regia: ILDIKÒ ENYEDI
sceneggiatura: ILDIKÒ ENYEDI
cast: TONY LEUNG, LUNA WEDLER, ENZO BRUMM, MARLENE BUROW, SYLVESTER GROTH, LÉA SEYDOUX
durata: 145 minuti
giudizio: ★★★★★
Un gigantesco albero secolare "assiste" silenziosamente allo scorrere delle vite di tre persone diverse in epoche diverse: nel 1908 una giovane studentessa è la prima donna ammessa in un'università pubblica; nel 1972 un ragazzo timido s'innamora di una coetanea disinibita che studia botanica attraverso un geranio che tiene sul balcone di casa; nel 2020 un ricercatore rimane bloccato dal Covid all'interno di un campus e trova conforto in una bella scienziata conosciuta in rete...
Perchè Silent Friend è un film meraviglioso, nel senso letterale del termine, nel significato più autentico della parola: è un'opera che suscita stupore, che invita a guardare il mondo con occhi diversi e che quando finisce ti lascia addosso una serenità che è difficile da spiegare... sono sensazioni rare, ancora più rare in un cinema contemporaneo spesso impegnato a rincorrere il rumore invece del silenzio.
E invece in Silent Friend è proprio il silenzio il vero linguaggio del film. Perchè il protagonista non è una persona bensì un gigantesco gingko biloba, un albero secolare che attraversa il Novecento e il nuovo millennio osservando gli esseri umani con la pazienza che solo la natura possiede. E' una presenza discreta, quasi impalpabile eppure costante: non parla e non agisce come gli esseri umani, ma ascolta, custodisce, accompagna, accarezza. La sua semplice esistenza modifica il corso delle vite che gli ruotano attorno in tre epoche diverse, come se il mondo vegetale esercitasse un'influenza silenziosa ma decisiva sulle nostre emozioni, sulle nostre scelte, persino sul nostro modo di amare.
Attorno a questo straordinario protagonista ruotano tre storie lontane nel tempo, che la regista Ildikò Enyedi affida a tre interpreti che riescono a entrare perfettamente nel tono sospeso del film. Tony Leung, Enzo Brumm e la giovane Luna Wedler (premiata a Venezia come miglior attrice emergente), insieme a Léa Seydoux e Marlene Burow, danno corpo a personaggi molto diversi tra loro, accomunati però da una stessa fragilità e dalla necessità di trovare una connessione con qualcuno (o qualcosa) che vada oltre la loro dimensione individuale. Non sono personaggi costruiti per imporsi sul racconto: la Enyedi li osserva con discrezione, lasciando che siano i loro piccoli gesti, gli incontri e le inquietudini a far emergere il senso più profondo della storia. E' un'intuizione narrativa di straordinaria eleganza, che la regista sviluppa senza mai cadere nella tentazione della dimostrazione. Non c'è infatti alcuna volontà di impartire lezioni o trasformare il film in una parabola ecologista. Semmai, piuttosto, quella di suggerire l'esistenza di un dialogo invisibile tra uomini e piante, un equilibrio che abbiamo dimenticato e che magari il cinema può ancora aiutarci a percepire.
Silent Friend è un piccolo miracolo, poesia pura. Ci sono scene di rara e struggente bellezza, come quella della della piantina di geranio che, incredibilmente, riesce ad aprire un cancello a comando. E' una sequenza che sfida ogni logica eppure sullo schermo appare inevitabile, come se la natura stesse semplicemente reclamando il proprio ruolo nel mondo. Un gesto minuscolo, impossibile e allo stesso tempo profondamente autentico, capace di aprirti il cuore: è in quell'istante che gli occhi iniziano a diventare umidi e si capisce fino in fondo il senso del film: la forza più grande è spesso quella che non fa rumore...
Ildikò Enyedi continua così il suo personalissimo percorso cinematografico, sospeso tra realismo e fantasia, rigore scientifico e sensibilità romantica. Lo fa con una messinscena di grande raffinatezza, dove ogni elemento (dalla fotografia ai suoni della natura, fino ai lunghi silenzi) contribuisce a creare un'esperienza immersiva che non chiede di essere interpretata ma vissuta. Silent Friend non è un film che offre risposte, ma invita ad ascoltare. Le foglie mosse dal vento, il tempo che scorre, la memoria custodita dagli alberi, il legame invisibile che unisce ogni forma di vita. In un panorama cinematografico sempre più affollato di opere che sgomitano per farsi notare, Silent Friend sceglie la strada opposta. Sussurra. Ed è proprio per questo che riesce ad arrivare così in profondità.
Vi imploro: cercatelo. Anche se dovrete aspettare che arrivi nella sala più vicina, anche se sarà programmato per pochi giorni o in orari impossibili. Alcuni film si guardano, altri si vivono. Questo appartiene decisamente alla seconda categoria, e lasciarselo sfuggire significherebbe perdere uno dei lavori più sorprendenti e toccanti passati sugli schermi negli ultimi tempi.



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