliete as-so-lu-ta-men-te la versione in lingua originale: altrimenti vedrete un altro film...

Alla fine, quindi, Vita privata resta una pellicola non riuscita, divisiva, che inciampa sulle sue stesse ambizioni, dove a mio modestissimo parere il grottesco non è mai davvero governato e diventa un limite più che una risorsa, lasciando la sensazione di un'opera che avrebbe avuto bisogno di maggior autocontrollo e di meno compiacimento stilistico, e che si salva (in parte) solo grazie alla presenza magnetica di un'attrice capace di tenere insieme, da sola, anche ciò che il film sembra deciso a far deragliare.

4 commenti:

  1. Sono d'accordo: inizio ed intreccio molto promettenti, ma nella seconda parte la storia deraglia e si perde definitivamente nel finale quando la Foster (comunque molto brava) diventa all'improvviso una nonna modello.

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    1. Concordo in pieno. Il finale è davvero assurdo, illogico. Come in quasi tutti i film della Zlotowski, direi...

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  2. Non mi è piaciuto. Condivido quello che hai scritto, e poi mi rattrista vedere Jodie così stanca e invecchiata :(

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    1. Jodie ha 63 anni, la vedi invecchiata perchè... lo è :) come tutti. Io però la trovo ancora in forma: riesce sempre a caricarsi un film sulle spalle.

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