venerdì 24 luglio 2026

STAGIONE 2025 - 2026 : I MIGLIORI



Un'altra stagione è finita, ed è di nuovo tempo di classifiche e bilanci. Ecco i miei soliti "magnifici sette", i sette film più belli dell'anno (secondo me, naturalmente) che sono anche sette modi diversi per raccontare il nostro tempo. Dall'incubo trumpiano di Paul Thomas Anderson al Brasile di Kleber Mendonça Filho, passando per Sorrentino, Park Chan-wook e la sorpresa Minions. I titoli che, più di ogni altro, hanno lasciato l'impronta in questo anno cinematografico. 



"Una battaglia dopo l'altra" di PT Anderson
I film non cambiano la vita (purtroppo) ma ci aiutano a capire meglio chi siamo. E non è un caso, quindi, che nel mio tradizionale riepilogo dei film più belli della stagione (a mio sindacabilissimo giudizio, naturalmente) quasi tutti i titoli che ho scelto finiscano per interrogarsi sullo stesso tema: il potere. Quello economico, politico, mediatico, ma anche quello delle paure e delle ossessioni che attraversano il nostro presente.

In cima alla classifica metto naturalmente Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, opera appassionante e profondamente politica che racconta un'America sempre più divisa e impaurita, senza mai cadere nella retorica. E che può contare su uno straordinario Leonardo DiCaprio, quasi commovente nel suo ruolo di rivoluzionario sconfitto. L'agente segreto di Kleber Mendonça Filho guarda invece al Brasile della dittatura militare con uno sguardo rigoroso e mai didascalico. A livello cinematografico è probabilmente il film più compiuto della stagione, impreziosito da un grande Wagner Moura, e che dimostra la grande vitalità della produzione brasiliana. 

"La Grazia" di Paolo Sorrentino
Anche La Grazia di Paolo Sorrentino s'interroga sul potere, ma scegliendo una prospettiva più intima. Il regista partenopeo abbandona gli eccessi manieristici degli ultimi lavori (che comunque a me piacevano) e torna a mettere al centro l'uomo, regalando a Toni Servillo uno dei suoi personaggi più intensi. Nettamente il miglior Sorrentino dai tempi de La Grande Bellezza.

"Marty Supreme" di Josh Safdie
Poi c'è Sirat, grande film spagnolo di cui è bene sapere il meno possibile. Un'esperienza cinematografica durissima e sconvolgente, destinata a lasciare un segno proprio perchè rifiuta qualsiasi compromesso. Mentre con No other choice il sudcoreano Park Chan-wook firma una brillante commedia nera sul mondo del lavoro, sulla dignità e sulla precarietà, di cui Marty Supreme di Josh Safdie sembra quasi il suo contraltare americano: un film fintamente sportivo che si rivela essere una feroce riflessione sull'ambizione e sulla brama di successo, interpretato da un eccellente Timothée Chalamet. Chiude la lista Minions & Monsters, la sorpresa più inattesa dell'anno. Molto più di un semplice film d'animazione, è un intelligente omaggio alla gloriosa Hollywood degli anni '20, alle origini del linguaggio cinematografico, capace di coniugare divertimento, cinefila ed emozione.

Naturalmente, come dico sempre ogni classifica è discutibile. Ma se una certezza emerge da questa stagione è che il cinema migliore continua a nascere da autori con uno sguardo personale sul mondo, capaci di rappresentare il presente senza dimenticare la forza del racconto.



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1) UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA (di P.T. Anderson, USA 2025) 
PT Anderson stavolta non usa metafore e va dritto al punto, fotografando un' America dove il trumpismo ha scavato solchi profondi e lasciato un paese lacerato e irrecuperabile. DiCaprio è perfetto, perfino commovente nel ruolo di un ex rivoluzionario sconfitto che si vede costretto a tornare in campo per difendere la figlia dalla follia dell'odio razziale. Film clamoroso, appassionante, dove il messaggio arriva al cuore attraverso sequenze straordinarie e un ritmo incalzante. Non siamo in un futuro distopico ma in un presente che rischia di implodere sotto il peso della paura e della divisione. Anderson ci sbatte in faccia, con un linguaggio da cinema, qualcosa che non ci va proprio di sentire: la democrazia e il diritto non sono eterni, ma vanno conquistati giorno per giorno.



2) L'AGENTE SEGRETO (di Kleber Mendonça Filho, Brasile 2025) 
Dal punto di vista strettamente cinefilo è forse il miglior film dell'anno. Ambientato nel Brasile del 1977, ricostruisce con precisione maniacale gli anni della dittatura militare, tra scenografie, costumi e atmosfere soffocanti che restituiscono l'immagine di un paese ormai anestetizzato alla violenza. Wagner Moura domina la scena interpretando tutto in sottrazione, con una performance intensa e lucidissima. Politico senza essere didascalico, visIonario senza perdere concretezza, è un film sorprendente e multiforme, mirabile esempio del perchè oggi il cinema brasiliano è uno dei più vitali al mondo.




3) LA GRAZIA (di Paolo Sorrentino, Italia 2025) 
Paolo Sorrentino guarda il potere negli occhi: Toni Servillo è un Presidente della Repubblica a fine mandato, solo davanti alle scelte che contano davvero: una legge sull'eutanasia da firmare (scomoda per un cattolico), richieste di grazia e stanchi rituali da rispettare. E' il ritratto di un uomo potente eppure umanissimo, che in privato rivela tutta la sua fragilità. Sorrentino abbandona gli eccessi barocchi per tornare alla narrazione: ne nasce un'opera sobria, intensa, attraversata da dilemmi morali e umani. Un film maturo che emoziona e fa riflettere, sicuramente il miglior Sorrentino dai tempi de La Grande Bellezza. E che conferma il distacco, anzi la voragine che c'è tra Sorrentino e la media del cinema italiano.



4) SIRAT (di Oliver Laxe, Spagna 2025) 
Un film stupefacente, sconvolgente. Uno di quei film che non rivedrò mai più nella vita ma che sono contento di aver visto. Un film magnifico e terribile, che ti investe come un treno. Uno di quei film di cui meno si sa meglio è, e per questo non vi dico altro. Se deciderete di vederlo sappiate che non sarà una passeggiata di salute. Ma il cinema è anche questo (per fortuna!)







5) NO OTHER CHOICE (di Park Chan-wook, Corea S. 2025) 
Park Chan-wook torna alla regìa per parlarci del folle mondo del lavoro di oggi. Lo fa a modo suo, attraverso una geniale commedia nera che unisce dramma e grottesco, raccontando la parabola discendente di un lavoratore modello che viene licenziato da una multinazionale dopo venticinque anni di onorato servizio. Travolto dalla paura dell'indigenza, ma soprattutto dalla perdita della dignità, arriverà a immaginare l'omicidio dei suoi colleghi (e rivali) come unica possibilità di riscatto, mentre nel frattempo il lavoro viene ulteriormente minacciato dalla tecnologia e all'intelligenza artificiale. Remake de Il cacciatore di teste di Costa-Gavras (cui è dedicato), colpisce per potenza visiva e narrativa, offrendo una riflessione amara e pungente sulla precarietà.



6) MARTY SUPREME (di Josh Safdie, USA 2025) 
Ambizione e disillusione sul tavolo da ping-pong. Il nuovo film di Josh Safdie descrive l'ossessione di un giovane atleta degli anni '50 disposto a tutto pur di diventare campione del mondo di tennistavolo. Più che un semplice film sportivo è un ritratto feroce dell'ambizione americana e di una società che premia l'apparenza: tra truffe, fallimenti e relazioni compromesse, la corsa di Marty verso la gloria diventa metafora della brama di riconoscimento che consuma ogni cosa al suo passaggio. Con ritmo frenetico e una performance intensa di Timothèe Chalamet, il film sorprende e inquieta, lasciando lo spettatore a riflettere più sulla natura, spesso malsana, del desiderio di vittoria che sulla vittoria stessa.



7) MINIONS & MONSTERS (di P.Coffin e P.DeLage, USA 2026) 
Non l'ennesimo, stanco capitolo di un franchise miliardario, ma un divertentissimo e sorprendente atto d'amore verso il Cinema, capace di guardare alla Hollywood delle origini con intelligenza, ironia e un'insospettabile vena cinefila. Un'occasione per riflettere sull'evoluzione del fenomeno Minions e riscoprire uno dei film d'animazione più intelligenti e riusciti dell'anno.




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