
titolo originale: O AGENTE SECRETO (BRASILE, 2025)
regia: KLEBER MENDONÇA FILHO
sceneggiatura: KLEBER MENDONÇA FILHO
cast: WAGNER MOURA, ROBERIO DIOGENES, MARIA FERNANDA CANDIDO, GABRIEL LEONE, ALICE CARVALHO, CARLOS FRANCISCO, UDO KIER
durata: 160 minuti
giudizio: ★★★★★
Brasile, 1977. Durante la dittatura militare un insegnante scappa da San Paolo per tornare a Recife, sua città natale, nella speranza di riabbracciare il figlio e vivere tranquillo. Non sa però che due sicari gli stanno alle costole per ucciderlo...
Ai più attenti, poi, non sarà sfuggito un "dettaglio" importante: i tre film che ho citato trattano tutti, a modo loro, lo stesso tema, ovvero la feroce dittatura militare che oppresse il paese dal 1964 al 1985 causando migliaia di morti e perseguitati politici. Segno evidente di una cinematografia che ha avuto il coraggio di fare i conti con la propria storia usando l'arte come strumento critico, popolare e radicale, una tendenza che accomuna, se vogliamo, tutto il cinema sudamericano recente (argentino e cileno compresi: pensiamo ai film di Larraìn, Puenzo, Mitre, Trapero... solo per citare i registi più noti).
Kleber Mendonça Filho è uno dei nomi che meglio incarnano questa maturità artistica. L'agente segreto è un grande film, un film clamoroso, che per estro, messinscena e potenza evocativa mette in riga tutti gli altri, che pure sono bellissimi. Ma se, ad esempio, Io non sono qui è un film struggente e viscerale dal punto di vista emotivo ma abbastanza pedissequo nello svolgimento, L'agente segreto riesce invece a toccare vette inimmaginabili di fantasia applicata alla storia e contaminazione di generi cinematografici. E' un film sorprendente, irriverente, in certi momenti anche folle, che riesce ad essere tremendamente politico ma senza mai diventare didascalico, nonchè profondamente umano senza eccedere nella retorica.
Ambientato nel Brasile del 1977, al culmine del regime dei generali, L'agente segreto non si limita a spiegare il contesto storico dell'epoca ma lo ricostruisce con una precisione impressionante sui personaggi, sui corpi, nelle scenografie e nei costumi. Le strade luride di Recife, gli interni soffocanti, le auto, le insegne, la grana stessa delle immagini restituiscono un'epoca viva, concreta, mai museale, in cui il controllo e la violenza sono parti dell'arredamento quotidiano. La prima scena, con un cadavere in decomposizione abbandonato presso una stazione di servizio come fosse un rifiuto qualsiasi, non è un dettaglio fine a se stesso ma la sintesi visiva di un sistema che ha reso la morte invisibile agli occhi e assolutamente accettabile, "normale".
Il protagonista, lo splendido Wagner Moura, regge le quasi tre ore di film con un'interpretazione trattenuta e lucidissima: il suo Marcelo/Armando, un professore universitario che scappa da Rio a Recife (sua città natale, 2.500 chilometri più in là) nella speranza di riprendersi suo figlio e scappare all'estero con un passaporto falso, non è nè un eroe nè una vittima predestinata, ma un uomo che prova a muoversi dentro un meccanismo che lo osserva in ogni mossa, lo limita, lo consuma. Moura lavora tutto in sottrazione, sul non detto, sulle micro-reazioni, su una tensione interna che non si scioglie mai. Mendonça Filho, dal canto suo, costruisce il racconto per accumulo, con una regìa che controlla lo spazio e il tempo inserendo immagini che restano impresse proprio perchè non cercano l'effetto facile: si spiega così, ad esempio, la folle corsa nel parco della gamba mozzata, momento surreale e perturbante che diventa metafora di una violenza che continua a muoversi anche quando pensi di averla rimossa, di una memoria storica "amputata" che rifiuta di rimanere ferma.
L'agente segreto parla di repressione, di paura e di sopravvivenza senza mai alzare la voce, fidandosi dello spettatore e della forza delle immagini, e dimostra perlappunto quanto il cinema brasiliano sia oggi così centrale: perchè riesce a guardare il proprio passato senza addolcirlo, trasformandolo in un cinema vivo, inquietante e, per le sue tematiche, imprescindibile. Almeno per chi vuole avere una corretta visione dei fatti di quegli anni.
Nessun commento:
Posta un commento