mercoledì 2 settembre 2026

VENEZIA 83: MENO GLAMOUR, PIU' CURIOSITA' (E FORSE NON E' UN MALE...)



Stasera inizia la Mostra del Cinema di Venezia (e SOLARIS, come sempre, ci sarà): Alberto Barbera è riuscito anche quest'anno a mettere su una selezione interessante e sfiziosa, cosa nient'affatto scontata specialmente dopo che il Festival di Cannes, a maggio, aveva fatto incetta di titoli importanti... tra ritorni prestigiosi e sorprendenti (come Marco Bechis), autori affermati (McDonagh, Boyd, Kore'eda, Herzog) e magari nuove sorprese, il Concorso appare comunque solido, pur senza raggiungere le vette di alcune edizioni fa e senza un elenco infinito di star. Restano tuttavia alcune perplessità, come l'ormai conclamato disimpegno del cinema americano e una "pattuglia" italiana, capitanata da Nanni Moretti, forse fin troppo numerosa considerato il livello attuale del nostro cinema. Ma l'ultima parola, come sempre, spetterà solo e soltanto ai film.  

p.s. ovviamente, come ogni anno, da Venezia non avrò tempo e modo di aggiornare il blog "in diretta", e pertanto per un paio di settimane usciranno solo i post programmati sulle uscite in sala. Tuttavia, pur senza promettervi nulla, cercherò di raccogliere qualche impressione a caldo sui miei profili social. E magari anche dal vivo, se per caso qualcuno avesse voglia di incontrarmi al Lido. A presto! 


Confesso candidamente che dopo aver visto la line-up dell'ultimo Festival di Cannes, che quest'anno ha fatto incetta di (quasi) tutto quello che c'era da prendere, avevo la sensazione che Venezia si sarebbe dovuta accontentare delle briciole rimaste sul tavolo... e invece ancora una volta il benemerito Alberto Barbera è riuscito nell'impresa di mettere su un cartellone più che dignitoso, a dispetto di tutto. Intendiamoci: ad occhio non direi che la selezione di quest'anno sia destinata a entrare nella storia della Mostra, e forse mancano proprio quei 2-3 titoli che avrebbero davvero acceso la fantasia (un nome a caso? Digger!), eppure nel complesso il Concorso regge, più di quanto mi aspettassi. Venezia 83 si presenta come un'edizione equilibrata, senza "effetti speciali" ma con diversi motivi d'interesse.

"Ritorno a Buenos Aires", di Marco Bechis
La sorpresa personalmente più gradita è il felice ritorno alla regìa di Marco Bechis, che quasi trent'anni dopo Garage Olimpo torna a confrontarsi con le ferite ancora aperte della dittatura argentina, un tema che continua a sentire profondamente suo e che nell'Argentina di Javier Milei assume un significato ancora più politico. E' uno di quei ritorni che fanno bene ai festival, perchè ricordano che il cinema può ancora interrogare la Storia invece di limitarsi a raccontarla...

"Wild horse nine" di Martin McDonagh
Tra i nomi più attesi c'è senz'altro quello di Martin McDonagh, uno che il Leone d'oro lo meriterebbe quasi per acclamazione: da Tre Manifesti a Ebbing a Gli Spiriti dell'Isola (passati proprio al Lido), da In Bruges a 7 psicopatici, ogni suo film riesce ad essere feroce, divertente e amarissimo senza mai perdere umanità. E anche questo nuovo Wild horse nine promette risate e azione a iosa. C'è poi Danny Boyle, cineasta magari discontinuo ma che quando imbecca il progetto giusto sa ancora dimostrare quanto vale dietro la macchina da presa: con il suo ultimo lavoro, Ink, pamphlet d'autore sul mondo dell'informazione, avrà l'onore di aprire la rassegna. E torna anche un regista tutto d'un pezzo come Stéphane Brizé, uno dei pochi che continuano ostinatamente a mettere al centro il mondo del lavoro in un'epoca in cui il cinema sembra andare in tutt'altra direzione. Avercene.

C'è poi anche un terzetto asiatico molto stimolante: Hirokazu Kore'eda, Shinya Tsukamoto e soprattutto Lee Chang-dong alzeranno una volta tanto il livello e la presenza del cinema orientale, a dire il vero mai troppo protagonista nelle gestioni di Barbera. Noi puntiamo soprattutto su Lee Chang-dong, di cui ricordiamo soprattutto lo splendido Burning, film-evento di Cannes 2018. Con Possible Love il regista coreano torna a Venezia dopo venticinque anni, e di sicuro non per fare il comprimario.

"L'Estranea" di Paolo Strippoli
Venendo alle cose di casa nostra, c'è molta curiosità per L'Estranea di Paolo Strippoli, promosso a furor di popolo nel Concorso principale dopo il grande successo dell'anno scorso con La valle dei sorrisi. Ma ovviamente tutti i riflettori nostrani saranno puntati su Nanni Moretti, che torna in concorso a Venezia trentasette anni (!) dopo Palombella rossa. Volendo essere sinceri, non è che le opere recenti del buon Nanni mi abbiano convinto più di tanto, e che anche su Succederà questa notte già circolano indiscrezioni e malelingue, la più insistente delle quali che il film sia stato rifiutato dal Festival di Cannes per scarsa qualità. Sarà vero? Poco importa: Moretti è sempre Moretti e come sempre catalizzerà l'attenzione, poi saranno critica e pubblico ad emettere il "verdetto". Una cosa però è certa: pur non volendo assolutamente fare polemica ho la sensazione che la presenza davvero massiccia del cinema italiano in tutte le sezioni sia non solo eccessiva per il livello attuale della nostra produzione, ma anche alquanto provinciale. Naturalmente spero di essere smentito un secondo dopo la fine della rassegna, tuttavia resto dell'idea che non convenga giocare troppo in casa... vedremo.

"Succederà questa notte" di Nanni Moretti
Fa un certo effetto, poi, sfogliare il programma e accorgersi di quanto il cinema americano sia diventato marginale. Non è una novità, ma la tendenza sembra ormai consolidata. Gli studios seguono strategie ormai sempre più lontane dai grandi festival europei e anche Venezia, come Cannes del resto, non rappresenta più quella vetrina privilegiata che è stata per decenni. C'è chi considera questa una buona notizia e saluta con entusiasmo festival sempre più "puri", sempre più lontani dalle logiche dell'industria hollywoodiana. Personalmente non la penso affatto così. Non perchè rimpianga i blockbuster sul red carpet (che comunque a Venezia non ci sono mai stati), ma perchè sento la mancanza di quel grande cinema americano capace di coniugare ambizione artistica e forza spettacolare: quello di Coppola, Scorsese, Altman, Malick, o più recentemente di Paul Thomas Anderson o Todd Haynes, giusto per dire. Un cinema che per anni ha dialogato naturalmente con quello europeo e che oggi sembra aver smesso di considerare i festival come passaggio fondamentale per il proprio percorso.

Insomma, Venezia 83 non mi entusiasma ma mi convince. E' una selezione che suscita curiosità più aspettative travolgenti, ma che mi pare comunque stimolante. Del resto chi frequenta i festival lo sa bene: a volte edizioni salutate come "memorabili" finiscono per ridimensionarsi dopo i primi giorni, mentre quelle accolte con scetticismo sono talvolta le più ricche di scoperte. Per ora possiamo solo limitarci ai pronostici. Mentre da domani, come ogni anno, toccherà ai film dimostrare se avevamo visto giusto oppure no...


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