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Ogni anno, puntualmente, il cinema di vende manciate di film "imperdibili". Capolavori annunciati, opere "definitive", eventi destinati a lasciare il segno. Poi succede che compri il biglietto, ti siedi in sala e dopo due ore (se va bene) ti ritrovi a chiederti come sia stato possibile sbagliare così tanto partendo da premesse che sembravano essere infinitamente migliori. Ma le delusioni fanno parte del gioco, e anche nella stagione appena trascorsa ce ne sono state eccome... eccole alcune, scelte a mio sindacabilissimo giudizio.
| "La Sposa" di Maggie Gyllenhaal |
Il caso più clamoroso è forse La Sposa di Maggie Gyllenhaal (futura presidentessa di giuria a Venezia, sic!): un progetto nato per rileggere La moglie di Frankenstein che finisce per soffocare sotto il peso delle proprie ambizioni, incapace di trovare un equilibrio tra provocazione, citazionismo e spettacolo. Una sorte non troppo diversa tocca a Il Testamento di Ann Lee di Mona Fastvold, altro film che sembra voler fare tutto contemporaneamente (musical, horror, dramma storico e riflessione religiosa) senza riuscire davvero a essere nessuna di queste cose...
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| "Il mago del Cremlino" di Olivier Assayas |
| "Scuola di seduzione" di Carlo Verdone |
Chiude idealmente il cerchio Cime Tempestose di Emerald Fennell. Che, dopo il folgorante esordio di Una donna promettente sembra ormai essersi innamorata sempre più dell'estetica e sempre meno dei contenuti (e delle emozioni). Il suo film è elegante, curatissimo, ma non ti lascia praticamente nulla dentro una volta che si riaccendono le luci in sala. Ma ovviamente è solo la mia modesta opinione, e questo vale anche per tutti i film citati precedentemente: d'altronde, se tutti fossimo sempre d'accordo su tutto discutere di cinema sarebbe sempre meno divertente...
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1) LA SPOSA (di Maggie Gyllenhaal, USA 2026) ★☆☆☆☆
Doveva essere il remake de La moglie di Frankenstein di James Whale (1935), in realtà è l'ennesima scopiazzatura di Gangster Story di Arthur Penn (1967), infarcito di una buona dose di femminismo tanto al chilo come tanto piace alla prossima presidentessa di giuria della Mostra di Venezia (aiuto!). Film ipertrofico, sconclusionato, assurdamente compiaciuto, sovraccarico, che spinge ogni scelta fino allo sfinimento senza mai trovare un vero centro emotivo. Vorrebbe essere disturbante e sovversivo, nella realtà è un film freddo, studiato, quasi sterile, noiosissimo. Christian Bale, che dovrebbe essere il "mostro", non è mai stato così affascinante... e ho detto tutto.
2) IL TESTAMENTO DI ANN LEE (di Mona Fastvold, USA 2025) ★☆☆☆☆
Un musical torvo e a tinte horror ambientato nell' Inghilterra del tardo '700 narrante la storia di Ann Lee (Amanda Seyfried), giovane sposa di un rude fabbro ferraio che dopo quattro aborti spontanei decide di fondare una setta religiosa cattolico-oltranzista basata sulla castità (!). Non trovando adepti in patria decide di fare fagotto ed emigrare in America per cercare maggior fortuna. Non trovando nessuno disposto a seguirla nemmeno lì, morirà in manicomio a cinquant'anni. La regista Mona Fastvold è la moglie di Brady Corbet e insieme a lui ha scritto la sceneggiatura di The Brutalist, e per questo le vogliamo bene a prescindere. Ma questo film... perchè??
3) NORIMBERGA (di James Vanderbilt, USA 2025) ★☆☆☆☆
Film orrendo, di una bruttezza "pericolosa", che fa male, perchè quando si decide di trattare la storia a pesci in faccia, raccontando una delle pagine più nera della storia umana alla stregua di un fotoromanzo, si fa innanzitutto un torto alle milioni di vittime della guerra (che avrebbero meritato una trattazione il più rigorosa e rispettosa possibile) e si fa un torto anche allo spettatore propinandogli un qualcosa che non ha nulla a che vedere con il film di denuncia che si aspetterebbe, ma gli si sbatte in faccia un polpettone di due ore e mezza dove mai nemmeno per un minuto gli si fa comprendere gli orrori di un apocalisse di tale portata. Irricevibile.
4) 40 SECONDI (di Vincenzo Alfieri, Italia 2025) ★★☆☆☆
L'uso del dialetto, si sa, fa sempre molto figo e molto "Pasolini", ma quando si decide di distribuire a tappeto in tutta Italia (multiplex compresi) un film parlato in romanesco stretto e SENZA SOTOTTITOLI, oltretutto recitato con toni enfatici e sempre sopra le righe, ci sta che coloro che vivono oltre il raccordo anulare possano anche un pochino stizzirsi... poi, a dirla tutta, la lingua non è nemmeno il problema principale dell'ultimo film di Vincenzo Alfieri, opera sbagliata sul nascere e imposta al pubblico come "necessaria"a prescindere, ma che in realtà non si éleva mai dal format televisivo. Incredibile che ancora oggi qualcuno si stupisca del suo flop al botteghino: io mi sarei stupito esattamente del contrario.
4) 40 SECONDI (di Vincenzo Alfieri, Italia 2025) ★★☆☆☆
L'uso del dialetto, si sa, fa sempre molto figo e molto "Pasolini", ma quando si decide di distribuire a tappeto in tutta Italia (multiplex compresi) un film parlato in romanesco stretto e SENZA SOTOTTITOLI, oltretutto recitato con toni enfatici e sempre sopra le righe, ci sta che coloro che vivono oltre il raccordo anulare possano anche un pochino stizzirsi... poi, a dirla tutta, la lingua non è nemmeno il problema principale dell'ultimo film di Vincenzo Alfieri, opera sbagliata sul nascere e imposta al pubblico come "necessaria"a prescindere, ma che in realtà non si éleva mai dal format televisivo. Incredibile che ancora oggi qualcuno si stupisca del suo flop al botteghino: io mi sarei stupito esattamente del contrario.
A Verdone gli si vuole bene in ogni caso, figuriamoci io che sono un "verdoniano" della prima ora. Allo stesso modo però mi piange il cuore nel dover constatare ogni volta la pochezza di idee e di smalto che accompagna ogni suo nuovo film, indice di una stanchezza ormai, temo, irreversibile. Io non sono nessuno per consigliare a Sor Carlo di godersi una volta per tutte la meritata pensione, ma penso che questo sarà il suo ultimo film che vedrò al cinema. Perchè vorrei ricordarlo come regista "vero"...
6) IL MAGO DEL CREMLINO (di Olivier Assayas, Francia 2025) ★★☆☆☆
Jude Law che interpreta Vladimir Putin sembra una parodia stile Crozza o Guzzanti, una delle cose più imbarazzanti viste in questa stagione. Il problema è che anche il film rasenta l'imbarazzo, e se a dirigerlo è un autore affermato e rigoroso come Oliver Assayas la delusione è doppia. Tratto dal libro omonimo di tale Giuliano da Empoli (un impenitente radical-chic renziano) il film è una specie di bignami di storia russa contemporanea raccontata con dozzinale superficialità e manierismo. Paul Dano, il protagonista, è monoespressivo per 156 minuti: mi sa che c'aveva ragione Tarantino...
Emerald Fennell rischia di fare la fine di quegli atleti che dopo un exploit isolato passano tutto il resto della carriera a cercare di valere quella misura... dopo l'ottimo esordio di Una donna promettente, la regista londinese non ne ha più azzeccata una: nelle sue mani anche questo Cime Tempestose non va mai oltre la bellezza estetica, diventando un banalissimo dramma romantico con qualche guizzo dark a misura di un pubblico di adolescenti sognanti, che infatti hanno affollato le sale. Ma è inutile cercare nel film alcunchè di originale nè sorprendente. Peccato.







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