venerdì 23 ottobre 2026

GIOVANE, FRESCO E FUORI DAGLI SCHEMI: C'E' UN CINEMA ITALIANO CHE RIPARTE DAI GIOVANI (DOV'E' LA FIESTA? /BALCANICA /RIDER)


Finalmente qualcosa sembra muoversi nel cinema italiano. Dov’è la Fiesta?, Balcanica e Rider sono tre film molto diversi ma accomunati da una freschezza e da una voglia di sperimentare che fanno bene alla nostra produzione. È un cinema giovane, spesso alle prime armi, che sgomita per trovare spazio e farsi largo in mezzo a formule abusate e tanto vecchiume tipico del nostro Paese (non solo a livello cinematografico). Niccolò Gentili e Nicola Sorcinelli si cimentano con due esordi molto diversi, una commedia sentimentale e un dramma legato ai migranti, mentre Roan Johnson e Dade scommettono su uno scatenato musical hip-hop in cui persino i dialoghi sono tutti in rima. Tre strade differenti, tre modi di mettersi in gioco, con tre registi (anzi quattro) che contribuiscono a dare personalità ai rispettivi racconti. Certo, lo stile magari è ancora acerbo e le ingenuità non mancano, ma il punto è proprio questo: aldilà dei risultati, si avverte il desiderio di raccontare storie nuove senza limitarsi a ripetere quelle di sempre. E' un cinema che cerca il proprio spazio, anche con fatica, ma con idee, entusiasmo e una bella dose di incoscienza. E va sostenuto.




DOV'E' LA FIESTA?
(di Niccolò Gentili, Italia 2026)

Una commedia romantica fresca e intelligente, che dimostra come si possa far ridere e raccontare qualcosa di interessante anche attraverso una struttura neanche troppo innovativa. Al suo esordio alla regia, il toscano Niccolò Gentili parte dal furto dell’auto del protagonista per costruire una piccola odissea urbana, tra burocrazia, imprevisti e sentimenti che faticano a trovare una direzione. Ma dietro gli equivoci c’è il ritratto, ironico e mai troppo cinico, di una generazione che ha paura di impegnarsi e fatica a immaginare il futuro. Francesco Carril e Linda Caridi funzionano bene insieme, mentre Sergio Pierattini (strepitoso caratterista) e Giorgio Tirabassi regalano alcuni dei momenti più divertenti. Qualche divagazione di troppo e una scrittura a tratti didascalica frenano la corsa, ma il film mantiene una leggerezza tutt’altro che superficiale. Un esordio simpatico e promettente, che fa bene alla commedia italiana. Post-scritptum: la "Fiesta" del titolo è proprio il modello della Ford, che è stata effettivamente rubata allo stesso regista... da qui lo spunto per il film!
giudizio: ★★★☆☆



BALCANICA 
(di Nicola Sorcinelli, Italia 2026)

Il debuttante Nicola Sorcinelli affronta il dramma della rotta balcanica attraverso il viaggio di Nazar e Jalil, padre e figlio musicisti in fuga dall’Afghanistan, dove il regime talebano impedisce loro di suonare. Un racconto che alterna momenti di realismo a passaggi più intimi, evitando di trasformare la sofferenza dei migranti in semplice spettacolo. Bella prova della sempre bravissima Matilda De Angelis, nel ruolo della dottoressa volontaria che assiste i fuggitivi: lodevole la sua scelta di mettersi in gioco anche in produzioni a basso budget, nonostante una popolarità ormai consolidata. Altrettanto efficaci Babak Karimi e Ivar Wafaei, che danno credibilità al rapporto tra i due protagonisti. La musica accompagna il loro percorso senza diventare un espediente troppo facile, mentre lo sguardo del regista funziona meglio quando lascia parlare le immagini e i silenzi. Qualche dialogo esplicativo e una narrazione non sempre incisiva frenano il film, che resta comunque un esordio interessante, capace di affrontare un tema complesso con sensibilità e senza troppe forzature.
giudizio: ★★★☆☆


RIDER
(di Roan Johnson e Dade/Davide Pavanello, Italia 2026)

Un esperimento curioso e coraggioso, che prova a mescolare cinema e hip hop in una storia d’amore ambientata nella Milano delle disuguaglianze sociali. Sami è un rider che durante una festa di Capodanno incontra Nia, ragazza con cui nasce un’intesa destinata a cambiare la sua vita. Una simpatica favola moderna, con Sami nei panni di un "Cenerentolo" contemporaneo che si innamora di una ragazza apparentemente fuori dalla sua portata. La particolarità è che tutti i dialoghi, anche quelli non musicali, sono in rima: una scelta originale che dà al film un ritmo tutto suo, pur rischiando talvolta l’effetto filastrocca. Roan Johnson e Dade, quest’ultimo al suo esordio dietro la macchina da presa, scommettono su una formula insolita, in cui la parola diventa musica e la musica si fa racconto. Bravi Lorenzo Aloi e Kaze, i protagonisti, con quest’ultima davvero bellissima e sorprendente per naturalezza e sensibilità: insieme funzionano e rendono credibile la tenerezza di un rapporto che nasce quasi per caso. L’intreccio perde qua e là incisività. Non tutto convince allo stesso modo, ma l’energia musicale, l’ambientazione urbana e la voglia di sperimentare distinguono il film da molta produzione italiana.
giudizio: ★★★☆☆


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