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venerdì 17 aprile 2026

UN ANNO DI SCUOLA


titolo originale: UN ANNO DI SCUOLA (ITALIA, 2025)
regia: LAURA SAMANI
sceneggiatura: ELISA DONDI, LAURA SAMANI
cast: STELLA WENDICK, GIACOMO COVI, PIETRO GIUSTOLISI, SAMUEL VOLTURNO, MAGNUS KREPPER 
durata: 102 minuti
giudizio: 


Trieste, 2007. La diciassettenne Fred, studentessa svedese appena trasferitasi in Italia insieme al padre, si ritrova ad essere l'unica donna, per giunta straniera, in una classe tutta maschile. Faticherà inizialmente ad essere accettata dai compagni, ma poi riuscirà ad inserirsi nel gruppo fino ad alterarne  le dinamiche...


Un film che, finalmente, racconta la scuola dal punto di vista dei ragazzi! Basterebbe solo questo per voler bene a Un anno di scuola di Laura Samani, uno di quei film che arrivano quasi in punta di piedi ma che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare: bastano la leggerezza, la spontaneità, la disinvoltura ma anche la profondità con cui le vite di questi giovani scorrono attraverso nove mesi in classe e fuori, nel loro mondo (e non in quello ottuso e rigido degli adulti) per costruire una bella storia di amicizia e cameratismo tra i banchi, di quelle che troppo poco spesso arrivano al cinema...

Liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Giani Stuparich (1929), il film ne conserva lo spirito ma attualizza la storia, trasportandola ai giorni nostri e rileggendola con una sensibilità contemporanea. Siamo sempre a Trieste, una città che non fa solo da sfondo ma costituisce una presenza viva: da sempre terra di confine, mitteleuropea, aperta a linguaggi e culture diverse. In questo contesto arriva Fred (Stella Wendick), una ragazza svedese diciassettenne che ha seguito il padre in Italia per lavoro e che non conosce una parola della nostra lingua... l'impatto con la scuola e le sue regole non sarà facilissimo, ma il modo in cui i ragazzi si incontrano, si scontrano, crescono e maturano è universale. Fred non tarderà a integrarsi con i compagni, sebbene la sua presenza farà esplodere, nel bene e nel male, la ruotine studentesca e di tutte le persone che le stanno vicine..

La cosa che più colpisce di Un anno di scuola è l'onestà dello sguardo. Non c'è nostalgia costruita a tavolino nè il solito racconto stereotipato dell'adolescenza. Qui i ragazzi sono vitali, contraddittori, a volte persino difficili da decifrare, ma rimangono sempre autentici. Le dinamiche tra di loro (amicizie, amori, piccoli conflitti, silenzi che nascondono realtà difficili) hanno un sapore quasi intimo, come se la sceneggiatura fosse stata scritta ascoltando davvero le voci dei corridoi della scuola. La regista Laura Samani sceglie un taglio asciutto, mai invadente, che lascia spazio ai volti e alla costruzione dei personaggi, senza mai forzare le emozioni ma lasciandole emergere. Una scelta che in certe situazioni può sembrare fin troppo trattenuta, specie in alcuni passaggi in cui si avrebbe voglia di un'accelerazione, un cambio di passo, soprattutto nella seconda parte (decisamente meno brillante della prima) ma che testimonia un'assoluta sincerità di intenti.

E poi c'è il cast, vero punto di forza del film. Stella Wendick, Giacomo Covi (premiato a Venezia come miglior attore della sezione Orizzonti), Pietro Giustolisi, Samuel Volturno... sono tutti esordienti e tutti studenti, e si vede nel modo migliore possibile. Portano sullo schermo una freschezza difficile da ricreare a tavolino: non sembrano mai "interpretare" la loro vita da alunni ma la vivono davvero, con una spontaneità che rende ogni scena perfettamente credibile, anche nei passaggi più delicati. Se proprio si vuole trovare un limite, in alcuni momenti questa naturalezza si trasforma in una certa uniformità espressiva, dato che non tutti i personaggi riescono ad emergere con la stessa forza, eppure fino ai titoli di coda ci si appassiona e ci si affeziona a questi ragazzi, ricordandoci che lo siamo stati anche noi...

Non è una pellicola che ti travolge, Un anno di scuola, ma è una di quelle che continuano a lavorarti dentro anche dopo. In un panorama dove la scuola è quasi sempre raccontata come un problema da adulti, tra professori in crisi e sistemi da riformare, Laura Samani ribalta la prospettiva e ci ricorda che tra quei banchi, prima di tutto, stanno crescendo delle persone. E già solo per questo, pur con tutti i suoi difetti di gioventù, è senz'altro un film da vedere.

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