titolo originale: THE DOG STARS (USA, 2026)
regia: RIDLEY SCOTT
sceneggiatura: MARK L. SMITH
cast: JACOB ELORDI, JOSH BROLIN, MARGARET QUALLEY, GUY PEARCE, ALLISON JANNEY
durata: 145 minuti
giudizio: ★★★☆☆
In un mondo ormai devastato da una pandemia letale, un ex pilota vive in un aeroporto abbandonato insieme al suo cane e a un vecchio e disilluso marine. Un giorno, durante un volo di perlustrazione, intercetta casualmente una trasmissione radio, segno inequivocabile di vita...
La prima sorpresa è proprio questa: Scott mette da parte la sua ormai abituale tendenza alla spettacolarizzazione e firma un film decisamente più raccolto e intimista. Pur essendo una produzione importante a livello di budget, The Dog Stars sembra quasi un'opera minore, concentrata
più sui personaggi che sugli effetti speciali, più sulle emozioni che sulla ricerca del kolossal a tutti i costi. Ed è una scelta che gli fa decisamente bene: liberato dalla megalomanìa che aveva appesantito i suoi ultimi lavori, Scott ritrova una misura narrativa che sembrava aver smarrito e si concentra sulle persone, sui sentimenti, senza sequenze action improponibili.
più sui personaggi che sugli effetti speciali, più sulle emozioni che sulla ricerca del kolossal a tutti i costi. Ed è una scelta che gli fa decisamente bene: liberato dalla megalomanìa che aveva appesantito i suoi ultimi lavori, Scott ritrova una misura narrativa che sembrava aver smarrito e si concentra sulle persone, sui sentimenti, senza sequenze action improponibili.
Il limite principale del film è che il cinema post-apocalittico, oggi, sembra aver detto praticamente tutto: virus letali, superstiti incattiviti, comunità isolate, violenza, speranza, ricerca di un futuro possibile. Ogni elemento di The Dog Stars rimanda inevitabilmente ad altri titoli, dal recente 28 anni dopo fino a Io sono leggenda, The Road e perfino The Walking Dead, dato che verso il finale si assiste a una svolta quasi horror... la sensazione di déjà-vu accompagna quasi ogni sequenza e Scott non fa molto per nasconderla.
Eppure, va detto, il film funziona più di quanto ci si potrebbe aspettare. Merito soprattutto di una sceneggiatura che, pur senza inventare nulla, mantiene un buon equilibrio tra azione e introspezione. Non è probabilmente un caso che che il soggetto derivi da un romanzo, nella fattispecie quello omonimo di Peter Heller: rispetto a tanti blockbuster costruiti a tavolino qui i personaggi hanno almeno uno spessore emotivo credibile e il racconto mantiene sempre una sua coerenza narrativa. Ed è proprio questa base letteraria impedire che il film scivoli nel semplice esercizio di stile.
Anche sul piano registico Scott dimostra, a sprazzi, di ricordarsi il mestiere dei tempi migliori. Le immagini sono eleganti senza essere ridondanti, il ritmo è ben calibrato e il cast (con Jacob Elord, Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce) sostiene con convinzione una storia fatta soprattutto di rapporti umani e tensione psicologica. Naturalmente non manca il sottotesto più evidente: l'apocalisse provocata da una pandemia è un parallelismo quasi obbligato con il Covid e su quanto quel periodo abbia cambiato il nostro immaginario, e ogni racconto di questo tipo finisce inevitabilmente per confrontarsi su quel trauma. The Dog Stars non aggiunge riflessioni particolarmente nuove, ma ricorda come la vera sfida dopo una catastrofe non sia soltanto sopravvivere bensì conservare un'idea di umanità.
Alla fine resta la sensazione di aver visto un film che non inventa nulla e che spesso percorre sentieri già battuti, ma che riesce comunque a coinvolgere grazie a una scrittura solida e a un Ridley Scott finalmente più sobrio, meno monumentale, più interessato alle persone che allo spettacolo. Non sarà un nuovo classico del genere, ma dopo le delusioni degli ultimi anni ci si deve per forza accontentare...


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