titolo originale: THE ODYSSEY (USA, 2026)
regia: CHRISTOPHER NOLAN
sceneggiatura: CHRISTOPHER NOLAN
cast: MATT DAMON, ANNE HATHAWAY, TOM HOLLAND, ZENDAYA, ROBERT PATTINSON, LUPITA NYONG'O, BILL IRWIN, CHARLIZE THERON, BENNY SAFDIE, SAMANTHA MORTON, MIA GOTH, ELLIOT PAGE
durata: 172 minuti
giudizio: ★★★☆☆
Ulisse, re di Itaca e reduce dalla guerra di Troia, intraprende un lungo viaggio in mare per tornare in patria, in mezzo a mille difficoltà. Nonostante i venti sempre contrari (per volere degli Dei), riuscirà a finalmente a raggiungere Itaca e ricongiungersi con la moglie Penelope e il figlio Telemaco...
Chi segue questo blog sa bene che non sono mai stato nè un fan sfegatato nè un detrattore di Christopher Nolan. Ho sempre cercato di giudicare ogni suo film per quello che è, senza farmi trascinare dall'entusiasmo o dalle critiche virulente che accompagnano ogni sua uscita, soprattutto sui social. Del resto stiamo parlando di uno dei pochissimi registi contemporanei capaci di trasformare ogni suo lavoro in un evento (l'unico altro, forse, è Tarantino) e soprattutto capaci portare la gente al cinema solo con il suo nome. E Dio solo sa quanto il cinema oggi abbia bisogno di autori così.
Non tacciatemi quindi di lesa maestà se mi permetto di dire che questa Odissea non mi ha convinto fino in fondo, pur riconoscendo a Nolan tutta la sua abilità nel mettere in scena un impianto altamente spettacolare, al quale però manca un qualcosa per farmelo piacere del tutto... nella fattispecie quella che per me è la cosa più importante in un film, vale a dire l'emozione, l'empatia. Odissea è un kolossal ambizioso, imponente, che forse solo Nolan poteva realizzare al giorno d'oggi senza il rischio di scadere nel ridicolo. E' un grande film, che però non emoziona mai. Nolan ricade nel suo vecchio vizio, che speravo avesse superato con lo splendido Oppenheimer: quello di girare con stile e tecnica sopraffini, ma con pochissimo cuore.
Naturalmente, sarebbe profondamente ingiusto se mi fermassi solo a questa considerazione. Perchè Odissea è un film che merita a prescindere di essere visto, soprattutto al cinema. Girato in IMAX su pellicola 70mm, in barba ai costi (altissimi: 250 milioni di budget), Odissea è un'opera che pretende la visione sul grande schermo, diretta da un regista che crede ancora fermamente nel valore della sala cinematografica: ogni scena, ogni fotogramma ha infatti una forza tale da ricordarci perchè non dobbiamo MAI smettere di alzarci dal divano, comprare un biglietto e sederci al buio insieme ad altre persone. Per questo trovo abbastanza sterili molte delle polemiche nate attorno al film. Nolan non ha mai avuto l'intenzione di realizzare una trasposizione filologica del poema di Omero. Ha preso uno dei miti fondativi della nostra cultura e lo ha reinterpretato secondo la propria sensibilità. Si può discutere del risultato, non certo del diritto di farlo...
Il problema semmai è un altro. Perchè il viaggio di Ulisse raccontato da Nolan è straordinario da vedere ma non altrettanto da vivere. Matt Damon offre una prova solida, misurata, lontana dall'eroe invincibile di certa tradizione cinematografica. Il suo è un Ulisse stanco, segnato dal tempo, ostinato, profondamente umano. Eppure, nonostante l'interpretazione convincente, faccio fatica ad entrare davvero in sintonia con lui, e non per la recitazione: è Nolan che continua a privilegiare il meccanismo rispetto alle emozioni, ed è una caratteristica (per me un difetto) che accompagna gran parte della sua filmografia.
In Nolan, infatti, troppo spesso i personaggi sono pedine al servizio dell'intreccio. Funzionano perfettamente all'interno di una costruzione narrativa e complessa, ma raramente sembrano vivere al di fuori di essa. E così anche la nostalgia di Ulisse, il desiderio di tornare a Itaca, la paura di aver perso tutto quello che aveva lasciato, finiscono per rimanere quasi sempre in secondo piano rispetto alla grandiosità dello spettacolo. Ed un peccato, perchè l' Odissea prima ancora di essere un racconto epico è soprattutto la storia di un uomo stanco che vuole tornare a casa. Nolan racconta splendidamente il viaggio, molto meno le emozioni che spingono Ulisse a affrontarlo.
Paradossalmente, Odissea raggiunge il suo apice proprio quando cambia pelle. Quando smette di essere un kolossal epico e sfiora apertamente l'horror. La lunga parentesi dedicata a Circe (interpretata dalla brava Samantha Morton) è, a mio avviso, la migliore dell'intera pellicola: inquietante, visionaria, assecondata da un uso sapiente degli effetti speciali, mai invasivi e senza uso smodato della CGI per evitare l' effetto-Marvel. L'horror continua ad essere il genere che meglio racconta le paure del nostro tempo. E non credo sia un caso che siano proprio queste le immagini destinate a restare più impresse.
Peccato che questa straordinaria intensità emotiva non accompagni il film fino ai titoli di coda. E' una scelta coerente con il cinema di Nolan ma anche la principale ragione per cui, almeno per il sottoscritto, Odissea non riesce a convincermi fino in fondo. Lo stesso concetto può essere applicato anche ai personaggi femminili, che troppo spesso in Nolan sembrano occupare uno spazio inferiore rispetto a quello che potrebbero avere. Lungi da me, lo metto in chiaro, parlare di sessismo o misoginia, ma la mia sensazione è che a parte la già citata Circe, sia Penelope (Anne Hathaway) e le altre sembrano "solo" pedine funzionali alla trama, senza che nessuna di loro sviluppi davvero una proprio autonomia narrativa. E non si tratta certo di personaggi secondari visto che stiamo parlando di Charlize Theron (Calipso), Zendaya (Atena), Lupita Nyong'O (Elena)...
Sarebbe però ingeneroso ridurre il film a questi limiti. Dal punto di vista registico siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di forza di un autore che continua (giustamente) a occupare un posto di enorme rilievo nel cinema contemporaneo. Nolan gira con una sicurezza impressionante, costruisce immagini di grande potenza e bellezza, dirige un cast di altissimo livello e conferma di non aver alcuna intenzione di scendere a compromessi con un certo tipo di cinema sempre più standardizzato. Anche quando divide il pubblico (quasi sempre), lo fa inseguendo un'idea di cinema personale, ambiziosa, profondamente artistica. E questo oggi è un merito enorme.
Nolan rimane comunque un autore imprescindibile, e io continuerò a correre a vedere ogni suo nuovo film il giorno dell'uscita. E' fuori discussione. Paradossalmente, però, il suo enorme talento talvolta è anche il suo limite, perchè l'ossessione maniacale per l'intreccio narrativo e per i minimi dettagli rischia di fargli perdere di vista il lato umano della storia, che personalmente è quello a cui tengo di più.


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