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sabato 7 marzo 2026

IL MAGO DEL CREMLINO


titolo originale: LE MAGE DU KREMLIN (FRANCIA, 2025)
regia: OLIVIER ASSAYAS
sceneggiatura: OLIVIER ASSAYAS, EMMANUEL CARRÈRE
cast: PAUL DANO, JUDE LAW, ALICIA VIKANDER,TOM STURRIDGE, JEFFREY WRIGHT, WILL KEEN
durata: 156 minuti
giudizio: 


Trent'anni di storia russa (dalla caduta dell'Unione Sovietica all'ascesa di Vladimir Putin) raccontati dal punto di vista di Vadim Baranov, uomo-ombra del nuovo zar e custode dei maggiori segreti della politica...



Mai, davvero mai avrei immaginato che un regista solitamente così rigoroso ed elegante ma anche eclettico come Olivier Assayas potesse inciampare in un film tanto goffo come Il Mago del Cremlino. E invece eccoci qui: un'opera prolissa (anche se non noiosa, va detto: i 156 minuti scorrono bene, ed è forse l'unico pregio del film) che si presenta con tutta l'aura di grande affresco politico, ma che tirando le somme finisce per sembrare null'altro che un Bignami frettoloso di storia contemporanea.

Tratto dall'omonimo, non memorabile romanzo di Giuliano Da Empoli (un ex-renziano non pentito nonchè impenitente radical-chic), nelle intenzioni di Assayas sarebbe dovuto diventare uno sconvolgente trattato sul Potere e sull'ascesa repentina di Vladimir Putin, favorita dal crollo dell'ideologia comunista nell'era post-sovietica: la caduta dell'URSS, la nascita della nuova oligarchia russa, gli insondabili giochi di potere che avrebbero portato un oscuro funzionario dal KGB ad assurgere al trono di nuovo Zar... la materia, sulla carta, prometteva scintille. Sullo schermo invece, (purtroppo) tutto sembra ridursi a una lunghissima presentazione in cui ogni evento storico viene introdotto alla stregua di una rivelazione sensazionale, mentre invece sono tutte dinamiche che il pubblico conosce già da almeno vent'anni. Ma tant'è.

Il Mago del Cremlino si chiama così perchè la storia ci viene raccontata dal punto di vista di Vadim Baranov, un personaggio di fantasia che si muove nell'ombra ma che di fatto è il vero braccio destro di Putin: è colui che si occupa del lavoro sporco, che cura i rapporti con i Potenti del mondo, una specie di "risolutore" capace di sbrogliare segretamente gli ingorghi più marci della politica. Il film di Assayas insiste molto sull'idea di mostrare il "dietro le quinte" della Storia, ma più passa il tempo più si ha l'impressione che dietro quel muro di gomma non ci sia in realtà granchè da scoprire. E' un po' come assistere a un numero di magìa dove il mago annuncia in pompa magna il grande trucco finale, salvo poi tirare fuori dal cilindro qualcosa che avevamo già intravisto nella tasca della giacca...

Nel mezzo di tutto questo, un Jude Law con un improbabile parrucchino in testa interpreta un Putin alle prime armi con un'intensità che sfiora spesso il ridicolo, e a volte lo travalica. Sguardo glaciale, pause (non) studiate, movenze inutilmente teatrali, la sua è una performance che troppo spesso finisce col sembrare una caricatura involontaria: il suo Putin non è mai davvero inquietante nè tantomeno affascinante, e in certi momenti la scena sembra quasi sul punto di trasformarsi in uno sketch satirico, come se da un momento all'altro qualcuno dovesse entrare in scena per dirci che era tutto uno scherzo (di dubbio gusto, peraltro)

Invece, il protagonista interpretato da Paul Dano e che (nelle intenzioni) sarebbe dovuto essere il nostro Virgilio, a farci da guida nei torbidi labirinti del Potere, rimane incredibilmente inerte per tutte le due ore e mezza di film. Dano lo interpreta in versione "ingessata", con una sobrietà talmente estrema da sfiorare la neutralità assoluta: osserva, ascolta, annuisce, e di tanto in tanto anche lui sembra chiedersi come sia finito lì... il problema è che anche lo spettatore avverte la stessa perplessità, non aiutato dal fatto che Dano non muove mai un muscolo facciale per 156 minuti: perdonate la cattiveria, ma una maschera sarebbe risultata altrettanto espressiva (e qui la domanda non può non sorgere scontata: non è che su di lui aveva ragione Tarantino? Fatemi sapere cosa ne pensate)

Ancora più marginale, poi, è la presenza di Alicia Vikander, che appare come un elegante elemento decorativo all'interno di una narrazione già di per sè parecchio distratta. Il suo personaggio entra ed esce dalla storia senza lasciare alcuna traccia, un po' come quei comprimari di lusso che a volte servono alle grandi produzioni unicamente per ricordare che il budget a disposizione favorisce un cast internazionale. Non proprio una comparsata degna di nota per la signora Fassbender, che dopo l'Oscar vinto nel 2016 per The Danish Girl e due figli dati alla luce non è mai più tornata ai livelli di un tempo.

La pecca più evidente del film resta però la sua ostinazione nel presentare eventi ben noti spacciandoli come se fossero rivelazioni. La cavalcata al trono di Putin viene raccontata con un tono quasi sempre enfatico, da grande narrazione investigativa, ma spesso il contenuto somiglia più a un riepilogo ordinato di fatti già metabolizzati dal dibattito pubblico piuttosto che a un film d'inchiesta. Il risultato (confuso) è un cinema che vorrebbe sembrare rivelatore ma che finisce sempre con la sensazione di voler raccontare l'ovvio con grande solennità...

Alla fine, Il Mago del Cremlino resta una pellicola formalmente elegante (Assayas sa sempre dove mettere la macchina da presa) ma sorprendentemente poco incisivo. Scorre con un certa compostezza, senza veri momenti di tensione o sorpresa, e lascia allo spettatore una funzione curiosa: quella di aver assistito a un qualcosa che si prende parecchio sul serio ma senza mai riuscire davvero a giustificare tutta questa gravità. Un'occasione mancata, una delusione non tanto rumorosa quanto un po' malinconica, perchè da uno come Assayas era lecito aspettarsi molto, molto di più.


4 commenti:

  1. Non l'ho trovato così orrendo, però mi è sembrato di vedere una fiction rai un po' più curata,aggiungo che la Vikander per me ha un modo di recitare veramente irritante,sprizza spocchia da ogni inquadratura!

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    1. La Vikander, devo ammettere, è molto sopravvalutata. Dopo l'Oscar non è mai più riuscita a tornare sui livelli di "The Danish Girl", anzi, per un periodo è quasi sparita... è vero che ha messo al mondo due figli, ma in ogni caso le occasioni di lavoro per lei sono molto diminuite. Qui però recita male soprattutto perchè il suo personaggio è scritto male, così come tutta la sceneggiatura.

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  2. Non ho visto il film ma definendo "non memorabile" il libro di Giuliano Da Empoli gli hai fatto un bel complimento!

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    1. Un miracolato che all'epoca seppe trovare la "sponda" giusta...

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