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martedì 24 marzo 2026

BOTTEGHINI PIENI, MA "ZERU TITULI": IL GRANDE EQUIVOCO DEL CINEMA ITALIANO



Incassi in ripresa, titoli-evento che trascinano il botteghino e una narrazione trionfalistica da parte degli organi di stampa, che parlano in continuazione di "rinascita". Ma è davvero così? Dietro i numeri si nasconde invece una preoccupante verità: il cinema italiano scompare dai radar, fatica a imporsi ai festival e viene ormai sistematicamente ignorato agli Oscar, perdendo progressivamente peso nel panorama internazionale. Tra commedie insulse, stereotipate, e sempre più rare eccezioni autoriali, il nostro sistema-cinema mostra ormai tutte le sue crepe, mostrando un livello qualitativo di una bassezza preoccupante.

lunedì 13 marzo 2023

L' OSCAR DEL MULTIVERSO


L'Oscar 2023 celebra il trionfo, ampiamente previsto, di Everything Everywhere All at Once: una vittoria perfino oltre le aspettative per un film mediocre che ha avuto però il merito (ma solo quello) di uscire nel momento giusto e con la formula giusta. Vince dunque il "multiverso", parola stra-abusata, quasi come se ormai il cinema non potesse più prescindere dagli universi paralleli che tanto piacciono al pubblico che mastica popcorn ... ma a vincere è soprattutto il buonismo, la famigerata "inclusività", la dittatura del politically correct che respinge tutto quello che non rientra nei canoni di un Academy sempre più "democristiana" e allineata (come sempre) alle tendenze in atto. Grandi sconfitti Steven Spielberg e Martin McDonagh (quest'ultimo addirittura umiliato con zero statuette su nove candidature), e in generale tutto il cinema di qualità. Uniche (magre) consolazioni di una serata incolore l'Oscar a Guillermo del Toro per il suo Pinocchio e e quello per il miglior attore a un commosso Brendan Fraser. Per il resto, meglio calare il sipario... 

giovedì 16 aprile 2020

VENEZIA E CANNES UNITE CONTRO LA CRISI? IPOTESI FANTASIOSA, MA...



Nemmeno a farlo apposta, lo dicevo giusto ieri mattina  sulla mia pagina facebook: il Coronavirus ha stravolto anche la stagione dei grandi Festival, e non poteva essere diversamente. Il Festival di Cannes ha praticamente gettato la spugna, la Mostra di Venezia sta alla finestra e aspetta gli eventi. Allo stato attuale però è inutile fare previsioni, tutti vivono alla giornata incrociando le dita. Con una certezza, però: finchè non si troverà una cura o un vaccino è inimmaginabile ipotizzare che tutto si possa svolgere normalmente, con le sfilate sul red carpet e la folla in coda per le proiezioni... tutto dovrà essere ripensato.

Ieri però, nella mia inedia da quarantena forzata, mi era venuto in mente un pensiero tanto utopistico quanto "alto e nobile": non sarebbe bellissimo se, proprio a causa di queste immani difficoltà, i due festival più importanti al mondo unissero le forze per organizzare una rassegna congiunta, da tenersi insieme, in date sicure, in un'ottica di collaborazione? Pensate che bello: sarebbe, anche mediaticamente, un gran gesto di solidarietà, sinergia, fiducia. Proprio quello che vorrebbe: un'iniezione di fiducia per ripartire. L'arte (cinematografica, in questo caso) che abbandona campanilismi e frontiere per un'unica, irripetibile volta!

Parevano deliri, appunto. E invece... oibò! Proprio stamattina leggo  su un sito specializzato, l'americano "The Playlist", che Thierry Fremaux, curatore del Festival di Cannes, sembrerebbe (il condizionale è d'obbligo) aver lasciato una porta aperta a questa "pazza idea". Nell'intervista si legge testualmente "Il nostro festival vuole essere presente almeno in autunno. Il cinema e la sua integrità sono minacciate, dovremmo ricostruirlo, riaffermare la sua importanza con energia, unità e solidarietà. Come ogni anno parlo molto con Alberto Barbera, che ovviamente è anche lui preoccupato. Dall'inizio della crisi abbiamo pensato alla possibilità di fare qualcosa insieme se Cannes fosse stata cancellata, stiamo continuando a parlarne.."

Magari saranno solo parole, ma magari no... certo sarebbe una gran bella cosa, un evento da ricordare ai posteri, che ci consentirebbe di guardare con fiducia al futuro.
Sognare, davvero, non costa nulla!

martedì 14 aprile 2020

ADDIO, CARA VECCHIA SALA. IL VIRUS LA SEPPELLIRA'




"Il cinema non morirà, ormai è nato e non può morire. Morirà forse la sala cinematografica, ma di questo non m'importa niente."  (Mario Monicelli, 1991)


Io, per carattere, non riesco ad essere così cinico, ma riconosco che come al solito il grande Monicelli aveva previsto tutto, già più di trent'anni fa. Il problema per noi cinefili sarà farsene una ragione, accettare l'inevitabile: la sala cinematografica morirà sotto i colpi del Coronavirus, che abbrevierà l'agonia di un settore già da tempo con "patologie pregresse".

sabato 26 ottobre 2019

SU APOCALYPSE NOW E SHINING DI NUOVO AL CINEMA, E IL SENSO DI QUESTE OPERAZIONI...


A prima vista, è facile immaginare che i cinefili vadano in sollucchero: a distanza di pochi giorni sono uscite in sala sia l'ennesima versione "definitiva" di Apocalypse Now (la terza, mi pare, da quando è stato rieditato) sia la "extended version" di Shining, rimpolpata dai tagli operati da Kubrick. Certo l'occasione è ghiotta, specialmente per i più giovani: poter vedere sul grande schermo i grandi
capolavori del passato, oltretutto in edizioni restaurate e tirate a lucido, non è roba di tutti i giorni.

martedì 8 ottobre 2019

SCORSESE: LA MARVEL NON FA CINEMA... COME DARGLI TORTO?


Eh sì, non c'è dubbio che Martin Scorsese non l'abbia proprio "toccata piano" nella sua ormai celeberrima intervista ad Empire, dove senza troppi giri di parole ha accusato la Marvel di costruire prodotti che poco abbiano a che fare col cinema. Ecco le sue testuali parole:


"Non li guardo (i film Marvel, ndr). Ci ho provato, ma non è cinema.
In tutta onestà, la cosa più vicina a quei film, per quanto siano ben fatti e abbiano attori che fanno del loro meglio viste le circostanze, sono i parchi a tema. 
Non è un cinema di esseri umani che cercano di veicolare esperienze emotive e psicologiche ad altri esseri umani..."


martedì 25 luglio 2017

SULL' ORLO DI UNA CRISI DI NETFLIX...


Il bubbone è scoppiato al Festival di Cannes, e non è stato affatto indolore. Penso che tutti avrete letto le cronache: dopo la proiezione del film coreano Okja, e dopo il rifiuto di Netflix (in veste di produttore) di distribuire il film in sala ma di metterlo subito in rete a disposizione dei suoi abbonati, la giuria del Festival ha deciso di vietare per regolamento, a partire dall'anno prossimo, film in concorso che non prevedano specificatamente la distribuzione nei cinema. Apriti cielo! Pedro Almodovar, leader degli "integralisti" insieme a Chrstopher Nolan, ha subito applaudito il provvedimento. Altri invece, tra i quali Will Smith, hanno bollato la decisione come "donchisciottesca" e poco al passo coi tempi...

Non è una questione di lana caprina. Sono in ballo miliardi dollari e migliaia di posti di lavoro. Di più: è in ballo forse il futuro del cinema stesso, almeno per come siamo abituati a pensarlo adesso. Chiariamo una cosa: nessuno vuole demonizzare Netflix (che, anzi, rappresenta una valida alternativa allo streaming illegale), c'è da chiedersi semmai quali siano i fattori che hanno portato alla nascita di Netflix e come questo ha potuto diffondersi a macchia d'olio, soprattutto in America. In pochi sanno che Netflix esiste ormai da vent'anni ed ha attraversato diverse "ere geologiche": nata come semplice catena di videonoleggio, si è prima riciclata come piattaforma di noleggio film e dischi a domicilio (anticipando i tempi ed evitando la crisi, cosa che non ha invece saputo fare il suo rivale Blockbuster) per poi specializzarsi nel download legale a pagamento.

Oggi Netflix  è un colosso che opera in tutto il mondo, dà lavoro a 3.500 persone, ha un fatturato annuo che sfiora i 10 miliardi di dollari e può contare su oltre 50 milioni di abbonati. Capite bene che con queste cifre è piuttosto facile condizionare il mercato cinematografico, e infatti i nodi sono venuti subito al pettine... Netflix è ormai un'alternativa alla sala cinematografica, è entrato nelle case della gente, ha allargato a dismisura la fruizione, ha dato la possibilità ai cinefili incalliti di poter vedere film mal distribuiti o addirittura inediti, il tutto a un prezzo irrisorio: l'abbonamento a Netflix costa circa 8 euro al mese (ripeto: al mese!) e puoi vedere tutto quello che vuoi, mentre un biglietto del cinema costa la stessa cifra (quando va bene) per un solo spettacolo.

E' chiaro che siamo di fronte a una rivoluzione epocale nella storia dell'audiovisivo. La svolta si è avuta quando Netflix ha deciso di diventare oltre che distributore anche produttore dei suoi film. Film destinati esclusivamente alla distribuzione in rete, senza il passaggio preventivo in sala (anche per aggirare le leggi "proibizioniste" dei vari paesi che fissano un periodo di "embargo" prima di distribuire in home video un film uscito al cinema. In Francia ad esempio, il paese più restrittivo, il divieto è fissato a 36 mesi). Niente di illegale, s'intende, e tutto alla luce del sole. Una svolta che però rischia di mettere in crisi le sale cinematografiche di tutto il pianeta...

La domanda è: voi da che parte state? Siete "luddisti" come Almodovar o progressisti come Will Smith ? (il quale afferma tranquillamente che "per i miei figli è del tutto naturale fruire il cinema al di fuori della sala cinematografica...") . Non è una domanda facile, e vi confesso che io mi pongo (contrariamente alla mia indole) tra i "conservatori". Insomma, non sono un talebano e non grido all'untore, però trovo molto pericolosa questa deriva verso un consumo "domiciliare" del prodotto filmico... intendiamoci: Netflix è l'effetto e non la causa di questa situazione. Non ha nessuna colpa. La colpa è da ascriversi alla maleducazione del pubblico (nel senso letterale del termine, ovvero non più abituato alla visione in sala) che fa sì che per un adolescente vedere un film al cinema, in tv, sul pc o sul cellulare è esattamente la stessa cosa. Si è perso il gusto del ritrovarsi e andare al cinema, di considerare la sala cinematografica come il luogo deputato per vedere un film.

Io questa cosa la trovo molto triste.
Certo, è chiaro che il cinema non sparirà (come sostengono i consumatori di Netflix), ma di questo passo sparirà la cultura cinematografica, sparirà il carattere pubblico del cinema, inteso come condivisione e aggregazione. Sparirà la magia del cinema stesso. Perchè tra vedere Dunkirk in una sala IMAX con uno schermo da 50 metri e vederlo sullo schermo di un computer c'è la stessa differenza che tra guidare una Ferrari e una Panda... ma vallo a spiegare ai ragazzini che con 8 euro al mese hanno un modo che si spalanca davanti a loro.
E probabilmente hanno ragione loro, ma non sono per nulla contento.

martedì 19 aprile 2016

DAVID 2016 : VINCONO GENOVESE, MAINETTI E GARRONE. PER SKY "BUONA" LA PRIMA


Paolo Genovese, regista di "Perfetti Sconosciuti", miglior film italiano dell'anno

Doveva essere l'edizione del rilancio e, nel contempo, la celebrazione dei sessant'anni dei David di Donatello, per la prima volta in assoluto trasmessa dalle telecamere di Sky (che ne ha curato anche l'organizzazione). E in effetti la differenza si è vista: a parte qualche gaffe dell'impalpabile conduttore Alessandro Cattelan (che omaggia Morricone ma fischietta un brano di Micalizzi...) la cerimonia è stata tutto sommato all'altezza della situazione: ricalcando la Notte degli Oscar (e quindi con siparietti spettacolari, clip dei film candidati, musiche in sottofondo ad accompagnare i vincitori, ecc...) la serata è scorsa via con buon ritmo e senza tempi morti, risultando alla fine un buono spot per il cinema italiano: in confronto alle ultime imbarazzanti edizioni targate Rai è parsa davvero tutt'altra cosa... bene così.

sabato 26 marzo 2016

SULLE CANDIDATURE DEI DAVID E LO STATO DI SALUTE DEL CINEMA ITALIANO...

"Fuocoammare" di Gianfranco Rosi 
I miei venticinque lettori mi conoscono ormai da tempo: se c'è una cosa che proprio mi annoia a morte è l'eterna polemica sulla (presunta) crisi del cinema italiano, soprattutto da parte di coloro che soffrono di esterofilia acuta... chi mi conosce lo sa: ho sempre recensito i film che vedo esclusivamente in base al mio gusto personale e non alla bandiera, senza "tifare" calcisticamente per questo o quell'altro titolo. Tuttavia, alla luce delle candidature appena uscite ai David di Donatello 2016, due paroline sullo stato di salute del nostro cinema vorrei proprio dirle... giusto per stimolare il confronto !

lunedì 29 febbraio 2016

L'OSCAR DI LEO (E DI ENNIO... )

Ennio Morricone e Leonardo DiCaprio, i veri trionfatori dell'Oscar 2016

E' stata la Notte delle Rivincite, delle conferme e di qualche (grossa) sorpresa... la rivincita più grande se l'è presa di sicuro Leonardo DiCaprio, che al quinto tentativo porta finalmente a casa quella statuetta che finora gli era, incredibilmente, sempre stata negata. Stesso discorso per Ennio Morricone: anche lui avrebbe dovuto avere la casa piena di Oscar, e invece finora gli era toccato solo quello alla carriera... l'Academy ha deciso di premiarlo a 88 anni (guardacaso, proprio la stessa età degli Oscar!), meglio tardi che mai!

sabato 1 agosto 2015

TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" ALLA STAGIONE 2014-2015

"Cinquanta sfumature di grigio", campione d'incassi della stagione 2014-2015

S'intravede una luce in fondo al tunnel, ed è già molto. Come avevo scritto l'anno scorso, uno Zalone non fa primavera... e non era per nulla scontato che in una stagione come quella appena conclusasi, priva di un film-evento come fu, appunto, quello del comico pugliese, il mercato sostanzialmente tenesse e aprisse perfino la strada a un cauto ottimismo.

sabato 30 maggio 2015

SUI PREMI DI CANNES, LE "VERGINELLE" IPOCRITE E LO STATO DI SALUTE (VERO) DEL NOSTRO CINEMA...

Jacques Audiard e il cast di "Deephan", Palma d'Oro 2015 
Chi mi conosce bene sa quanto il sottoscritto sia, caratterialmente, eticamente e politicamente, il più lontano possibile dal nazionalismo esasperato e dal patriottismo di facciata, tutt'altro che orgoglioso di vivere in un Paese dove tutti cantano l'inno nazionale e dove abbiamo l'evasione fiscale più alta del pianeta... un Paese straordinariamente bello e straordinariamente autolesionista, incapace di promuovere la sua Grande Bellezza (ogni riferimento a certi "sorrentinismi" è puramente voluto) e che, anzi, fa di tutto per depauperarla.

Questo per mettere in chiaro che, lo dico a scanso di equivoci, non m'importa nulla e non grido pateticamente al complotto se i nostri "tre moschettieri" non hanno vinto una mazza all'ultimo Festival di Cannes: non ho visto gli altri film, non so se fossero meritevoli, non sono in grado di dare giudizi. Però, concedetemelo, il palmarès abbastanza "singolare" della Croisette si presta a più considerazioni, che a mente lucida spero possano aprire un dibattito e non innescare polemiche inutili...

martedì 14 ottobre 2014

LA TRATTATIVA


(id.)
di Sabina Guzzanti (Italia, 2014)
con Enzo Lombardo, Antonino Bruschetta, Sabino Civilleri, Michele Franco, Sabina Guzzanti
durata: 109 min.

Cominciamo con la domanda che tutti si pongono: se ne sentiva davvero il bisogno di un film del genere? Chi risponde 'no' può fermarsi qui con la lettura, legittimamente. Chi invece, come il sottoscritto, ritiene che film come questo siano comunque importanti (senza usare l'inflazionato aggettivo 'necessari', che dice tutto e niente) può invece proseguire, chiarendo un concetto: l'ultima pellicola di Sabina Guzzanti non dice assolutamente nulla di nuovo rispetto a quello che già sappiamo, ma la mia opinione è che faccia sempre bene ripetere certe cose, specialmente in un paese dalla memoria cortissima come il nostro, dove un tempo (anni '70 e giù di lì) film d'inchiesta come questo erano all'ordine del giorno e ora invece non li fa più nessuno, a stridente dimostrazione di come la coscienza civica degli italiani sia andata persa nel corso dei decenni (o di un 'ventennio' in particolare, chi vuole capire capisca...)

giovedì 11 settembre 2014

PAGELLE VENEZIANE /2 - CONCORSO

Ed ecco, come da tradizione, le pagelle 'definitive' sul concorso veneziano. Doverosa premessa: in questo elenco mancano due titoli importanti, ovvero Birdman di Inarritu e The look of silence di Oppenheimer, che il sottoscritto purtroppo non è riuscito a vedere... Tuttavia un bilancio di Venezia 71 possiamo farlo lo stesso: un buon concorso, dove è mancato il 'pezzo da novanta', il titolo che mette tutti d'accordo, ma che ha proposto in buona parte un cartellone più che dignitoso (al netto delle poche - e fisiologiche - ciofeche d'autore che ci sono in ogni festival). Un'edizione, insomma, che ci ha soddisfatti, e che soprattutto ha proposto una selezione italiana di ottimo livello. Appuntamento al prossimo anno!

mercoledì 10 settembre 2014

PAGELLE VENEZIANE /1 - FUORI CONCORSO E SEZIONI COLLATERALI

In attesa (domani) di pubblicare la consueta playlist sul meglio e sul peggio del concorso veneziano, mi pareva doveroso segnalare anche alcune tra le opere più significative presentate al di fuori della competizione ufficiale e che, al solito, avrebbero meritato di starci... so bene che la questione è vecchia quanto la Mostra stessa, ma è innegabile che le sezioni collaterali spesso e volentieri ospitano film di assoluta qualità. Questi ne sono ottimi esempi.


lunedì 8 settembre 2014

VOLA ALTO IL PICCIONE DI ROY ANDERSSON



Nella Mostra qualitativamente migliore degli ultimi anni c'è gloria per Roy Andersson, cineasta dell'assurdo e genialmente surreale, che trionfa meritatamente con un film profondo e visivamente bellissimo, sarcastica e stralunata riflessione sulla società odierna. Ma anche il resto del palmarès non è da meno: i riconoscimenti alla Russia poverissima e desolata di Koncalovskij e al toccante The Look of Silence di Oppenheimer denotano una spartizione dei premi finalmente oculata e (quasi) inattaccabile. Dispiace un po' per l'Italia, presente con tre ottimi film e che deve accontentarsi della Coppa Volpi ad Alba Rohrwacher. Peccato, ma questo deve far riflettere sul 'provincialismo' del nostro cinema...

lunedì 14 luglio 2014

TIRANDO LE SOMME: STAGIONE 2013-2014

'Sole a catinelle', campione d'incassi 2013/14
Uno Zalone non fa primavera: festeggia Medusa Film, che incassa oltre 50 milioni di euro, e festeggia ovviamente anche il comico pugliese, ormai diventato un vero caso nazionale dato che Sole a catinelle è ufficialmente il film italiano più visto della storia del cinema, nonchè il secondo incasso di sempre (dietro soltanto ad Avatar, che però aveva il prezzo del biglietto maggiorato dovuto alla proiezione in 3D). Insomma, Zalone pigliatutto, Zalone nuova gallina dalle uova d'oro, Zalone uber alles... ma basta un film-evento (nel bene o nel male, chedirsivoglia) a risollevare le sorti di una stagione cinematografica che si sapeva difficile fin dall'inizio (causa la crisi economica, i mondiali, gli adeguamenti tecnologici delle sale...)?

lunedì 19 maggio 2014

IL WESTERN SBANCA CANNES. ALLA FACCIA DI CHI GLI VUOLE MALE....

Hilary Swank e Tommy Lee Jones in 'The Homesman'
Ha centoundici anni, ma non li dimostra. Anzi, il western è come l'araba fenice: dato ciclicamente per morto, finisce ogni volta per rinascere e stupire. Quest'anno ha addirittura sbancato Cannes, e non solo grazie all'attesissima versione restaurata di Per un pugno di dollari (che avrà l'onore di chiudere in bellezza la rassegna francese) ma anche per la presenza di almeno altri due titoli di genere che stanno già avendo ottimi riscontri di critica e pubblico: parliamo di The Homesman, seconda regia di Tommy Lee Jones (qui anche interprete, insieme a Hilary Swank e Meryl Streep) e il curioso The Salvation, produzione danese (!) firmata da Kristian Levring (ex allievo di Lars Von Trier) con il 'solito' Mads Mikkelsen in grande spolvero. Aggiungiamoci poi anche il fantascientifico The Rover, film australiano diretto da David Michod con Robert Pattinson protagonista, sorta di on the road futuribile che per atmosfere e situazioni ricorda molto il mito della frontiera...

domenica 27 aprile 2014

SE I 'SERIAL' SURCLASSANO IL CINEMA...

Non sarò mai un 'serial addicted', per ragioni esclusivamente personali. Però una riflessione sulle serie tv va fatta, poichè questi prodotti ormai stanno invadendo (e stravolgendo) il mercato dell'audiovisivo, arrivando dove il cinema (soprattutto quello commerciale) non arriva più. Tuttavia, pur riconoscendone i meriti, non sono del tutto convinto che non abbiano controindicazioni...

Lost
I lettori più attenti probabilmente si saranno accorti che questo blog non ha mai parlato di serie tv... battute a parte, il motivo è facilmente spiegabile: il sottoscritto non ne segue nessuna, non ne ha mai seguite e, per quanto nella vita non si possa davvero mai dire mai, difficilmente lo farà in futuro. Ma, badate bene, non per spocchia intellettuale o repulsione nei confronti del mezzo televisivo, semplicemente per un fatto del tutto personale: non amo la serialità, mi ha sempre messo ansia, non sopporto l'idea di 'correre' il rischio di perdere una puntata e poi cercare di recuperarla prima di quella successiva... è uno stress di cui faccio volentieri a meno. So bene che oggi si può ovviare a ciò grazie ai videoregistratori, i decoder intelligenti, i cofanetti completi in vendita e altri metodi più o meno legali (fermiamoci qui...) ma il punto non è questo. Il punto è che, per ammissione degli stessi serial-addicted, questi prodotti finiscono per creare dipendenza. E io non voglio dipendere da nessuno nè cadere in crisi di astinenza televisiva. Tutto qui.

lunedì 3 marzo 2014

L'OSCAR CHE PIACE A NOI


E' andata come meglio non si poteva, con Paolo Sorrentino che stringe l'oscar e ringrazia Maradona nel suo inglese smozzicato: un trionfo per La Grande Bellezza e per il cinema italiano, che attendeva da troppo tempo (ben quindici anni) di tornare a stringere la statuetta. Un oscar meritato per un film difficile, forse ruffiano, eppure tremendamente affascinante e visivamente splendido, che come nessun altro visto di recente ha saputo rappresentare in modo perfetto la nostra grama italietta, così incredibilmente bella eppure così incredibilmente capace di farsi del male da sola. La Grande Bellezza è lo specchio fedele del nostro paese, una nazione dalle potenzialità immense ma dalle mani bucate, una volta culla della cultura e oggi prigioniera del suo passato glorioso: un po' come la vita di Jep Gambardella, il protagonista del film, scrittore di talento che ha dissipato la carriera abbandonandosi alla movida della capitale...