titolo originale: L'ESTRANEA (ITALIA, 2026)
regia: PAOLO STRIPPOLI
sceneggiatura: PAOLO STRIPPOLI, SALVATORE DE CHIRICO
cast: JASMINE TRINCA, ROMANA MAGGIORA VERGANO, ADRIANO GIANNINI, VALERIA BRUNI TEDESCHI
durata: 115 minuti
giudizio: ★★★★☆
Anna, una donna benestante e sola, si presenta all'improvviso a casa della figlia Alice per raccontarle la verità sulla loro famiglia, terribilmente segnata da un patto segreto stretto vent'anni prima con una misteriosa "estranea"... un segreto che ha avuto infauste conseguenze e che ora spinge Anna a voler chiudere definitivamente i conti con il passato.
Paolo Strippoli è ormai lo Shyamalan italiano. Non per imitazione, ma per la capacità di far convivere tensione, simbolismo e riflessione all'interno dello stesso film, e soprattutto per aver capito una cosa che in Italia sembriamo aver dimenticato: il cinema di genere è uno dei modi più potenti per descrivere il nostro presente e il nostro modo di essere. Dopo La valle dei sorrisi, Strippoli alza ancora l'asticella con un horror che dietro la facciata di una storia soprannaturale nasconde una riflessione tutt'altro che rassicurante sull'amore, la famiglia e la maternità. Che cosa succede quando l'amore diventa possesso? E quando proteggere qualcuno significa controllarlo fino a soffocarlo? Fino a che punto il desiderio di fare il bene dei propri congiunti diventa il bisogno di piegarli alla nostra idea di felicità?
E' questo il vero terreno di gioco de L'Estranea, dove una famiglia apparentemente "normale" e agiata si ritrova progressivamente coinvolta in un incubo che è molto meno surreale di quanto potrebbe apparire. La maternità, i legàmi, il desiderio di proteggere i propri figli diventano un campo di battaglia nel quale nessuno ha davvero ragione e nessuno è davvero innocente. Anna (Jasmine Trinca) è una donna borghese felicemente sposata con un imprenditore di successo (Adriano Giannini), e insieme ai due figli sono l'emblema della famiglia perfetta. Eppure basterà un attimo di disattenzione, un tragico incidente domestico (che non intendo spoilerare), per far crollare in un attimo l'idillio faticosamente conquistato... ed è allora che entra in scena una misteriosa estranea (una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi) a simboleggiare non tanto il Male quanto le nostre paure. E qui il parallelo con La valle dei sorrisi è più che evidente.
Strippoli dirige con grande sicurezza, costruendo un film visivamente potente e senza mai rinnegare la sua natura di cinema di genere. Horror, melodramma e simbolismo convivono in un equilibrio non sempre perfetto, ma proprio per questo interessante. Perchè L'Estranea è un film che osa, anche a costo di esagerare, e sappiamo bene quanto in questi casi il confine tra il grottesco e il ridicolo è sempre molto sottile. La bravura del regista sta nel fermarsi sempre un attimo prima, il resto lo fa un cast di attori ispirati tra cui spicca la sempre più brava Romana Maggiora Vergano, nella parte del personaggio più difficile del film (la figlia adulta che prova a staccarsi dal morboso abbraccio materno).
E' vero che per chi mastica un po' di horror e ne conosce i meccanismi, la trama riserva poche sorprese e alcuni sviluppi si intuiscono con un certo anticipo... ma è anche vero che il regista barese non punta tutto sull'effetto sorpresa: quello che gli interessa è il modo in cui accompagnare lo spettatore dentro l'incubo, deformando progressivamente ogni situazione apparentemente "normale". E allora la prevedibilità di qualche passaggio finisce per pesare molto meno sulla riuscita complessiva del film. Che, lo ripeto, non rasenta certo la perfezione ma si guarda bene dal fornire spiegazioni rassicuranti e anche suggerire risposte che Strippoli, consapevolmente, non vuole dare.
Io, ogni caso, ho trovato lo humour nero de L'Estranea tremendamente divertente, e lo considero uno dei suoi meriti principali. E' un film che non si prende mai così sul serio da dimenticare che il cinema, prima di tutto, deve sapere coinvolgere il suo pubblico. E qui la tensione funziona, le svolte arrivano con il giusto ritmo, il grottesco strappa più di un sorriso e il risultato d'insieme ha la capacità di trascinarti dentro la storia senza mai guardare l'orologio. E' un valore aggiunto non secondario, soprattutto per una pellicola che affronta temi così cupi e che avrebbe potuto facilmente diventare pesante o troppo cerebrale.
Insomma, è proprio questo il cinema italiano che vorrei vedere più spesso: un cinema di genere che non abbia paura di rischiare, di contaminarsi e anche di eccedere. Con una regìa sicura, idee precise e con quella capacità che hanno solo i grandi registi di portare lo spettatore al di fuori della propria comfort zone, senza mai smettere di cercare l'emozione. L'Estranea ha tutte queste qualità, alle quali si aggiunge una colonna sonora da urlo firmata dal francese ROB, compositore specializzato in atmosfere indie-pop perfettamente calzanti alla dimensione soprannaturale del racconto. Attenzione al brano Narcotic dei Liquido, ossessivo tema musicale del film: crea dipendenza!



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