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lunedì 19 novembre 2012

JODIE 50 !

Ci siamo finalmente!! La 'nostra' Jodie oggi compie 50 anni, di cui 47 di carriera... nemmeno a scriverlo sembra vero! Noi abbiamo cominciato da tempo a renderle omaggio, riscoprendola con i suoi film più belli, uno ogni mese. E sorprendendoci ancora oggi della versatilità di una attrice/regista/donna straordinaria: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la cinepresa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. 

E allora glielo diciamo fortissimo: altri 100 di questi giorni, splendida Jodie !
 
La definizione più bella di lei l'ha data Jon Amiel, il regista di Sommersby: "Se esistesse una perfetta macchina per recitare, questa assomiglierebbe a Jodie", e in effetti in ogni film (bello o brutto che sia) si resta stupiti dalla professionalità, dalla bravura, dalla classe di questa immensa attrice, il primo "amore cinefilo"della mia vita... e pertanto non potevo non aprire questa rubrica con la mia "attrice del cuore", che mi ha accompagnato fino ad oggi regalandomi emozioni uniche, e pagine di celluloide di rara bellezza.
'Il silenzio degli innocenti', 1991

L'abbiamo vista tante volte Jodie, e ci ha sempre fatto palpitare: l'abbiamo vista col terrore negli occhi ne Il silenzio degli innocenti, aggrappata cocciutamente a un sogno impossibile e romantico in Contact, mutilata di capelli, anima e pietà in Sotto Accusa... l'abbiamo vista già a tre anni col culetto nudo e maliziosamente scoperto da un cagnaccio nella pubblicità della Coppertone, e quello stesso culetto (ben più sodo e stretto da striminziti hot-pants) pochi anni dopo in Taxi-Driver, dove aveva stregato perfino il guru Scorsese. E ancora, sorprendentemente e appassionatamente erotica in Ore Contate, filmaccio sconclusionato e "maledetto" di Dennis Hopper, e sporca, imbruttita e selvaggia in Nell, il suo ruolo più estremo. E come non ricordarla, raggiante, spiritosa e stronzetta in Maverick, accanto al gigione Mel Gibson, o ancora "adulta" e glaciale in Inside Man e Panic Room? Film diversissimi tra loro, non tutti memorabili, qualcuno assolutamente brutto, ma tutti tenuti a galla dalle straordinarie performance di questo scricciolo di soli 165 centimetri ma dotato di una tempra d'acciaio.

'Contact', 1997
Jodie Foster è una delle attrici più potenti e stimate di Hollywood, e ormai può permettersi di tutto, perfino di scegliersi i ruoli che vuole (prerogativa riservata a pochissimi eletti, speciamente in campo femminile e specialmente dopo i fatidici 'anta'), i personaggi da lei interpretati hanno tutti un comune denominatore: sono donne coraggiose, indipendenti, risolute e, soprattutto, sole. E la solitudine, come vedremo, sarà una costante della sua vita.

Jodie nasce a Los Angeles nel 1962, figlia di un padre violento e di una madre lesbica e sciroccata: sarà lei che dopo essere stata abbandonata dal coniuge "convincerà" la figlia, a soli tre anni, a girare spot pubblicitari per mandare avanti la baracca. E Jodie comincia così la sua carriera, sbattuta precocemente sopra un palcoscenico dal quale non si staccherà più: reclutata dalla Disney, che ha visto lungo sulle potenzialità della ragazzina, a tredici anni ha già girato 22 film. A quattordici ottiene il ruolo della vita: in Taxi Driver, Scorsese la fa recitare accanto a DeNiro facendole (s)vestire i panni di Easy, la baby-prostituta che batte il quartiere che Travis Bickle ha deciso di ripulire. La produzione, preoccupata, la fa affincare da uno psicologo, ma lei tranquillissima afferma che "so distinguere benissimo la realtà dalla finzione". E' la prima nomination all'Oscar, che la lancia nell'olimpo di Hollywood.

'Sotto accusa', 1988
Eppure la piccola non si monta la testa: a differenza di tanti altri baby-colleghi, caduti in disgrazia perchè travolti da una notorietà improvvisa e devastante, Jodie si muove nello star-system col piglio di una veterana: comincia ad amministrare i suoi affari da sola, staccandosi dalla mamma-manager scroccona e possessiva e dalle grinfie di un fratello invidioso e mediocre, e diventa una stella di prima grandezza, capace di far perdere la testa a registi e produttori. E non solo: nel 1980 un maniaco paranoico spara al presidente Reagan, motivando l'assurdo gesto come un modo per farsi notare dalla nostra Jodie, della quale è perdutamente innamorato...

'Taxi Driver', 1976
"Non ho mai avuto un'infanzia, un compagno di giochi, un fidanzatino... non ho avuto il tempo". E' una frase che la Foster ripete stesso, senza vergogna ma con gli occhi velati di malinconia. Ha avuto una vita senza respiro, problematica, travolgente, faticosa, e lo spettatore più attento non può non coglierne le tracce nei ruoli che interpreta nei suoi film: tutte parti di donne tese, caparbie, nevrotiche e, come dicevamo, drammaticamente sole. Una vita al massimo, come direbbe Vasco, nella quale non si è fatta mancare nulla, trovando il tempo perfino di imparare il francese e l'italiano (proprio così!), nonchè di laurearsi per ben DUE volte a Yale, naturalmente con il massimo dei voti... Fioccano le proposte, i premi, i film importanti: Sotto Accusa, del 1988, le regala il primo Oscar, seguito a ruota dal secondo, nel 1991, con Il silenzio degli innocenti, dove interpreta il personaggio forse più famoso della sua carriera, quello di Clarice Starling, giovane recluta dell'Fbi costretta a scendere a patti col crimanale-cannibale Hannibal Lecter, che le chiederà in cambio i suoi segreti più intimi: è un'interpretazione leggendaria per temperamento, magneticità, attrattiva. Solo Anthony Hopkins le starà al passo, ma resterà prigioniero del ruolo per tutta la vita. Jodie invece proseguirà ancora, regalandoci altre interpretazioni memorabili (Contact su tutte, film straordinario e sottovalutatissimo) e diventanto addirittura regista, dirigendo due film deliziosi e importanti come Il mio piccolo genio e il "gioiellino" A casa per le vacanze (purtroppo sconosciuto in Italia). All'età di trent'anni Jodie Foster ha già ottenuto tutto ciò che un attore sogna di ricevere in una carriera intera.

Da qui il desiderio di fermarsi, di dedicarsi a quella vita privata che non ha mai avuto. La sua decisione di avere due figli con l'inseminazione artificiale, senza rivelare il nome del padre, suscita scandalo nell'America benpensante e bacchettona, ma lei se ne frega altamente. Riservatissima sul proprio conto, solo molti anni più tardi farà "outing" rivelando di essere omosessuale, e prediligendo sempre compagne molto più grandi lei, quasi per non farsi mancare quell'amore materno, filiale, del quale non ha mai potuto godere... Jodie adesso è madre felice di due ragazzi, ormai quasi adolescenti, e si dedica al cinema solo per passione: sceglie i film in base al ruolo da interpretare e a ciò che gli trasmette il personaggio, compatibilmente con le sue esigenze di genitore: nessuno meglio di lei sa cosa vuol dire essere bambina-prodigio, con tutte le conseguenze che occorrono. Eppure anche lavorando 'part-time' riesce lo stesso a lasciare il segno, rinunciando anche all'idea di essere una one-woman-show: le sue interpretazioni in Inside Man e in Carnage sono piccole ma sempre impeccabili, a cui si aggiunge poi la sua terza prova da regista con Mr. Beaver: film particolarissimo, imperfetto, ma molto coraggioso, con cui non indugia a rimettersi in gioco. Anche a 50 anni!
Lunga vita, cara Jodie!

mercoledì 31 ottobre 2012

JODIE 50 - I FILM - A CASA PER LE VACANZE

I festeggiamenti per la 'nostra' Jodie stanno per giungere al loro culmine: il prossimo 19 novembre sarà un giorno speciale, ovvero il suo 50. compleanno! Ma noi abbiamo cominciato da tempo a renderle omaggio, riscoprendola con i suoi film più belli, uno ogni mese. Ma Jodie, per chi ancora non lo sapesse, ha dato il meglio di sè anche dietro la macchina da presa. E questo delizioso film che recensiamo qui sotto ne è la prova. L'ennesimo esempio di versatilità di una attrice/regista/donna straordinaria: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la cinepresa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie Foster ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.

A casa per le vacanze (id., USA 1995) di Jodie Foster
 

La festa è quella del Ringraziamento, ma per noi cambia poco... i riti sono gli stessi e pure le situazioni. Ogni anno con l'approssimarsi del Natale mi viene spontaneo rivedere questo film spassosissimo e malinconico, opera seconda da regista di Jodie Foster. Una commedia dolceamara, imperniata sul tema della famiglia, sempre caro alla regista e con ovvi riferimenti alla propria situazione personale: la Foster, come si sa, non ha mai avuto una famiglia 'normale', e il messaggio del film è chiaro: la famiglia, per quanto strampalata, oppresiva, soffocante, improbabile che sia, è sempre la famiglia, e i legami di sangue sono più forti di ogni altra cosa. Malgrado, davvero, tutto quello che può succedere nel Pranzo del Thanksgiving!

Il film è infatti la cronaca di una 'giornata' particolare: quella di Claudia, ragazza-madre trentenne che torna a casa dai suoi genitori per il giorno del Ringraziamento. Le cose non le vanno necessariamente benissimo: è raffreddata e malaticcia, ha appena perso il lavoro, la figlia adolescente è rimasta a casa da sola col chiaro intento di perdere la verginità in quel weekend, la aspetta una riunione di famiglia che somiglia davvero a un incubo: ritroverà la madre conformista e iper-protettiva, il padre malinconico e bonaccione, una zia arteriosclerotica e fuori di testa, il fratello gay e 'destabilizzante', la sorella e il cognato (con tanto di nipote) convinti di essere l'unica coppia 'normale' in un 'universo' del genere... aggiungete poi un vicino triste e sfigato, da sempre innamorato (e mai ricambiato) di lei, una compagna di scuola oca e antipaticissima che è riuscita a sposare l'uomo giusto', il tacchino d'ordinanza che non vuol saperne di farsi affettare e, per contrappasso, i 'lunghi coltelli' che si affileranno man mano che procede la 'reunion'...



In pratica, c'è di tutto e di più per impazzire: ma Claudia (una strepitosa Holly Hunter, evidente alter-ego della regista) sa bene che non può farne a meno. Perchè come dice la stessa Foster 'stare in famiglia è come stare in ascensore con gente con cui non si ha niente da spartire. Ti fa sentire a disagio ma ci devi stare, perchè in quel momento non hai nessuno fuorchè loro'.
Il film deve molto alle commedie di Woody Allen (le analogie con Interiors sono evidenti), e ha un andamento di pari passo con la tradizione dei 'pranzi d'occasione': scoppiettante, divertentissimo, acido nella prima parte, si fa sempre più delicato e malinconico man mano che avanzano le portate in tavola. E il finale, con gli animi finalmente sereni dopo la 'bufera', con padre e figlia da soli che riguardano i filmini dell'infanzia, strappa più di qualche lacrima.


Insomma: un piccolo gioiello, impreziosito da un manipolo di attori 'stagionati' e straordinari: oltre alla Hunter troviamo Anne Bancroft, Geraldine Chaplin, Charles Durning, Robert Downey jr. (forse nella sua migliore interpretazione). E' un vero peccato che una pellicola così carina sia praticamente introvabile in Italia: uscita all'epoca in vhs non è mai stata riversata in dvd e non esiste una versione in commercio. La si trova solo on-line d'importazione (in lingua originale senza sottotitoli) oppure bisogna aspettare qualche raro passaggio televisivo.
In tal caso non lasciatevelo scappare!

venerdì 5 ottobre 2012

JODIE 50 - I FILM - CONTACT

Continuiamo a festeggiare la 'nostra' Jodie: il suo compleanno sarà il 19 novembre, ma noi abbiamo cominciato da tempo a renderle omaggio, con un film al mese. Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.

CONTACT (id., 1997) di Robert Zemeckis



Quando nell'ormai lontano 1997 a Robert Zemeckis fu commissionata la regia di Contact, tratto dal libro-bestseller dello scienziato francese Carl Sagan, credo che nemmeno lui stesso riuscì ad intuire l'enorme portata di quest'opera, che oggi possiamo annoverare come uno dei pochi veri "cult" della fantascienza di fine secolo.

Contact è un film complesso, stratificato, che mette molta carne al fuoco e paga anch'esso (come tutti i film commerciali!) un prezzo all'industria hollywoodiana, vedi la presenza - non troppo necessaria - dell'aitante Matthew McCounaughey, eppure resta, a mio modestissimo parere, una pietra miliare della fantascienza "adulta", degno epigono (e non me ne frega di apparire blasfemo!) di 2001: odissea nello spazio, di cui può apparire come la versione "attualizzata" ai giorni nostri, aggiornata alla società moderna e multietnica di oggi (con tutti i problemi e le opportunità che ne conseguono).

La trama è nota: Ellie Arroway, una giovane scienziata determinata e idealista (e soprattutto atea), riesce a captare un messaggio alieno proveniente dalla stella Vega, che sembra contenere una richiesta di aiuto. Nel messaggio sono contenute le istruzioni per costruire una specie di macchina del tempo, che dovrà servire a trasportare un passeggero a cui sarà affidato il compito del sospirato "contatto". Ovvio che toccherà proprio ad Ellie salire sulla navetta, che la porterà a compiere il più straordinario viaggio della sua vita...

E' ovviamente superfluo specificare che Ellie Arroway è interpretata dalla nostra cara, immensa, superlativa Jodie Foster, qui nel ruolo più bello e sentito della sua straordinaria carriera: una donna sola, colta, tenace, testarda, intrepida, che si muove con le proprie gambe in un mondo pieno di pregiudizi e prevaricazioni, sola contro tutti, con l'unica forza delle proprie convinzioni. Un ruolo tagliato su misura per questa attrice poliedrica e bellissima, che rispecchia in modo lampante la sua carriera e la sua vita.

Contact affronta tematiche complesse e delicate quali il rapporto tra scienza e religione (chi dovrà essere il "messaggero" terrestre? L'atea Ellie o un un uomo credente e devoto?), le implicazioni politiche e sociologiche (quale nazione dovrà costruire la navetta? saranno fondi pubblici o privati?), le mille problematiche di una società multirazziale che dovrà collaborare per rappresentare unitariamente l'intero pianeta al cospetto degli alieni. Eppure, nonostante tutto ciò, Contact è un film incredibilmente poetico, romantico, sognatore, che prende per mano lo spettatore e lo conduce fino ai confini dell'immaginario umano: noi vediamo con gli occhi di Ellie e, soprattutto, ascoltiamo attraverso di lei le mille sensazioni della sua incredibile avventura, e come lei ci poniamo le stesse domande che sono alla base del film: siamo soli nell'Universo? Potremmo mai incontrarci con qualcuno? Saremo pronti a farlo? Come ci porremo di fronte a "loro"? Le risposte stanno tutte negli occhi di Ellie, in quelle pupille avide di conoscenza che sin dalla primissima scena ci fanno capire "da che parte stanno": in uno degli incipit più belli della storia del cinema ci accorgiamo di quanto siamo piccoli, sperduti e insignificanti al cospetto della Galassia... e allora come potremmo pensare di essere soli? Del resto "Un Universo così grande solo per noi... sarebbe un'enorme spreco di spazio!"

giovedì 23 agosto 2012

JODIE 50 - I FILM - Nell


Il suo compleanno è il 19 novembre, ma noi cominciamo a festeggiarla adesso... perchè? Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.


NELL (id., USA 1994) di Michael Apted



Quasi quattro mesi trascorsi vivendo davvero in una capanna, senza trucco, senza parrucchiere, senza depilarsi la gambe, mangiando pesce e carne cruda e imparando a parlare una lingua insensata. Questa è Jodie Foster. E pazienza se Nell, nella sterminata filmografia della nostra piccola grande donna, rappresenta forse uno dei punti qualitativamente più bassi... secondo voi quante attrici avrebbero accettato di fare quello che ha fatto lei?

Nell è la storia di una ragazza 'selvaggia', abbandonata, vissuta da sola in mezzo ai boschi e che parla un linguaggio sconosciuto agli uomini a causa di una malformazione alle corde vocali. Un giorno incontra un dottore e una psicologa che faranno di tutto per aiutarla e introdurla nel nostro mondo, compreso il cercare di preservarla dalla morbosa curiosità dei media che vorrebbero farne un fenomeno da baraccone. 

La storia, come si vede, ricalca molto da vicino Il ragazzo selvaggio (qui in versione femminile) di François Truffaut, anche se gli esiti sono (purtroppo) molto diversi: Nell, nonostante il prodigarsi anima e corpo di Jodie, non riesce a sollevarsi da una patina eccessivamente buonista, con esagerati richiami 'new age': peccato perchè il regista Michael Apted è tuttora un valente documentarista, e sicuramente un taglio più 'scientifico' e meno melassoso a questa pellicola avrebbe di sicuro giovato... pazienza.

Fermo restando comunque che la Foster è, come al solito, assolutamente 'mostruosa' nella sua interpretazione: "All'inizio - disse - essendo io una persona che ama avere il controllo delle cose ero terrorizzata da questa parte: credevo che sarebbe stata difficile e che sarei stata molto infelice. Alla fine delle riprese ero felice come un'allodola!"

Logico, per una che sa rendere ordinarie anche le missioni impossibili. 
E' la Foster, bellezza! 

mercoledì 25 luglio 2012

JODIE 50 - I FILM - Il silenzio degli innocenti


Il suo compleanno è il 19 novembre, ma noi cominciamo a festeggiarla adesso... perchè? Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.


IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (The silence of the lambs, USA 1991) di Jonathan Demme


In principio doveva essere Michelle Pfeiffer, che rifiutò schifata la parte definendola 'troppo cupa'. Anche Meg Ryan, all'epoca la 'fidanzatina d'America', non se la sentì di macchiare la sua immagine. Mentre Laura Dern era effettivamente troppo giovane per il ruolo... La 'leggenda' racconta che il regista Jonathan Demme si convinse a affidare la parte a Jodie Foster solo dopo aver visto la sua immagine sul manifesto del film. Jodie voleva assolutamente essere Clarice Starling, e forse fu un segno del destino: non capita tutti i giorni di passare alla storia del cinema dopo essere stata la quarta scelta per il ruolo della vita!

La sua Clarice, infatti, è uno dei ruoli femminili più belli di sempre. E se tutti ricordano Il silenzio degli innocenti in primis per la performance 'mostruosa' (in tutti i sensi)  di Anthony Hopkins, in un ruolo che gli resterà appiccicato addosso per la vita, il personaggio di Clarice è perfino commovente nel suo ritratto di giovane recluta che accetta di essere 'violentata' nella propria anima pur di salvare la vita di una vittima inerme.

Capolavoro assoluto, autentica esperienza visiva e (soprattutto) psicologica, il film di Demme è uno di quelli che ti segnano per sempre, ineguagliabile per l'incredibile forza malvagia che sprigiona e per la soggettiva che obbliga lo spettatore a mettersi sullo stesso piano dell'assassino, ad osservare senza essere visto l'ansimare al buio della propria preda.  Il silenzio degli innocenti è un trattato sulla pazzia, una tesi di laurea sull'orrore e la bestialità umana, girato sotto forma di thriller psicologico che attraverso un uso smodato e ossessivo dei primi piani va ben oltre i limiti della sopportazione, stordendoci con sequenze di insostenibile tensione, corredate impeccabilmente dalla partitura musicale di Howard Shore.

Una visione cupa, apocalittica, senza appello della società moderna. Il film sembra dirci che l'orrore è prima di tutto dentro di noi, nell'intimità dei nostri pensieri, e che tutti noi in primo luogo siamo i colpevoli della malvagità del mondo che ci circonda. Una società malata a tal punto da assuefarci a tutto, anche a personaggi come Hannibal Lecter, che anzi catturano morbosamente l'attenzione del pubblico 'malato' di cronaca nera.

Ed ecco perchè, allora, sentiamo disperatamente il bisogno di persone come Clarice Starling, capaci di restituirci una speranza e un'immagine 'umana' della giustizia terrena. Sono passati oltre vent'anni dall'uscita de Il silenzio degli innocenti, ma la carica emotiva di questa pellicola è ancora straordinariamente intatta, anche dopo decine di visioni  e passaggi televisivi. Negli occhi di Jodie c'è la consapevolezza che la normalità è ancora possibile. Una grande lezione di cinema e di vita.


sabato 16 giugno 2012

JODIE 50 - I FILM - Ore contate


 Il suo compleanno è il 19 novembre, ma noi cominciamo a festeggiarla adesso... perchè? Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.


ORE CONTATE (Backtrack, USA 1989) di Dennis Hopper


Un film 'maledetto' come il suo regista, sconclusionato, inverosimile, travagliatissimo: Dennis Hopper volle fare tutto di testa sua, scontrandosi frontalmente con la produzione che lo fece fuori appena finite le riprese. Distribuito in poche copie e col nome fittizio alla regia di Alan Smithee, la pellicola fu un fiasco colossale, sebbene annoverasse un cast che dire da capogiro è poco... oltre allo stesso Hopper c'erano John Turturro, Charlie Sheen, Joe Pesci, Dean Stockwell, e addirittura uno spaesato Bob Dylan!
E poi ovviamente c'era lei, Jodie. Che mai, in tutta la sua sterminata carriera, è stata così bella, sexy e provocante come in questo film. Per questo Ore Contate è un piccolo 'must' per noi 'fosteriani' incalliti: è il film che ci ha fatto ammirare Jodie, per una volta, nient'altro che per la sua bellezza. 

Jodie interpreta Anne Benton, artista pop losangelina che assiste  del tutto involontariamente ad una resa dei conti tra mafiosi. Accortosi di lei, il boss locale cerca in tutti i modi di ritrovarla e ucciderla, affinchè tenga la bocca chiusa. Si scatena così una 'caccia alla donna' in grande stile, viene perfino assoldato un sicario di professione, Milo (Hopper), che però una volta individuata la preda, finisce per innamorarsene perdutamente... 

La bella e il delinquente. La fuga. Gli inseguimenti. Gli spari. Il sesso. La strada. Il desiderio di rifarsi una vita anni luce più lontano. In Ore Contate c'è tutto e il contrario di tutto, un calderone di emozioni che mescola follia e sentimento, crudeltà e bontà d'animo, morte e poesia. E' una stralunata discesa agli inferi, talmente kitsch da risultare indimenticabile. Non si contano le scene da mandare a memoria: Jodie che si spoglia davanti al sicario, lui che le compra le paste alla fragola, il duello all'interno della centrale elettrica...

Non sarà mai ricordato in nessun dizionario di cinema. Ma per noi Ore Contate resterà per sempre davanti ai nostri occhi. Vedere per credere.

giovedì 24 maggio 2012

JODIE 50- I FILM - Sotto accusa


Il suo compleanno è il 19 novembre, ma noi cominciamo a festeggiarla adesso... perchè? Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.


SOTTO ACCUSA (The accused, USA 1988) di Jonathan Kaplan


A vederlo oggi nessuno si scandalizzerebbe più. In un'epoca 'anestetizzata' dai media e dal qualunquismo della gente, sempre più egoista e chiusa in se stessa, la notizia di una ragazza violentata su un flipper non riempirebbe nemmeno la quarta pagina di un giornale. Eppure, sembra incredibile, circa un quarto di secolo fa questo film 'scombinò' molte coscienze, provocando dibattiti su dibattiti nell'America bacchettona, benpensante e profondamente 'reaganiana' degli anni'80.

Sotto accusa è, semplicemente, la cronaca di uno stupro e la lotta di una persona 'normale' che cerca di far valere in tutte le sedi la propria dignità di donna e di essere umano nel difficile contesto storico appena descritto, intriso di ipocrisia e ignobile maschilismo. Ho detto persona 'normale' non a caso: Sarah Tobias, infatti, non è affatto una 'santarellina', ma una giovane donna con tanti problemi, tanti difetti, per niente simpatica e un anche un tantino sfigata. E' una donna che non piace allo spettatore, e non fa nulla per farsi piacere. Volutamente.

Il regista ci pone di fronte alla terribile sequenza dello stupro, dimostrandoci che si tratta di un atto bestiale e inconcepibile, assolutamente non giustificabile, indipendentemente dalle qualità morali della vittima. Jodie Foster inaugura così la sua carrellata di personaggi femminili 'memorabili', contraddistinti da grande coraggio, furiosa determinazione e immensa solitudine. La performance di Jodie va ben oltre il suo primo Oscar: la sua Sarah Tobias è una figura che ci resta scolpita nella mente, che cattura il nostro sguardo e il nostro cuore, capace di offuscare chiunque, perfino i suoi violentatori che restano sempre in secondo piano perfino nell'interminabile scena-madre...


Film imperfetto, eppure ancora disturbante. All'epoca fu censurato e tagliato nei passaggi televisivi, oggi praticamente assenti. Jodie appare radiosa e 'selvaggia', dolente e ribelle. Questo film la catapultò nell'olimpo di Hollywood, dal quale non verrà però stritolata. Esattamente come la sua Sarah .

domenica 29 aprile 2012

JODIE 50 - I FILM - Taxi driver

Il suo compleanno è il 19 novembre, ma noi cominciamo a festeggiarla adesso... perchè? Perchè Jodie Foster, al traguardo del mezzo secolo, è l'attrice 'moderna' che a nostro modestissimo parere ha meglio omaggiato il Cinema in tutti i suoi aspetti: l'abbiamo vista crescere (letteralmente) dietro la macchina da presa, l'abbiamo ammirata in ruoli sempre diversi a seconda delle stagioni della sua (e nostra) vita, l'abbiamo seguita in ogni sua trasformazione artistica. Sì, Jodie ci piace parecchio, non l'abbiamo mai nascosto... non sarà una 'moral guidance' (come ha fatto con Clint Eastwood il settimanale FilmTv), ma per noi rappresenta la bravura, la professionalità, l'incarnazione per un lavoro che fin da subito le è entrato dentro. Jodie è una perfetta 'macchina per recitare'. E noi la ricordiamo con i suoi film, che ci hanno accompagnato per mano. Crescendo insieme a lei.


TAXI DRIVER (id., USA 1976) di Martin Scorsese

Dodici anni (all'epoca delle riprese), già quattordici film alle spalle e un carattere d'acciaio (forgiato da un'infanzia trascorsa in modo non proprio... ordinario). Logico che la piccola Jodie, alla richiesta della madre di farla seguire da uno psicologo durante le riprese, abbia risposto candidamente "So distinguere benissimo la realtà dalla finzione". C'erano dubbi? Non per Martin Scorsese, che la volle a tutti i costi per quello che, a tutt'oggi, è ancora considerato il suo capolavoro. Un film-manifesto, simbolo della fine di un'epoca (quella del Sogno Americano) e della perdita dell'innocenza di una nazione intera che, all'indomani del Vietnam, si scopriva inopinatamente fragile e inquieta. 

Taxi Driver è la cronaca di una sconfitta, di una società che si rivela improvvisamente ostile e abietta, popolata di persone che non si conoscono, non si parlano, non vivono. Ci sono candidati alle elezioni che non capiscono nulla, uomini d'affari che spiano le loro mogli fedifraghe, donne senza morale e donne sfruttate, schiave e peccatrici, spesso entrambe le cose. Feccia, nient'altro che feccia.

In questo contesto Travis Bickle appare come la variabile impazzita, uno che sa di aver perso ma che non rinuncia a volere un mondo migliore. Forse, magari, per il semplice fatto di non riuscire a dormire. E' l'emblema della solitudine, dello spaesamento, dell'incapacità degli uomini di capire e di capirsi. Vaga in giro per la notte col suo taxi, semplicemente per sopravvivere, per stare al mondo, l'unico che conosce ma non l'unico possibile. Il suo personaggio ci ricorda un celebre racconto di E.A. Poe, 'L'uomo della folla', dove il protagonista si addentrava solitario in mezzo alla gente, semplicemente per non ascoltare il rumore del silenzio.

Ed ecco, allora, che la giovane prostituta Easy è allo stesso momento simbolo di deriva e di redenzione, di ingenuità e maturità precoce, di sacro e profano. Gli occhi della piccola Jodie sono quelli di chi, a dodici anni, hanno già visto tanto... cinema nel cinema, non troppo diverso, poi, dalla vita.