martedì 17 febbraio 2026

CIME TEMPESTOSE



titolo originale: WUTHERING HEIGHTS (USA/GB, 2026)
regia: EMERALD FENNELL
sceneggiatura: EMERALD FENNELL
cast: MARGOT ROBBIE, JACOB ELORDI, MARTIN CLUNES, HONG CHAU, ALISON OLIVER, SHAZAD LATIF
durata: 136 minuti
giudizio: 


Inghilterra, 1800. Nelle fredde lande dello Yorkshire nasce l'amore impossibile tra la giovane Catherine e il fratellastro Heathcliff, minato dalla differente estrazione sociale dei due ragazzi...



Non è solo una questione di virgolette (quelle che compaiono nella locandina del film) nè di sacrilegio verso un classico della letteratura così amato. Puntualizziamolo: Emerald Fennell, in qualità di autrice, ha il diritto di fare ciò che vuole del romanzo di Emily Brontë, anche se continuo a pensare che quando si parte di un soggetto così perfetto meno lo si tocca meglio è... ma del mio parere, giustamente, non frega niente a nessuno.

Veniamo dunque a Cime Tempestose by Fennell: come era facilmente prevedibile la regista londinese partorisce una versione assolutamente personale, attingendo dal libro solo quello che interessa a lei e rimuovendo del tutto sia l'incipit che la lunga parte finale. Il film si concentra infatti "solo" sull'aspetto romantico dei due protagonisti, Catherine e Heathcliff (ovvero Margot Robbie e Jacob Elordi), insistendo sulla loro storia d'amore malsana e esagerandone volutamente gli aspetti più grotteschi e pruriginosi. E fin qui diciamo che ce lo potevamo aspettare.

Il fatto però è che questo nuovo Cime Tempestose rimane subito impigliato nella sua estetica, senza mai affondare i colpi. Le immagini sono impeccabili, le scenografie amabilmente eccessive, i volti scolpiti dalla luce con un'attenzione quasi feticista ai dettagli, ma sotto questa superficie levigata non pulsa quasi niente. E' un film che si guarda, a tratti si ammira, ma difficilmente lo si riesce a "sentire".

Il cuore selvaggio e disturbante di Cime Tempestose viene infatti qui addomesticato fino a diventare un melodramma romantico dai toni dark, quasi un "cinquanta sfumature" in chiave ottocentesca, troppo patinato per far cadere lo spettatore in un abisso emotivo vero e proprio. Catherine e Heathcliff dovrebbero ardere, consumarsi, distruggersi. Invece sembrano intrappolati in una coreografia estetica che li rende più iconici che vivi. Non c'è passione travolgente, non c'è eros che metta a disagio (malgrado una Margot Robbie che si masturba goffamente dietro un fienile, nella scena più scult del film), non c'è quella componente morbosa che nel romanzo ti costringe a fare i conti con il lato più feroce dell'amore. Tutto resta in superficie, come se la regìa avesse paura di sporcarsi davvero le mani.

Il paradosso è che il talento visivo della Fennell è evidente. Dopo il folgorante esordio di Una donna promettente (2020), qui si ritrova la stessa ossessione per il grottesco, per i contrasti cromatici, per l'immagine studiata al millimetro. Ma laddove quel film sprigionava una rabbia sotterranea, incontrollabile, un'urgenza narrativa che lo rendeva un vero pugno nello stomaco, questo Cime Tempestose sembra più un esercizio di stile che una vera necessità espressiva. E' come se la regista avesse deciso di privilegiare la confezione prima che la sostanza, puntando tutto su un romanticismo adolescenziale che strizza l'occhio a un pubblico in cerca di grandi amori tormentati ma rassicuranti, più da fiction televisiva che da tragedia romantica senza rete.

Anche le interpretazioni dei due protagonisti vanno in questa direzione. C'è impegno, c'è presenza scenica, ma manca quell'abbandono totale che renderebbe credibile un amore così distruttivo. Heathcliff resta spesso trattenuto, quasi compiaciuto nella sua posa da eroe maledetto (diciamo pure che Jacob Elordi non è l'attore più espressivo del mondo...), Catherine è intensa a tratti, ma raramente imprevedibile. Messi uno accanto all'altra funzionano come figurine, molto meno come corpi attraversati da un sentimento che li divora. E in una storia come questa è un limite che pesa.

Il risultato è un film che funziona bene al botteghino (e la Fennell ne aveva bisogno per continuare a lavorare a Hollywood) ma lascia sempre una sensazione di incompiutezza. Si esce dalla sala con la percezione di aver assistito a un qualcosa di bello ma molto tiepido, addomesticato. E per una storia che dovrebbe essere una tempesta, la tiepidezza è un peccato capitale. Il dramma resta incastrato in una comfort zone narrativa che evita ogni vero eccesso, ogni scarto imprevedibile, ogni momento capace di farti sobbalzare sulla poltrona.

C'è anche un rischio più grande, guardando il percorso della regista: quello di restare imprigionata nell'ombra del proprio esordio. La Fennell, dopo il folgorante debutto di Una donna promettente e il successivo, bruttarello Saltburn (2023), rischia di finire come quegli atleti che firmano una prestazione memorabile per poi passare il resto della ,oro carriera a inseguire quel picco mai più raggiunto. Anche qui la regista sembra volersi misurare con un materiale enorme senza riuscire a trovare un nuovo record personale. Le sensazione è che abbia scelto un classico per dimostrare maturità e ambizione, ma che non sia riuscita a scavare abbastanza in profondità per renderlo davvero suo.

Peccato, perchè le potenzialità c'erano tutte. Ma tra bellezza oggettiva e autentica potenza emotiva passa una differenza enorme, e questo Cime Tempestose resta sempre fermo sulla soglia, elegante e composto, senza mai trasformarsi nella tempesta che promette.
 

1 commento:

  1. Non mi ispirava già da prima, mi confermi i miei dubbi,poi loro gli trovo sbagliati nelle parti, troppo "patinati" e glamour

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