
Tre film "veneziani", tre approcci diversi, un unico fil rouge: personaggi alla deriva, alle prese con identità fragili che sfuggono. Dalla commedia nera nordica (Mio fratello è un vichingo), al crime-movie di genere italiano (Ammazzare stanca), fino all'adattamento letterario d'autore (Lo Straniero), per un cinema che sembra osservare l'uomo quando perde il controllo (della memoria, della libertà, o semplicemente del senso delle cose). Tre film che raccontano, ciascuno a modo loro, quanto sia difficile fare i conti con se stessi. E forse è proprio in questa tensione irrisolta che queste tre pellicole trovano la loro ragion d'essere...
MIO FRATELLO È UN VICHINGO
(di Anders Thomas Jensen, Svezia 2025)

Un rapinatore di banche esce di prigione dopo quindici anni e si mette subito in cerca della refurtiva nascosta. Piccolo problema: il fratello, a suo tempo complice e l'unico a sapere dove si trova il "tesoro", è ormai fuori di testa e non ricorda più niente... i due fratelli partono così per un road-movie inaspettato allo scopo di ritrovare il denaro e conoscersi davvero. Esilarante commedia nordica con un Mads Mikkelsen che ormai può permettersi di fare ciò che vuole, anche gigioneggiare amabilmente in un ruolo comico. Film non perfetto ma divertentissimo, con bruschi cambi di ritmo e un humour un po' pesante che non magari piacerà a tutti, ma assolutamente coinvolgente. Presentato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia e passato purtroppo in sordina, eppure (distribuzione permettendo) potrebbe essere un buon titolo per una Pasqua all'insegna del cinema meno impegnato ma comunque d'autore.
giudizio: ★★★☆☆
AMMAZZARE STANCA
(di Daniele Vicari, Italia 2025)
È un'altra storia vera quella portata sul grande schermo da Daniele Vicari, nella fattispecie quella di Antonio Zagari, mafioso calabrese residente al nord e divenuto in seguito collaboratore di giustizia, in un film che ne evita la glorificazione ma che allo stesso fatica a scandagliare certi momenti di conflitto interiore. Vicari mette in scena la vicenda con crudo realismo e movimenti di macchina azzeccati (come sempre) ma il percorso del protagonista verso il pentimento resta vago, quasi posticcio. I punti di forza del film sono una regìa e un cast assolutamente convincenti (bravissimi Gabriel Montesi e Vinicio Marchioni, così come l'emergente Selene Caramazza) nonchè la fotografia "sporca" (di Gherardo Gossi) tipicamente anni '70, che fa presa sullo spettatore. Vicari ha dichiarato che è stato spinto a mettere in scena questa storia perchè desideroso di girare un film sulla perdita della libertà, ma la sensazione è che il cinema di genere non gli si confaccia troppo. Il risultato comunque è più che dignitoso.
giudizio: ★★★☆☆
LO STRANIERO
(di François Ozon, Francia 2025)

Un film del prolificissimo François Ozon merita sempre la visione, anche quando (come in questo caso) l'estetica si rivela superiore al messaggio. Ozon mette in scena una versione piuttosto classica de Lo Straniero di Camus, adattando il romanzo in maniera quasi filologica. Ma il ritmo, lentissimo, quasi opprimente (come il libro, del resto) non giova alla fruibilità del film, nonostante l'impegno e il carisma del protagonista Benjamin Voisin, nuova star del cinema francese e afasico quanto basta per interpretare il personaggio. Confezione al solito di gran classe, in un bianco e nero da dieci e lode fotografato mirabilmente da Manuel Dacosse.
giudizio: ★★★☆☆
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