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mercoledì 24 dicembre 2025

SILENT NIGHT (NATALE BLOGTOUR 2025)



Chi mi conosce sa bene che non amo le Feste, in particolar modo Natale e Capodanno... vuoi per la mia indole, vuoi per l'ipocrisia di un "sistema" che ci vuole felici per forza in questo periodo (e invece chi si sente solo, per mille motivi, a Natale finisce per sentirsi ancora più solo), vuoi per la natura ormai null'altro che consumistica di queste ricorrenze. Ma tanto c'è poco da fare: il Natale non puoi scampartelo, ed è inutile far finta che non ci sia. Per questo la solita congrega di blogger amici ha pensato bene di "festeggiarlo" a modo suo, ovvero scegliendo ciascuno di noi un film da recensire proprio in occasione della Vigilia, ognuno secondo la propria sensibilità e con la massima libertà di scelta. Quale miglior modo dunque di scambiarsi gli auguri, visto che siamo tutti cinefili? Mi raccomando: leggete (oltre alla mia, of course) tutte le recensioni che trovate nei link in calce.

 
Buon Natale a tutti!
 

domenica 24 dicembre 2017

CINEVIGILIA - A CASA PER LE VACANZE (DI JODIE FOSTER)

CINEVIGILIA 2017

Il Natale, si sa, quando arriva arriva... e allora, dato che non lo possiamo ignorare, perchè non festeggiarlo a modo nostro, ovvero con degli auguri tutti "cinefili"? Chi di noi infatti non ha il suo bel "film di Natale", cioè quello che ogni anno, in questa occasione, cascasse il mondo non si mette a rivedere? Anche questo fa parte della tradizione e del clima festaiolo, e ci era sembrato carino che la solita congrega di amici blogger tirasse fuori dai cassetti i propri "Christmas Movie" per festeggiare tutti insieme: per quanto mi riguarda ho scelto A casa per le vacanze di Jodie Foster, ma vi invito a leggere tutte le recensioni in fondo a questo articolo... ne vale la pena!

BUON NATALE A TUTTI!

mercoledì 3 dicembre 2014

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA... ALL'ABBUFFATA NATALIZIA! PER UN NATALE DA CINEFILI

Il ricco, il povero e il maggiordomo
Sarà un Natale 'bulimico' questo del 2014, nel bene e nel male... Lo sappiamo, per i cinefili 'duri e puri' il periodo delle Feste Comandate assomiglia più alla Passione che alla Natività: a Natale escono i blockbuster, i titoli da grande pubblico, i famigerati (e forse un po' trapassati) 'cinepanettoni'. Roba da rinchiudersi in casa per un un mesetto almeno, portando pazienza per poi 'riemergere' l'anno nuovo. D'altra parte sappiamo bene che l'industria cinematografica, gli esercenti commerciali, gli addetti ai lavori aspettano come il pane queste 3-4 settimane in cui si concentrano buona parte degli incassi globali di tutta la stagione. E spesso da un Natale andato più o meno bene dipendono anche le strategie future e la programmazione.

mercoledì 26 dicembre 2012

LA PARTE DEGLI ANGELI

(The Angels' Share)
di Ken Loach (GB, 2012)
con Paul Brannigan, John Henshaw, William Ruane, Jasmin Riggins, Gary Maitland, Roger Allam
VOTO: ****/5

Anche la meravigliosa e poverissima Scozia possiede un suo tesoro: è liquido, e si fa con la torba, il malto e il lievito: la 'parte degli angeli' non è altro che la piccola quantità di whisky che evapora nell'aria durante il processo di fermentazione, e nel colorito slang locale viene simpaticamente considerata il 'pizzo' da pagare al Padreterno per aver regalato a noi poveri mortali la ricetta del prezioso nettare. Basterebbe solo questo assunto per farci amare l'ultimo film del 'compagno' Ken Loach, che a 76 anni continua imperterrito e coerente a fare il cinema che vuole, forse meno 'arrabbiato' di un tempo ma sempre pervicacemente dalla parte di chi non ha voce in capitolo nella scala sociale.

I veri angeli stanno soprattutto sulla terra, sembra dirci l'ateo Ken: nella fattispecie sotto le spoglie di Harry, bonario e corpulento assistente sociale, grande esperto di whisky, che trasmette la propria passione al gruppetto di poveracci che ha in affidamento, scorrazzandoli per tutta la Scozia in giro per distillerie. Tra questi il più sveglio e smaliziato è il giovane Robbie, cresciuto nei bassifondi di Glasgow e padre di un figlio appena nato al quale vorrebbe assicurare un futuro migliore. Sebbene all'inizio Robbie segua Harry soltanto per poter bere a sbafo durante le degustazioni, ben presto il ragazzo si appassiona alla materia, scoprendo di avere un ottimo 'naso' nel riconoscere il whisky. Finchè un giorno, durante un incontro, viene a sapere che a pochi chilometri da Edimburgo si terrà un'asta per aggiudicarsi un'intera botte del miglior whisky del mondo, valutata oltre un milione di sterline...

A questo punto possiamo divertirci a trovare ne La parte degli angeli tutti i rimandi cinefili che vogliamo: a partire da Paul, Mick e gli altri, dello stesso Ken Loach, per il tono scanzonato e lieve del film e per lo 'spirito di solidarietà' che s'instaura tra i protagonisti. Oppure, perchè no, anche Miracolo a Le Havre di Kaurismaki (fu il film natalizio di qualità dell'anno scorso) per la tenerezza e la dignità col quale 'Ken il rosso' riesce a descrivere una realtà dura e squallida come quella delle periferie urbane d'oltremanica. Ma, consentitecelo, a noi questa pellicola pare proprio (ci piace crederlo) un affettuoso omaggio a I soliti ignoti, uno dei nostri film più belli, importanti e imitati al mondo: Loach confeziona infatti una trama spassosissima e goliardica, che altro non è che la cronaca del tentativo di furto che potrebbe rivoltare come un calzino la vita del gruppetto di disperati, i quali si mettono in testa di rubare la preziosissima botte con un piano tanto ridicolo quanto geniale...

Ovviamente non vi diciamo qui come andrà a finire, nè del resto questo è importante. Quello che conta è lo spirito del film, lucidamente coerente con il Loach-pensiero: in un mondo dove aumentano le diseguaglianze sociali, e dove la politica non solo non fa niente per limarle ma, anzi, si scopre sempre più impotente e distante dalle categorie più deboli, l'unica speranza è affidarsi all'umanità della gente: noi che stiamo meglio abbiamo il dovere di dare una possibilità a chi sta economicamente sotto di noi. Che non vuol dire elemosina o commiserazione, ma un aiuto concreto per aiutare queste persone a camminare con le proprie gambe.
Se proprio non sapete come fare, lasciate perdere i cinepanettoni e andate a vedere La parte degli angeli: non vi cambierà la vita, ma vi farà stare meglio e, magari, vi farà venire qualche idea.

domenica 16 dicembre 2012

NATALE: ADDIO AL CINEPANETTONE, MA LA QUALITA' NON DECOLLA... MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER CINEFILI


Meno dieci giorni a Natale: ovvero, cinematograficamente parlando, i dieci giorni più 'caldi' dell'intera stagione (temperatura a parte). E' in questi dieci giorni che infatti si decidono le sorti commerciali delle grandi major, in quanto in questo brevissimo ma intenso periodo di tempo si portano a casa quasi la metà degli incassi di tutto l'anno. La battaglia perciò è campale: a Natale tutti vanno al cinema, anche chi non lo fa mai per i restanti 364 giorni, e quindi ogni casa di produzione scende in campo con i 'grossi calibri': quei film, cioè, che sono stati pensati, prodotti e girati per un solo unico scopo: portare a casa più soldi possibile.

Non staremo qui a discutere se i cosiddetti 'cinepanettoni' siano più o meno passati moda... onestamente non ce ne frega niente. Il problema è un altro: è evidente che la 'battaglia' natalizia, puntando giocoforza sul grande pubblico, nel nostro strano paese privilegia esclusivamente l'aspetto commerciale rispetto a quello qualitativo. Basti guardare i dati relativi alle uscite di questa settimana: tre soli film si dividono circa l' 80% delle sale del nostro paese: 750 copie per Lo Hobbit, 700 a testa (circa) per Colpi di fulmine e Tutto tutto niente niente. E per chi volesse vedere qualcosa di appena appena meno dozzinale, o quantomeno più 'cinefilo'? Briciole. Appena venti copie per La parte degli angeli, l'ultimo film di Ken Loach, poche più per Love is all you need di Susanne Bier, visto a Venezia.

Questo che significa? Niente di buono, ovviamente... innanzitutto che lo spettatore italiano medio, quello che va al cinema il giorno di Natale, è culturalmente inetto. Sarò brutale, ma i numeri sono lì a dimostrarlo. Secondo, cosa ben più grave (ma conseguente alla prima) che questo 'imbarbarimento' di fondo ha effetti devastanti per tutto il settore cinematografico: è risaputo infatti che il cinema commerciale 'vive' soprattutto nei cinema multisala, quelle enormi megastrutture da 15-20 sale cadauna che sono sorte come funghi nelle immediate periferie delle città e che fagocitano la stragrande maggioranza del pubblico. Mentre, al contrario, lo spettatore-cinefilo, poco attratto da questi rutilanti casermoni, preferisce magari starsene a casa a leggere un libro anzichè farsi anche 50 km per vedere, magari, l'unico film d'essai proiettato nella propria regione...

Insomma, è evidente che la miopia dei distributori italiani fa sì che la situazione peggiori di anno in anno: per accaparrarsi più soldi possibile in questi dieci giorni si rischia di compromettere la cultura cinematografica nel nostro paese. La catena è semplice: i multiplex rubano incassi alle piccole sale di città, che si vedono costrette a chiudere in quanto impossibilitate a fare concorrenza a questi colossi. Però le sale cittadine sono anche quelle che proiettano in maggior parte film di qualità: pertanto, scomparendo, diventa sempre più difficile trovare una distribuzione decente per questi ultimi. Teorema supportato anche dai numeri che, come sempre, rivelano molte soprese a seconda di come si leggono...

E' facile infatti sostenere che in Italia il cinema di qualità è in crisi, e in effetti guardando gli incassi la situazione è incontestabile: film belli e importanti come Bella addormentata, E' stato il figlio, L'intervallo, nonostante il traino della Mostra di Venezia, hanno incassato pochissimo. Così come le ultime opere di Virzì e Soldini, per non parlare di Reality di Matteo Garrone: film bellissimo, premiato a Cannes, eppure ignorato dal pubblico. Esattamente come Pietà di Kim-Ki Duk, l'ultimo Leone d'Oro del Lido, che ha portato a casa nell'intera programmazione la stessa cifra che Lo Hobbit guadagna in mezza giornata di tenitura. Se però, cosa che nessuno dice, facciamo il rapporto tra spettatori paganti e numero di sale in cui il film è programmato... ecco che arrivano le sorprese! E si scopre così che Amour di Michael Haneke, distribuito in sole 32 sale in tutto lo stivale, ha la media.pubblico più alta della stagione! E anche Io e te di Bertolucci e Killer Joe di Friedkin non sono da meno.

Spiegazione? Semplice: che esiste, anche in Italia, un pubblico culturalmente più elevato e più cinefilo che, se gli venisse data la possibilità, andrebbe a vedere anche i film più impegnati. Ma è chiaro che qui da noi si privilegia da sempre la teoria del 'tutto e subito', senza preoccuparsi del futuro.
Ma questo, purtroppo, non vale solo per il cinema...
Buon Natale.