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titolo originale: SCUOLA DI SEDUZIONE (ITALIA, 2026)
regia: CARLO VERDONE
sceneggiatura: CARLO VERDONE, PASQUALE PLASTINO, LUCA MASTROGIOVANNI
cast: CARLO VERDONE, KARLA SOFIA GASCÓN, LINO GUANCIALE, VITTORIA PUCCINI,EURIDICE AXEN, BEATRICE ARNERA, ROMANO REGGIANI
durata: 115 minuti
giudizio: ★★☆☆☆
Sei persone, tutte accomunate da forti insicurezze in amore, si rivolgono a una "love coach" per migliorare i loro approcci e, soprattutto, provare a dare una svolta alle loro vite...
Mettiamo in chiaro una cosa: da "verdoniano" convinto e mai pentito, vorrò sempre bene a Carlo Verdone. Incondizionatamente, e a prescindere da quelle che saranno le sue opere future da qui per i prossimi 99 anni... allo stesso modo però, debbo dirlo, mi piange il cuore dover constatare ogni volta che esce un suo nuovo film la sua ormai (temo) irreversibile pochezza di idee, contenuti, stile e freschezza artistica. L'affetto resta intatto, ostinato, ma ogni nuovo film sembra chiederti uno sforzo in più per difenderlo. La sensazione dominante è quella di trovarsi di fronte a un vecchio amico stanco che fa cinema per sentirsi ancora vivo, ma che da tempo campa d'inerzia accontentandosi di galleggiare su formule ormai esauste.
Verdone resta un narratore profondamente umano, capace di intercettare fragilità e nevrosi con uno sguardo che in passato sapeva essere contemporaneamente feroce e tenero. In Scuola di seduzione però tutto è ricondotto ai minimi termini: l'idea di partenza, ovvero giocare con i codici della seduzione e delle relazioni contemporanee, avrebbe potuto essere terreno fertile per una digressione sull'identità maschile, sull'insicurezza cronica, sul bisogno disperato di piacere e apparire in una società ormai condannata all'apparenza. E invece l'ultimo Verdone si trasforma quasi subito in un contenitore vuoto e prevedibile, dove ogni situazione si sussegue all'altra ma senza mai davvero accendersi.
Rispetto al disastro quasi programmatico del precedente Si vive una volta sola, in Scuola di seduzione c'è perlomeno un ritorno alla dignità artistica. La regìa è meno sciatta, e in qualche momento si (ri)vede anche la voglia, seppure timida, di rimettere ordine nel racconto e cercare un minimo di costruzione. Ma è un miglioramento inconsistente, vacuo, più tecnico che sostanziale. Il problema resta a monte: la scrittura. Verdone si affida a due sceneggiatori di fiducia, Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, ma manca lo stesso la "verve", la genialità: i personaggi sembrano abbozzati, le dinamiche già viste, i dialoghi raramente colpiscono. Dove una volta c'erano i tempi comici, oggi c'è un andamento stanco, quasi svogliato.
E poi c'è quella sensazione difficile da ignorare: Verdone che cita se stesso e gira a vuoto, senza più reinventarsi. Non c'è nostalgia, ma ripetizione. I tic, le insicurezze, la figure maschili inadeguate... tutto torna, ma senza quella scintilla che una volta ti facere ridere a crepapelle e che ora, se va bene, ti fa sorridere a mezza bocca. E' come rivedere una vecchia fotografia un po' sbiadita: riconosci tutto, ma non provi più lo stesso coinvolgimento.Nemmeno il confronto con la serialità recente (le quattro stagioni di Vita da Carlo) gioca a suo favore: lì almeno c'era un'idea metanarrativa che dava senso alla storia, soprattutto nella prima stagione, la migliore. Qui invece si torna a un cinema fatto di sketch, che sembra non sapere più cosa raccontare davvero, se non una versione sempre più pallida di un universo già esplorato fino allo sfinimento.
Ciò che più stona, alla fine, non è la bruttezza (perchè Scuola di seduzione non è nè un film brutto nè un film sbagliato) ma la sua irrilevanza. Scorre, si lascia guardare, strappa qualche sorriso tiepido, ma non ti resta niente. E da uno come Verdone, che in una carriera intera ha saputo costruire interi pezzi di immaginario collettivo, è forse il peccato più grave. Lo dico chiaro: mai mi permetterò di consigliare a Carlo di godersi la meritata pensione, perchè non sono nessuno per poterlo fare, ma personalmente credo che questo potrebbe essere il suo ultimo film che vedrò... perchè da ora in avanti preferisco ricordarlo come regista vero. Non è un tradimento, ma una forma di rispetto.




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