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martedì 20 gennaio 2026

LA GRAZIA



titolo originale: LA GRAZIA (ITALIA, 2025)
regia: PAOLO SORRENTINO
sceneggiatura: PAOLO SORRENTNO
cast: TONI SERVILLO, ANNA FERZETTI, MILVA MARIGLIANO, SIMONE COLOMBARI, ORLANDO CINQUE, MASSIMO VENTURIELLO
durata: 133 minuti
giudizio: 


Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis è giunto ormai a fine mandato, essendo entrato nel "semestre bianco". Tuttavia ha ancora diversi nodi da sciogliere sulla scrivania: dalla promulgazione della legge sull'eutanasia alla concessione della grazia a due persone condannate per omicidio in circostanze particolari...   




"Dove sono i nostri giorni?"


Dico la verità: non mi aspettavo da Paolo Sorrentino un film così... beh, potrei aggiungere mille aggettivi: innanzitutto un film bellissimo (che è quello che più conta), ma anche emozionante, commovente, importante, e direi anche sorprendente. Non fraintendetemi: a me Sorrentino piace, da sempre, ma è innegabile che negli ultimi anni la sua produzione si era fatta molto "stileggiante", narcisista, più incline all'estetica che ai contenuti. E invece ecco che con La Grazia arriva un brusco, felice cambio di rotta, con cui il regista napoletano ritorna alla narrazione e soprattutto ai contenuti, in particolar modo alla politica (seppur raccontata a modo suo, come sempre) nonchè a temi difficili ed esistenziali che coinvolgono tutti: qualcuno ha scritto fin troppi, ma avercene di pellicole così dense di argomenti, di questi tempi...

La Grazia è il film più politico di Sorrentino, ma anche uno dei suoi lavori più diretti e coinvolgenti, capace di entrare nei palazzi del potere per raccontare qualcosa che riguarda tutti noi: il tempo che passa e la sensazione improvvisa di essercelo fatto sfuggire. Al centro c'è un Presidente della Repubblica arrivato (quasi) a fine mandato, immerso in rituali impeccabili, protocolli ferrei e decisioni che non ammettono leggerezza e istintività (non a caso il nomignolo affibbiatogli dei suoi detrattori è "cemento armato"), mentre una domanda comincia a scavare e diventa il cuore del film: dove sono i nostri giorni? Non è solo malinconia, è una presa di coscienza brutale. E' il momento in cui un uomo, dopo aver dedicato la vita alla politica, capisce che tra responsabilità, disciplina e senso dello Stato rischia di aver smarrito se stesso, gli affetti, il desiderio, le piccole cose che danno senso a tutto.

Il Presidente interpretato da Toni Servillo (che fa il Servillo, meritandosi la Coppa Volpi a Venezia) è costruito dichiaratamente sui leader del passato, di democristiana memoria: figure austere, sobrie, educate al sacrificio, alla misura, alla moralità come dovere prima che come scelta. Sorrentino sceglie questo modello non per nostalgia, ma per raffrontarlo (amaramente) col presente. Quegli uomini, quei vecchi democristiani, vivevano il potere come missione, quasi come vocazione religiosa, e proprio per questo tendevano a cancellare il privato, i bisogni personali, la loro fragilità. Il film prende quella tradizione e la osserva dall'interno, chiedendosi quali prezzo umano comporti una vita spesa tutta al servizio dello Stato. La domanda "dove sono i nostri giorni?" diventa così l'emblema di un'intera cultura del dovere, di un uomo austero che, una volta arrivato al traguardo, scopre di esserci riuscito senza essersi mai voltato a guardare il paesaggio .
  
Un grande film corale, è bene dirlo, e non solo Servillo-centrico. Che funziona anche grazie a un cast meraviglioso: Anna Ferzetti dà corpo a una figlia che restituisce il lato privato del potere, fatto di distanze e parole non dette, mentre Milvia Marigliano è una presenza fondamentale, strepitosa, ironica e malinconica insieme, capace di portare vitalità, desiderio e disordine in un mondo dominato dal controllo. I suoi momenti rompono la solennità e ricordano, senza retorica, che sotto ogni carica esiste un corpo che sente, soffre e vuole ancora vivere. Per quanto mi riguarda, il David di Donatello per la migliore attrice non protagonista è già assegnato.

La regìa di Sorrentino stavolta è più asciutta del solito, ma sempre elegante e comunque non priva (come poteva esserlo?) di quei "gigioneggiamenti" che ormai costituiscono la sua cifra stilistica: un Papa nero con i capelli rasta che gira in scooter, palazzi istituzionali trasformati in labirinti della mente, corridoi che sembrano gabbie dorate, salotti enormi che amplificano la solitudine. La politica non è spettacolo ma materia morale: richieste di grazia, confini tra legge e coscienza, decisioni che segnano vite altrui diventano il terreno su cui il protagonista misura il senso del proprio percorso. Il ritmo è meditativo ma magnetico, fatto di silenzi, sguardi e dialoghi essenziali che tengono incollato lo spettatore dentro la testa del personaggio.

La Grazia
è un film che parla del potere per parlare di noi stessi, del tempo che scorre mentre siamo occupati a fare altro, della domanda che prima o poi arriva per tutti. Che è sempre la stessa: dove sono i nostri giorni, quelli vissuti davvero e non attraversati?

E' il miglior Sorrentino dai tempi de La Grande Bellezza: un film di eccezionale portata artistica, stilistica, morale. Un film intenso, elegante, capace di emozionare senza cercare facili effetti e di lasciare addosso una sensazione rara: quella di aver assistito a un racconto che parla al presente, alla politica e alla vita, con la stessa, preziosa grazia. E che conferma Sorrentino come fuoriclasse assoluto rispetto alla media (mediocre) del cinema italiano. 

16 commenti:

  1. Sorrentino fa spesso film eccezionali, "La grazia" è uno di quelli

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    1. Direi proprio di sì, qui siamo su altissimi livelli. "Hors categorie", come dicono i francesi ;)

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  2. Bellissimo. Mi ha fatto piacere vedere un Sorrentino più "concreto" e meno svolazzante degli ultimi film, sebbene anche quelli non mi siano dispiaciuti. Ma qui c'è proprio la volontà di far passare concetti chiari: la solitudine, la vecchiaia, i rancori repressi. Film molto umano, mi è piaciuto davvero tanto.
    Buonanotte.
    Mauro

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    1. Anche a me. Dici bene, un Sorrentino più "concreto" ma che non rinuncia ad essere Sorrentino. La volontà di far passare quei concetti a un pubblico più ampio è evidente: e lo fa con grandissimo stile.

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  3. Bello ma anche un po' ruffiano, e commercialmente strategico. Sorrentino ormai è puro marketing: prima fa Parthenope per ingraziarsi i giovani, poi fa La Grazia per piacere al pubblico più maturo. Naturalmente la qualità rimane alta ma penso che opere più coraggiose come L'uomo in più non le vedremo mai più. Scusa il gioco di parole.
    G.

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    1. Commento un po' troppo caustico, consentimi. Su una cosa mi trovi perfettamente d'accordo, vale a dire sul diverso tipo di "target" tra Parthenope e La Grazia. E' vero, La Grazia è un film più maturo, più rigoroso, ma non lo trovo un film "per vecchi", lo trovo un film per tutti. E comunque non ci trovo nulla di male se oltre all'aspetto artistico ci sia anche uno scopo commerciale: in fin dei conti i film vengono fatti per essere visti... non penso che Sorrentino difetti di coraggio, anzi. Il fatto è che quando girò L'uomo in più aveva 30 anni, adesso ne ha 55: crescendo (e invecchiando) si cambia, anche nel modo di pensare. Figuriamoci in quello di fare cinema.

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    2. Io l'ho visto ieri e mi è piaciuto moltissimo, pur non amando granché Sorrentino: fantastica l'interpretazione di Servillo, splendida la scenografia, bellissima la colonna sonora (folgorata all'istante dal brano di Jóhannsson); molteplici sono gli spunti di riflessione su temi ed interrogativi che riguardano la vita di tutti ma, curiosamente, l'aspetto politico non l'ho considerato più di tanto, se non per i risvolti che ha sulla vita del protagonista. Invece, proprio stamattina, ho parlato con una conoscente che ha colto proncipalmente quello e ha visto nell'omaggio a Mattarella una forma di piaggeria. In realtà, in un'intervista, Sorrentino ha espressamente chiarito che si è ispirato un po' a tutti gli ultimi presidenti, prendendo particolari da uno e dall'altro. Inoltre, credo che ci siano aspetti improbabili, tipo la figura del papa, che rendono improbabile l'accostamento alla realtà attuale. Quindi, mi piace molto l'interpretazione del gestore del blog e il richiamo ai politici di un tempo e al loro senso del dovere.

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    3. Ti ringrazio per questo bel commento, anche se non so chi sei :)
      Hai perfettamente ragione: Sorrentino ha più volte dichiarato di essersi ispirato non a una figura in particolare ma un po' a tutti gli ultimi ex presidenti (incidentalmente tutti ex democristiani, a parte forse Napolitano, comunque il più "centrista" del PCI) e quindi i riferimenti specifici a Mattarella non sono veritieri. E quando parlo film "politico" intendo proprio quello che dici tu: nel senso, cioè, di come la politica impatta sulle vite di tutti noi.

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  4. Grande film <3 e anche grande recensione, te lo voglio proprio dire!!

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  5. La tua recensione è davvero impeccabile, ma non sono proprio riuscito ad apprezzare il film - che ho ribattezzato "La noia", ma non quella di moraviana memoria 🤣😅
    Sarà che von l'età mi sto rincoglionendo, ma ho seriamente rischiato di addormentarmi in sala.

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    1. ah, pensavo "La noia" di Angelina Mango! 😅😉
      Scherzi a parte, a me i 133 minuti sono volati, e te lo dice uno che la lunghezza la soffre eccome. Sicuramente, come scrivevo anche sopra, stavolta Sorrentino ha scritto un film per un target adulto, ma non penso che il tuo giudizio sia condizionato dall'età: semplicemente non sei entrato nel "mood" del film, succede... faccio fatica a dirti altro perché io invece l'ho apprezzato in toto, e mi sono perfino commosso. Questo per dire che non riesco, anche sforzandomi, a trovare un punto debole a questo film, e di conseguenza non so come confrontarmi con te. Ma rispetto i tuoi gusti, ci mancherebbe.

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  6. Probabilmente il mio Sorrentino preferito. Sono uscito dal cinema felice, e leggerissimo. Concordo con te!

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    1. Grazie. Non capisco, francamente, come ci si possa annoiare vedendo questo film... a me le due ore e passa sono volate. Letteralmente.

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  7. Film impeccabile e toccante. Adulto non è una parolaccia. I nerd possono vedersi Chalamet.

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    1. Condivido tutto ma non l'ultima affermazione: non capisco questo astio diffuso (in generale) verso Chalamet che è un bravo attore. Non merita questa antipatia.

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