martedì 28 aprile 2026

BELLI E INVISIBILI: E' L'ULTIMA BATTUTA? /IL CASO 137 /A CENA CON IL DITTATORE



Ci sono film che arrivano purtroppo in punta di piedi, uscendo quasi clandestinamente, complice una distribuzione inadeguata spesso limitata solo alle grandi città, ma che lasciano un eco spesso ben più lungo del loro weekend di uscita. Da qui la voglia di riportare alla luce tre titoli che a mio giudizio meritavano ben altra considerazione... film che, loro malgrado, non hanno incontrato il pubblico, quando in realtà avevano tutti i requisiti per farlo. Da una domanda sospesa e intima come quella del sorprendente E' l'ultima battuta? (e bisognerà ricredersi una volta per tutte sul Bradley Cooper regista), passando per la tensione nervosa e l'indignazione de Il Caso 137, fino al sarcasmo pungente di A cena con il dittatore. Tre sguardi diversi, tre pellicole che ci riconciliano con il buon cinema. Perchè a volte il buon cinema non è solo quello che puoi vedere ovunque, ma anche quello che rischi seriamente di perderti se non decidi di fare un piccolo sforzo...  




E' L'ULTIMA BATTUTA?
(di Bradley Cooper, USA 2025)



Un film dove la scrittura è tutto. Un gioiellino di sceneggiatura nato, pensate un po', dalla storia personale del protagonista Will Arnett, raccontando il proprio divorzio. Una separazione senza urla e senza traumi, ma con quella malinconia sottile che sa essere più vera della tragedia, seguendo un uomo che prova a rimettersi in piedi su un palco ridendo delle proprie disavventure. Lo script evita scorciatoie facili e punta tutto sui dettagli quotidiani e sulle fragilità personali, trovando un equilibrio perfetto tra ironia e amarezza. Un film delicato, intimo, molto maschile, capace di farti sorridere ma anche colpirti a fondo più di quanto ti aspetti. Bradley Cooper, alla sua terza regìa, dirige con mano sempre più sicura, scegliendo di ritagliarsi un piccolo ruolo e lasciare spazio ai suoi personaggi (molto brava, al solito, anche Laura Dern). Non tutto è perfetto, e ogni tanto i dialoghi fitti smorzano un po' il ritmo, ma l'umanità che attraversa il film compensa pienamente. E' il classico film che parte in sordina ma cresce mentre lo guardi. E soprattutto legittima la crescita professionale di Cooper, che merita di essere preso sul serio anche come regista. Un po' come il primo Robert Redford: non solo bello, ma pure bravo.
giudizio: 



IL CASO 137
(di Dominik Moll, Francia 2025)


Tre anni dopo l'ottimo La notte del 12, il regista Dominik Moll torna in sala con un altro thriller poliziesco dove stavolta è proprio la polizia ad essere la principale imputata. La storia di un'indagine sull'abuso di potere da parte delle forze dell'ordine durante una manifestazione di protesta è raccontata con grande rigore, controllo e una messinscena essenziale, dove l'omertà degli indagati, le mezze parole, la frasi non dette, gli sguardi, allargano il campo verso un qualcosa che va ben oltre la semplice inchiesta, e dove la tensione non sta tanto nella scoperta ma nelle conseguenze. Un film importante, solido, capace di costruire un clima teso e credibile ma senza mai strafare.  A voler essere onesti, la trama è fin troppo prevedibile: certe svolte arrivano prima del tempo ed io stesso mi divertivo durante la visione a indovinare la scena successiva (prendendoci sempre...) ma non è questo il punto. Il regista ci dice chiaramente che qui la sorpresa conta meno della responsabilità: il cuore del film è morale più che critico, e prende giustamente il sopravvento. Diciamolo chiaro: in Italia, oggi, un film del genere sarebbe impossibile. Alla fine resta la sensazione di un cinema che preferisce interrogarsi piuttosto che stupire, e che proprio in questa scelta trova la sua forza.
giudizio:   



A CENA CON IL DITTATORE
(di Manuel Gòmez Pereira, Spagna 2025)



Spagna, 1939. Dopo aver represso nel sangue la guerra civile spagnola, il generalissimo Franco intende festeggiare la vittoria con una grande cena in un lussuoso albergo di Madrid. Ma il locale, diventato nel frattempo un ospedale da campo, non sembra in grado di poter ospitare l'evento... una graffiante satira sulla dittatura e sul potere, che costruisce un gioco sottile tra risate e tensione. Divertente, ma non innocuo: sotto ogni gag c'è sempre qualcosa che si insinua, che disturba, ed è proprio questa vena acida a conferire al film una marcia in più rispetto ad altri titoli sul tema. L'idea dei cuochi-prigionieri costretti a servire il potere funziona alla grande, perchè trasforma il sarcasmo in qualcosa di concreto, quasi fisico. Il film non si accontenta di far ridere: usa l'ironia come grimaldello per smontare l'autorità, mostrando quanto possa essere fragile e ridicola guardandola da vicino. Alla fine resta la sensazione di aver assistito a una commedia intelligente, che intrattiene e allo stesso tempo lascia un retrogusto più amaro del previsto. Non rivoluziona il genere, ma lo sfrutta abilmente con idee chiare e grande mestiere. Non è affatto poco.
giudizio: 


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