martedì 13 ottobre 2026

LA CITTA' DEI VIVI



titolo originale: LA CITTA' DEI VIVI (ITALIA, 2026)
regia: EDOARDO GABRIELLINI
sceneggiatura: 
cast: EMANUELE MARIA DI STEFANO, GAIA MERLONGHI, VALERIO MASTANDREA, SIMONA SENZACQUA
durata: 103 minuti
giudizio: ★★★☆☆


Luca Varani, un ragazzo di umili origini, diventa "gigolò" per caso per raggranellare qualche soldo in più e far contenta la sua fidanzata, Marta. Finirà per entrare in un giro pericoloso e verrà brutalmente ucciso da una coppia gay benestante durante un festino a base di alcool e droga... 


C'è un momento in cui una persona smette di essere una persona e diventa un fatto di cronaca, una storia da raccontare e dare in pasto ai media. La città dei vivi di Edoardo Gabriellini (era il protagonista di Ovosodo di Virzì) prova a tornare indietro e recuperare tutto quello che c'è stato prima, ovvero prima dell'orrore, prima dei titoli dei giornali e prima che il caso di Luca Varani esplodesse come uno dei delitti più efferati e insensati della cronaca italiana recente. 

Tratto dal romanzo omonimo di Nicola Lagioia, il film prende spunto da un brutale omicidio avvenuto a Roma nel 2016, quando Luca, all'epoca ventitreenne, venne adescato, torturato e poi ucciso da Marco Prato e Manuel Foffo, una coppia di omosessuali abbienti, dopo un'intera notte trascorsa tra alcool e droga. Una vicenda che scosse l'opinione pubblica, soprattutto romana, alimentando ricostruzioni e interrogativi spesso morbosi.

Chi si aspetta però un film d'inchiesta con dovizia di particolari macabri, sulla falsariga del libro, resterà spiazzato. Gabriellini sceglie un'altra strada: i carnefici restano sullo sfondo, la violenza non viene mai spettacolarizzata e il racconto si concentra sulla vita di Luca, sulla famiglia, sugli affetti, sulle incertezze di un ragazzo cresciuto in un contesto difficile. Al regista non interessa spiegare l'inspiegabile, interessa ricordarci che prima di una morte c'è sempre una vita... è questa la scelta più interessante del film, che evita le scorciatoie del true crime e restituisce al protagonista una quotidianità fatta di gesti ordinari e relazioni. Nessuna beatificazione, nessuna volontà di trasformarlo in un martire: semplicemente un ragazzo con le sue fragilità e un futuro segnato ancor prima nascere.

Il pudore diventa così una scelta registica precisa: Gabriellini preferisce i silenzi ai dialoghi, gli sguardi al posto dei gesti, testimoni di un destino doloroso e segnato. Il giovane Emanuele Maria Di Stefano restituisce alla figura di Luca un'umanità credibile senza forzature (del resto l'attore era stato scritturato anche per La scuola cattolica di Stefano Mordini, del 2021, che trattava di un caso molto simile, il massacro del Circeo), ma la vera rivelazione è la debuttante Gaia Merlonghi nei panni di Marta, la fidanzata di Luca, che nel toccante finale (da non rivelare) dimostra di possedere notevole talento. Mentre Valerio Mastandrea, nel ruolo del padre, offre una prova come al solito molto intensa e misurata. 

Il limite del film è che la sottrazione, a volte, finisce per diventare rinuncia: la narrazione procede in modo ellittico, lasciando diverse zone d'ombra e senza quasi mai riuscire a trasformare gli episodi di vita quotidiana in qualcosa di davvero incisivo, salvo rare eccezioni (come nella sopracitata scena finale). La scelta di mettere Luca al centro della storia è condivisibile, ma le figure degli assassini restano sempre troppo sfumate e il film finisce per sottrarsi proprio agli interrogativi che un'opera del genere inevitabilmente solleva. A rendere ancora più controverso il risultato c'è poi la querelle sulla sceneggiatura, scritta e poi disconosciuta dai fratelli Fabio e Damiano D'Innocenzo, che non hanno gradito alcuni tagli operati all'ultimo momento da Gabriellini. Una rottura artistica che non determina la qualità del film ma aiuta a inquadrare le discontinuità di un racconto dalla forma narrativa tutt'altro che granitica.

Qualche passaggio avrebbe meritato maggiore incisività, ma va dato merito al regista di essersi rifiutato di assecondare lo spettatore e averlo preso per mano per non lasciarlo solo davanti a una "storiaccia" che rifugge ogni tentativo di comprensione. Un film "strano", irrisolto, a tratti persino sfuggente... eppure è proprio questa rinuncia a dare risposte a renderlo interessante. Non è un film perfetto, tutt'altro, ma è uno di quei film che proprio mentre scorrono i titoli di coda continuano a ronzarti in testa.  

1 commento:

  1. a me è piaciuto molto, è un completamento del libro, nel film niente di scabroso e ultraviolento, solo la vita dei vivi, di chi sopravvive
    https://markx7.blogspot.com/2026/10/la-citta-dei-vivi-edoardo-gabbriellini.html

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...