venerdì 18 settembre 2026

RITORNO A BUENOS AIRES



titolo originale: RITORNO A BUENOS AIRES (ITALIA/BRASILE, 2026)
regia: MARCO BECHIS
sceneggiatura: MARCO BECHIS, VJAYA BECHIS BOLL
cast: ADRIANO GIANNINI, ANA CELENTANO, ADRIAN FONDARI, OLIVIA NUSS, MARCELO CHAPARRO, PAULA COHEN, VERONICA GEREZ
durata: 104 minuti
giudizio:



Mariano Guerra è un medico italo/argentino rifugiatosi in Italia per sfuggire alle persecuzioni della dittatura militare. Trentatrè anni dopo la sua fuga, l'uomo riceve una convocazione dal governo di Buenos Aires per testimoniare a un processo contro i suoi aguzzini. Il ritorno in Argentina significherà per lui rivedere gli spettri del passato, ma anche la possibilità di togliersi dalla coscienza un peso insormontabile...



Ci sono ritorni che hanno il sapore di una sfida. Per Marco Bechis "tornare" a Buenos Aires significa rimettere piede in un luogo che non è soltanto geografico, ma soprattutto personale. Il regista di Garage Olimpo torna a confrontarsi con il suo passato dopo quasi trent'anni, e lo fa quando il tempo trascorso potrebbe suggerirgli di guardare altrove. E invece no, perchè certe storie, inevitabilmente, non finiscono quando finiscono i film che le hanno raccontate.

Bechis quella storia la conosce bene. Per chi non lo sapesse, nel 1977 fu sequestrato dalla polizia argentina e rinchiuso in un centro clandestino di detenzione. Sopravvisse, lasciò il Paese e portò con sè un'esperienza che avrebbe segnato per sempre la sua vita e di conseguenza anche il suo cinema. Garage Olimpo, girato nel 1999, era stato il film della memoria brutale, quello che mostrava la macchina della repressione senza concedere allo spettatore ripari emotivi. Ritorno a Buenos Aires nasce invece da una necessità diversa: quella di chi, dopo decenni, torna a guardare il proprio passato e scopre che non è affatto passato...

Presentato, con mia grande sorpresa ed emozione, all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, nel Concorso principale, Ritorno a Buenos Aires racconta la vicenda (immaginaria, ma evidentemente autobiografica) di Mariano Guerra (un sorprendente Adriano Giannini), un medico che ha vissuto per trentatrè anni in Italia per sfuggire alla dittatura militare e rientra in Argentina per testimoniare contro gli aguzzini che lo sequestrarono e lo torturarono. Il processo non sarà solo un atto di giustizia, ma anche l'occasione per un confronto con i ricordi, i sensi di colpa, con tutto quello che la tortura può arrecare a un essere umano. Bechis racconta una sopravvivenza che non coincide con la liberazione: si può infatti uscire da una prigione (per motivi che non riveliamo) e restare prigionieri di quello che è successo.

E' qui che il film trova la sua forza più autentica. Non nella ricostruzione storica, pur importante, ma nel modo in cui il regista lascia affiorare la propria esperienza senza trasformarla in un'autobiografia dichiarata. Mariano Guerra diventa una figura attraverso cui Bechis torna a interrogare se stesso, il rapporto con la memoria e il prezzo che si paga per continuare a vivere. Adriano Giannini affronta il personaggio con grande intensità, con una prova tutta in sottrazione. Il suo Mariano è un uomo che parla poco, che porta il trauma nel corpo e nella mente prima ancora che nelle parole. L'attore evita ogni manierismo e restituisce una sofferenza trattenuta, quasi fisica, che rende credibile il percorso del protagonista.

Ritorno a Buenos Aires
non ha la violenza immediata di Garage Olimpo. E' un film più meditato, sofferto, se possibile ancora più doloroso poichè scava nello stato d'animo di un uomo che accetta di rivivere le atrocità del passato pur di scrollarsi di dosso un peso sulla coscienza fino allora insopportabile. E' un film durissimo, che procede a scatti, passando dall'opprimente silenzio interiore a momenti di grande intensità e violenza, arrivando talvolta fino al limite del buon gusto. La sceneggiatura è frammentaria, in certi punti anche un po' tirata via, ma è evidente che a Bechis non interessa tanto lo script quanto restituire il dolore e il travaglio che ha provato personalmente sulla sua pelle, per tanto tempo. 

Ritorno a Buenos Aires è un'opera crepuscolare, discontinua, attraversata dalla consapevolezza che il tempo non cancella le ferite e che la memoria, per quanto tormentata, rimane una forma di resistenza. Per Bechis, tornare alla sua storia dopo tanto tempo è un gesto cinematografico ma anche umano. Ed è proprio questa sovrapposizione tra vita e finzione a dare al film tutto il suo significato.

2 commenti:

  1. Più importante che bello direi. Regia piuttosto dozzinale, nulla a che vedere con i precedenti film di Bechis. In ogni caso sono contento di averlo visto: di questi tempi su certe vicende è sempre bene tenere alta l'attenzione.

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  2. Con Bechis cinema e vita si sovrappongono. E' impossibile scindere le due cose e valutare il film solo dal punto di vista artistico. Significa non sapere o non capire chi è Bechis.

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