Il botteghino italiano può assolutamente sorridere grazie a una stagione ricca di grandi successi, da Checco Zalone a Christopher Nolan, passando per il ritorno in grande stile dei blockbuster hollywoodiani. Ma dietro i numeri trionfalistici si nasconde una realtà più complessa: il pubblico premia sempre più i film-evento, mentre gran parte della produzione (soprattutto nazionale) continua a fare fatica. E il clamoroso exploit di Buen Camino, per quanto straordinario (nel senso letterale del termine) non basta da solo a certificare la rinascita del cinema italiano...
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lunedì 27 luglio 2026
venerdì 8 agosto 2025
TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" AL BOX OFFICE 2024/2025
500 milioni di euro d'incasso e 70 milioni di biglietti staccati: la stagione 2024/25 conferma la tenuta post-pandemica e rilancia alla grande il cinema italiano, che conquista il 25% del mercato e porta ben sei titoli tra i primi venti della classifica assoluta, roba che non si vedeva da secoli. Domina ovviamente la Disney, anche se arrancano cinecomics e (presunti) blockbuster, colpiti da crisi da saturazione. Bene anche il cinema d'essai, che (ri)trova il suo pubblico e ne conquista di nuovo, in special modo tra i giovani. Non sono mancati ovviamente i flop, ma tutto sommato il bilancio è ampiamente positivo.
lunedì 29 luglio 2024
TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" ALLA STAGIONE 2023-2024
La stagione appena conclusasi è stata "straordinaria" anche dal punto di vista commerciale, con numeri che non si vedevano dai tempi pre-pandemia. Attenzione, però: non è tutto oro quello che luccica... i film che incassano tanto sono infatti numericamente sempre meno, e lasciano spesso le briciole a tutti gli altri. Pochi film che incassano tantissimo, dunque, e non servono a fidelizzare un pubblico fatto spesso di spettatori occasionali. Bisognerebbe invece insistere sulla qualità e andare incontro allo spettatore colto e cinefilo, che in quest'annata è tornato ad apprezzare e premiare il cinema d'essai. Le note stonate vengono purtroppo dal cinema italiano, che nonostante l'incredibile (e impronosticabile) exploit di Paola Cortellesi, non riesce più ad arrivare alla sua gente. Colpa (forse) di scelte politiche e commerciali del tutto inadeguate (come le campagne "Cinema in Festa" e "Cinema Revolution", rivelatesi alla fine quasi del tutto inutili...)
lunedì 31 luglio 2023
TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" ALLA STAGIONE 2022 - 2023
| "Avatar, la via dell'acqua", campione d'incassi della stagione 2022-23 |
Il consuntivo della stagione appena conclusasi (anche se in realtà non è vero...) regala buone prospettive: il cinema in sala è vivo e vegeto e guarda avanti con ottimismo. Gli incassi sono tornati (quasi) ai livelli di pre-pandemia, e se consideriamo l'enorme concorrenza in più rispetto ad allora (vedi le innumerevoli piattaforme streaming e i prezzi delle apparecchiature home-video ormai a portata di tutti) possiamo dire che le sale cinematografiche sono dotate di buoni "anticorpi", nella fattispecie un pubblico appassionato che ormai sceglie il cinema per salutare i film-evento dei propri beniamini. Certo, ormai i numeri al botteghino li fanno solo i "comi-cartoon-games" (di cui Avatar di James Cameron ne riassume l'essenza) mentre soffre, parecchio, il cinema d'essai. Ma non è una novità. Da salutare inoltre con entusiasmo (finalmente!) il tanto agognato prolungamento della stagione, che a partire da Barbie ha portato in sala nei torridi mesi estivi un'offerta senza precedenti... era proprio l'ora!
venerdì 29 luglio 2022
TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" ALLA STAGIONE 2021 - 2022
| Spider-man: no way home, campione d'incassi 2021-2022 |
L'analisi corretta dei dati sugli incassi cinematografici stagionali riserva una piccola sorpresa, o quantomeno la (parziale) smentita di un luogo comune: contrariamente a quel che si pensa la gente al cinema (in sala) ci va ancora, malgrado i due anni di pandemia abbiano rivoluzionato i gusti del pubblico e la concorrenza dello streaming casalingo sia ormai preponderante. Eppure ci sono ancora film che incassano, nella fattispecie i cinecomics e l'animazione: lo spettatore-medio vuole film spettacolari, attrattivi, movimentati e di pura evasione, in poche parole cerca in sala "l'evento". Per contrappasso, è invece in grande sofferenza il cinema di qualità, ormai confinato nelle sempre più sparute sale d'essai che faticano a sopravvivere. In questo contesto annega, purtroppo, anche il cinema italiano, ormai diventato praticamente inesistente a livello commerciale...
sabato 1 agosto 2015
TIRANDO LE SOMME: COMMENTO "RAGIONATO" ALLA STAGIONE 2014-2015
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| "Cinquanta sfumature di grigio", campione d'incassi della stagione 2014-2015 |
S'intravede una luce in fondo al tunnel, ed è già molto. Come avevo scritto l'anno scorso, uno Zalone non fa primavera... e non era per nulla scontato che in una stagione come quella appena conclusasi, priva di un film-evento come fu, appunto, quello del comico pugliese, il mercato sostanzialmente tenesse e aprisse perfino la strada a un cauto ottimismo.
lunedì 19 maggio 2014
IL WESTERN SBANCA CANNES. ALLA FACCIA DI CHI GLI VUOLE MALE....
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| Hilary Swank e Tommy Lee Jones in 'The Homesman' |
domenica 27 aprile 2014
SE I 'SERIAL' SURCLASSANO IL CINEMA...
Non sarò mai un 'serial addicted', per ragioni esclusivamente personali. Però una riflessione sulle serie tv va fatta, poichè questi prodotti ormai stanno invadendo (e stravolgendo) il mercato dell'audiovisivo, arrivando dove il cinema (soprattutto quello commerciale) non arriva più. Tuttavia, pur riconoscendone i meriti, non sono del tutto convinto che non abbiano controindicazioni...
I lettori più attenti probabilmente si saranno accorti che questo blog non ha mai parlato di serie tv... battute a parte, il motivo è facilmente spiegabile: il sottoscritto non ne segue nessuna, non ne ha mai seguite e, per quanto nella vita non si possa davvero mai dire mai, difficilmente lo farà in futuro. Ma, badate bene, non per spocchia intellettuale o repulsione nei confronti del mezzo televisivo, semplicemente per un fatto del tutto personale: non amo la serialità, mi ha sempre messo ansia, non sopporto l'idea di 'correre' il rischio di perdere una puntata e poi cercare di recuperarla prima di quella successiva... è uno stress di cui faccio volentieri a meno. So bene che oggi si può ovviare a ciò grazie ai videoregistratori, i decoder intelligenti, i cofanetti completi in vendita e altri metodi più o meno legali (fermiamoci qui...) ma il punto non è questo. Il punto è che, per ammissione degli stessi serial-addicted, questi prodotti finiscono per creare dipendenza. E io non voglio dipendere da nessuno nè cadere in crisi di astinenza televisiva. Tutto qui.
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| Lost |
domenica 8 settembre 2013
UN ROSI NEL DESERTO...
Sacro GRA riporta in Italia il Leone d'oro dopo 15 anni: vittoria a sorpresa ma nient'affatto scandalosa, che premia un cineasta semi-sconosciuto in patria ma autore di ottimi film purtroppo mai distribuiti. Certo i cinefili 'veri' si aspettavano il successo di Frears o Miyazaki, però va riconosciuto a Bertolucci e al direttore artistico Barbera il merito di aver 'sdoganato' alla Mostra un genere cinematografico come il documentario, finora sempre ingiustamente sottovalutato. Ma è stato il solo raggio di sole nella Mostra più sottotono dell'ultimo decennio, con un Concorso mai così scadente e pieno di trivialità e sensazionalismi. Unica nota positiva: una selezione italiana finalmente all'altezza.
giovedì 31 gennaio 2013
SORPRESA! AGLI ITALIANI PIACCIONO I SOTTOTITOLI...
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| Jamie Foxx e Leonardo DiCaprio in 'Django Unchained' |
Questa proprio non ce l'aspettavamo! Agli italiani piacciono i film in lingua originale: è quello che risulta dall'inchiesta fatta dal quotidiano La Repubblica, dalla quale si evince che nel nostro paese sta crescendo nettamente il numero di spettatori che preferiscono vedere i film in versione originale sottotitolata. Insomma, per una nazione che si vanta di avere 'i migliori doppiatori del mondo', questa è davvero una rivoluzione culturale!
Certo bisogna andarci cauti: stiamo parlando di un campione ancora poco significativo (appena 47 sale in tutta Italia), ma certo di per sè è un dato a sensazione: gli incassi di due film come Django Unchained e Lincoln proiettati con i soli sottotitoli sono percentualmente superiori a quelli distribuiti nella normale versione doppiata. Ed è indubbiamente una bella notizia: non vogliamo fare gli snob o i cinefili 'integralisti' duri e puri, ma crediamo che vedere un film nella lingua in cui è stato pensato e concepito sia, prima di ogni altra cosa, una forma di rispetto verso il regista, la produzione e, soprattutto, verso lo spettatore.
| Daniel Day-Lewis in 'Lincoln' |
| Geoffrey Rush ne 'La migliore offerta' |
D'altronde, chi di voi ha visto Lincoln non potrà non convenire che sentire parlare Daniel Day-Lewis con l'accento pittoresco di Pierfrencesco Favino è quantomeno surreale... un ottimo spunto di riflessione!
venerdì 15 giugno 2012
CINEMA DELLA CRISI
In principio fu Americani. Correva l'anno 1992, eravamo tutti esperti di borsa e mercati, il promotore finanziario era una delle figure più ambite della società, e qualunque titolo compravi la domanda non era 'se guadagnerà' ma 'quanto guadagnerà'. Erano i tempi, insomma, del boom finanziario e dei soldi facili, della speculazione folle che pareva essere la vera gallina dalle uova d'oro.
Eppure... eppure in quello stesso anno lo straordinario film di James Foley ci avvertiva che qualcosa non andava. Che non era tutt'oro quello che saltava agli occhi. Il capitalismo selvaggio porta alla competizione spietata, all'azzeramento sistematico di tutti i valori etici e morali, al cinico arrivismo di chi intende esercitare il Potere sulla classe dirigente. Ma pochi si rendevano conto che quell'economia strutturata sull'effimero era un gigante dai piedi d'argilla, una clamorosa bolla di sapone pronta a scoppiare di lì a un paio di decenni.
Vent'anni dopo, i nodi sono venuti al pettine. E il cinema, che segue inevitabilmente le tendenze, ha prodotto una serie di titoli che potremmo definire 'cinema della crisi'. Quasi un filone ormai, ovviamente acuitosi negli ultimi mesi, dove la stretta economica si fa sempre più drammatica. Per dirla alla Ricky Roma/Al Pacino:
"In questo mondo non c'è più posto per gli uomini. Questo non è un mondo per gente come noi [...] Non fa per noi. Non c'è più gusto. Siamo alla fine. Ecco cosa siamo, noi siamo una razza in estinzione!"
POSTI IN PIEDI IN PARADISO
Roma, XXI secolo. Padri separati, affitto arretrato, un appartamento da condividere e tanta, tanta solitudine. La commedia si adegua al nuovomondo, a suo modo. Un Verdone coraggioso e insolitamente sobrio. Film non riuscitissimo, ma lodevole.
TUTTI I NOSTRI DESIDERI
Dopo Welcome, un'altra ottima pellicola di Philippe Lioret, stavolta alle prese con banche e clienti dissanguati dalla crisi. Un dramma personale di una ragazza costretta a lottare contro una malattia tremenda e il cinismo della società. Tristemente plausibile.
COSMOPOLIS
Un viaggio travestito da incubo metropolitano e generazionale. La parabola di un giovane uomo d'affari che vede disgregarsi il suo impero, le sue certezze, la sua stessa vita. Tutto nel corso di una notte, dove rivoluzione e disgregazione (di valori e di fisico) convergeranno pericolosamente.
MARGIN CALL
Il paradosso della new-economy: gigantesche multinazionali che si dissolvono nel giro di poche ore, stroncate da quello stesso circolo vizioso da loro innescato. Scatole vuote, imprese costruite sul nulla e che vendono il nulla, dove piccoli uomini si scannano a vicenda. Homo homini lupus.
L'INDUSTRIALE
In una Torino gelida, cupa, nebbiosa, livida, un imprenditore onesto e orgoglioso cerca di sopravvivere alla Tempesta finanziaria, come un novello Don Chishotte. Denaro che condiziona pubblico e privato, affetti e famiglia, con conseguenze inevitabili.
Eppure... eppure in quello stesso anno lo straordinario film di James Foley ci avvertiva che qualcosa non andava. Che non era tutt'oro quello che saltava agli occhi. Il capitalismo selvaggio porta alla competizione spietata, all'azzeramento sistematico di tutti i valori etici e morali, al cinico arrivismo di chi intende esercitare il Potere sulla classe dirigente. Ma pochi si rendevano conto che quell'economia strutturata sull'effimero era un gigante dai piedi d'argilla, una clamorosa bolla di sapone pronta a scoppiare di lì a un paio di decenni.
Vent'anni dopo, i nodi sono venuti al pettine. E il cinema, che segue inevitabilmente le tendenze, ha prodotto una serie di titoli che potremmo definire 'cinema della crisi'. Quasi un filone ormai, ovviamente acuitosi negli ultimi mesi, dove la stretta economica si fa sempre più drammatica. Per dirla alla Ricky Roma/Al Pacino:
"In questo mondo non c'è più posto per gli uomini. Questo non è un mondo per gente come noi [...] Non fa per noi. Non c'è più gusto. Siamo alla fine. Ecco cosa siamo, noi siamo una razza in estinzione!"
POSTI IN PIEDI IN PARADISO
Roma, XXI secolo. Padri separati, affitto arretrato, un appartamento da condividere e tanta, tanta solitudine. La commedia si adegua al nuovomondo, a suo modo. Un Verdone coraggioso e insolitamente sobrio. Film non riuscitissimo, ma lodevole.
TUTTI I NOSTRI DESIDERI
Dopo Welcome, un'altra ottima pellicola di Philippe Lioret, stavolta alle prese con banche e clienti dissanguati dalla crisi. Un dramma personale di una ragazza costretta a lottare contro una malattia tremenda e il cinismo della società. Tristemente plausibile.
COSMOPOLIS
Un viaggio travestito da incubo metropolitano e generazionale. La parabola di un giovane uomo d'affari che vede disgregarsi il suo impero, le sue certezze, la sua stessa vita. Tutto nel corso di una notte, dove rivoluzione e disgregazione (di valori e di fisico) convergeranno pericolosamente.
MARGIN CALL
Il paradosso della new-economy: gigantesche multinazionali che si dissolvono nel giro di poche ore, stroncate da quello stesso circolo vizioso da loro innescato. Scatole vuote, imprese costruite sul nulla e che vendono il nulla, dove piccoli uomini si scannano a vicenda. Homo homini lupus.
L'INDUSTRIALE
In una Torino gelida, cupa, nebbiosa, livida, un imprenditore onesto e orgoglioso cerca di sopravvivere alla Tempesta finanziaria, come un novello Don Chishotte. Denaro che condiziona pubblico e privato, affetti e famiglia, con conseguenze inevitabili.
mercoledì 18 maggio 2011
A PROPOSITO DI FILM 'COMMERCIALI'...
Molti di voi mi hanno scritto, qui o su facebook, chiedendomi il perchè non recensisco mai film 'commerciali', quelli che 'andiamo a vedere un po' tutti', come mi scrive una mia fedelissima lettrice...
Beh, la risposta può essere semplice o complessa a seconda dei casi. Ma mi sento comunque in dovere di darvela, se avete la pazienza di seguirmi.
Innanzitutto bisogna chiarire una cosa, che poi è l'aspetto fondamentale di questa discussione: che cosa s'intende per 'cinema commerciale'? Quello che incassa di più? Quello più 'nazional-popolare'? Quello più banale, di grana grossa, fatto apposta per attirare al cinema masse di spettatori non disposti a mettere in funzione il cervello durante il film? O, più semplicemente, un cinema fatto per arrivare meglio alla gente, pur senza scendere nella volgarità o nella semplificazione? Io credo a quest'ultima ipotesi, e il discorso è interessante perchè da noi spesso 'commerciale' fa rima con 'volgare', ed è soggetto a critiche e reprimende da parte di chi si ritiene un 'cinefilo-doc', che rifiuta a priori certe (presunte) porcherie.
Beh, io credo che il discorso sia un po' più complesso. Nel senso che non necessariamente un film commerciale deve essere per forza brutto. Anzi. Prendiamo, ad esempio, l'ultimo film di Duncan Jones, Source Code. Nessuno può negare che sia un film 'commerciale': è costato diversi milioni di dollari, ha un cast di attori importanti, è un film d'azione (genere 'commerciale' per eccellenza) e di sicuro è molto, molto diverso dal precedente Moon, pellicola filosofica, riflessiva e cerebrale. Però Source Code è un gran bel film, e chissenefrega se è fatto per vaste platee... è bello e basta! Ricordo ancora una famosa intervista a Peter Weir che, un po' stizzito per le critiche rivolte a Master and Commander, rispose ai giornalisti: "Voi mi dovete spiegare come mai quando faccio Picnic a Hanging Rock per voi sono un Autore e quando faccio film come questo no... eppure io sono sempre lo stesso e lavoro sempre al solito modo, aldilà del budget che ho a disposizione!" Come dargli torto?
Insomma, per me i film si dividono semplicemente in belli e brutti. Indipendentemente da quanto sono costati e da quanti soldi incasseranno. E un bel film commerciale lo recensirò sempre, come ho fatto per Source Code.
Mentre invece non recensirò mai film come Pirati dei Caraibi, Fast & Furious, Red, Thor o Beastly... perchè? Semplice, perchè non ho alcuna intenzione di andarli a vedere! E chiaramente non posso recensire un film che non ho visto. Ma, badate bene, non lo faccio per snobismo o per andare controcorrente. Lo faccio perchè film del genere non suscitano più alcun interesse su di me. Sono film 'standardizzati', magari anche fatti bene, ma dove lo spettatore che va a vederli sa esattamente quello che trova.
Questo, per carità, non è necessariamente un male... ma uno come me, che in quasi quarant'anni di vita ha visto centinaia di film, ormai è difficile che trovi lo stimolo per vedere pellicole che sono fatte con lo stampino, assolutamente stereotipate, e dove puoi stupirti (se va bene) solo con qualche mirabolante effetto speciale.
'Quelli come me', che amano il Cinema come 'opera d'ingegno' e non come 'prodotto industriale', vogliono cercare di stupirsi con le idee, e non con i trucchetti visivi. Vogliono vedere un film per cercare di apprendere qualcosa di nuovo, per creare spunti di discussione, per emozionarsi, ridere o incazzarsi, purchè in presenza di un'idea vera, e non di una sceneggiatura precotta. Per questo non troverete su queste pagine recensioni di pellicole come quelle che ho appena citato. Tanto quelle potete trovarle da qualunque altra parte, e saranno tutte uguali, proprio come i film.
Però troverete presto (spero!) commenti su L'albero della vita, su Mr. Beaver, su Corpo celeste, ecc... film magari non perfetti, magari anche sbagliati (speriamo di no!), ma senz'altro in grado di mettere in moto il cervello! Piaciuta la risposta?
Beh, la risposta può essere semplice o complessa a seconda dei casi. Ma mi sento comunque in dovere di darvela, se avete la pazienza di seguirmi.
Innanzitutto bisogna chiarire una cosa, che poi è l'aspetto fondamentale di questa discussione: che cosa s'intende per 'cinema commerciale'? Quello che incassa di più? Quello più 'nazional-popolare'? Quello più banale, di grana grossa, fatto apposta per attirare al cinema masse di spettatori non disposti a mettere in funzione il cervello durante il film? O, più semplicemente, un cinema fatto per arrivare meglio alla gente, pur senza scendere nella volgarità o nella semplificazione? Io credo a quest'ultima ipotesi, e il discorso è interessante perchè da noi spesso 'commerciale' fa rima con 'volgare', ed è soggetto a critiche e reprimende da parte di chi si ritiene un 'cinefilo-doc', che rifiuta a priori certe (presunte) porcherie.
Beh, io credo che il discorso sia un po' più complesso. Nel senso che non necessariamente un film commerciale deve essere per forza brutto. Anzi. Prendiamo, ad esempio, l'ultimo film di Duncan Jones, Source Code. Nessuno può negare che sia un film 'commerciale': è costato diversi milioni di dollari, ha un cast di attori importanti, è un film d'azione (genere 'commerciale' per eccellenza) e di sicuro è molto, molto diverso dal precedente Moon, pellicola filosofica, riflessiva e cerebrale. Però Source Code è un gran bel film, e chissenefrega se è fatto per vaste platee... è bello e basta! Ricordo ancora una famosa intervista a Peter Weir che, un po' stizzito per le critiche rivolte a Master and Commander, rispose ai giornalisti: "Voi mi dovete spiegare come mai quando faccio Picnic a Hanging Rock per voi sono un Autore e quando faccio film come questo no... eppure io sono sempre lo stesso e lavoro sempre al solito modo, aldilà del budget che ho a disposizione!" Come dargli torto?
Insomma, per me i film si dividono semplicemente in belli e brutti. Indipendentemente da quanto sono costati e da quanti soldi incasseranno. E un bel film commerciale lo recensirò sempre, come ho fatto per Source Code.
Mentre invece non recensirò mai film come Pirati dei Caraibi, Fast & Furious, Red, Thor o Beastly... perchè? Semplice, perchè non ho alcuna intenzione di andarli a vedere! E chiaramente non posso recensire un film che non ho visto. Ma, badate bene, non lo faccio per snobismo o per andare controcorrente. Lo faccio perchè film del genere non suscitano più alcun interesse su di me. Sono film 'standardizzati', magari anche fatti bene, ma dove lo spettatore che va a vederli sa esattamente quello che trova.
Questo, per carità, non è necessariamente un male... ma uno come me, che in quasi quarant'anni di vita ha visto centinaia di film, ormai è difficile che trovi lo stimolo per vedere pellicole che sono fatte con lo stampino, assolutamente stereotipate, e dove puoi stupirti (se va bene) solo con qualche mirabolante effetto speciale.
'Quelli come me', che amano il Cinema come 'opera d'ingegno' e non come 'prodotto industriale', vogliono cercare di stupirsi con le idee, e non con i trucchetti visivi. Vogliono vedere un film per cercare di apprendere qualcosa di nuovo, per creare spunti di discussione, per emozionarsi, ridere o incazzarsi, purchè in presenza di un'idea vera, e non di una sceneggiatura precotta. Per questo non troverete su queste pagine recensioni di pellicole come quelle che ho appena citato. Tanto quelle potete trovarle da qualunque altra parte, e saranno tutte uguali, proprio come i film.
Però troverete presto (spero!) commenti su L'albero della vita, su Mr. Beaver, su Corpo celeste, ecc... film magari non perfetti, magari anche sbagliati (speriamo di no!), ma senz'altro in grado di mettere in moto il cervello! Piaciuta la risposta?
domenica 14 febbraio 2010
L'altra faccia di San Valentino
Oggi è San Valentino, ed è inutile non farci caso o fare finta che sia un giorno come tanti. Non lo è, per nessuno di noi: per chi è innamorato è un giorno speciale (forse il più speciale), per chi fa finta di essere innamorato è un giorno per fare i conti con la propria coscienza, per chi è single è un giorno di sottilissima invidia, mascherata da sbruffonaggine...
Ma San Valentino può essere anche un giorno triste, brutto, con la speranza che passi più in fretta possibile: lo è per chi è solo, non per propria scelta. Lo è per chi si sente abbandonato, tradito, per chi non riesce a trovare affetto o per chi non riesce a mostrarlo, per chi si sente a disagio, escluso, in un mondo che non capisce e che corre troppo veloce.
La solitudine è di chi si isola o si sente isolato, una condizione inadatta agli uomini, che sono "animali sociali", parafrasando Aristotele. Ci auguriamo che un
Ma San Valentino può essere anche un giorno triste, brutto, con la speranza che passi più in fretta possibile: lo è per chi è solo, non per propria scelta. Lo è per chi si sente abbandonato, tradito, per chi non riesce a trovare affetto o per chi non riesce a mostrarlo, per chi si sente a disagio, escluso, in un mondo che non capisce e che corre troppo veloce.
La solitudine è di chi si isola o si sente isolato, una condizione inadatta agli uomini, che sono "animali sociali", parafrasando Aristotele. Ci auguriamo che un
giorno, in questo mondo, possa essere un San Valentino per tutti.
1. Umberto D. La solitudine di chi è anziano, di chi è fuori dalla giostra della vita. La salvezza può materializzarsi in una cagnolina, l'unico essere non-umano a manifestare un po' di umanità.
2. Tra le nuvole. La solitudine di chi vive a mille all'ora, ma ha paura di fermarsi. Di chi si crede invincibile, ma intorno a sè ha solo un mondo di carta.
3. Contact. La solitudine di chi rinuncia a tutto per seguire i propri ideali, rincorrendoli fino all fine. Eroismo, coraggio, testardaggine o egoismo?
4. Prova a prendermi. La solitudine di chi si prende gioco del mondo, ma alla fine fa terra bruciata intorno a se: l'inganno non paga, nè verso gli altri, nè (soprattutto) verso se stessi.
5. Taxi driver. La solitudine di "un uomo solitario e dimenticato, che deve disperatamente provare di essere vivo".
6. Le luci della sera. La solitudine dei poveracci, degli emarginati, dei disadattati, dei perdenti. Sarà forse vero che il denaro non dà la felicità, ma certo la povertà non aiuta le relazioni sociali...
7. Quel che resta del giorno. La soltudine più brutta, quella di chi ha visto passare tutti i treni della sua vita e non ha mai avuto il coraggio di salirci sopra.
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