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lunedì 16 agosto 2010
Un ferragosto a Locarno
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sabato 31 luglio 2010
Ci vediamo a Venezia!
GLI ITALIANI
E dulcis in fundo, eccoci alla nostra pattuglia! Che, come da tradizione, sbarca in forze in laguna. Ben quattro i film italiani in concorso, molto diversi e ben assortiti, e frutto di scelte (almeno speriamo) mirate e coraggiose, con buona pace di Pupi Avati. Il titolo di punta, sul quale (forse) si fondano le maggiori speranze per il Leone è senz'altro "Noi credevamo" di Mario Martone, magniloquente e corposo affresco storico (tre ore e mezza di durata!) sul Risorgimento, con un cast che racchiude il meglio delle potenzialità attoriali del nostro Paese: Toni Servillo, Luigi Lo Cascio, Anna Bonaiuto, Luca Zingaretti, Francesca Inaudi. Ci aspettiamo molto, inutile nasconderlo.
Desta attenzione e curiosità anche "La solitudine dei numeri primi" di Saverio Costanzo, tratto da un best-seller di successo del giovane scrittore Paolo Giordano. Soggetto molto cinefilo, tematiche universali (la solitudine, la diversità, la ricerca di se stessi), una coppia di giovani bravi attori (Alba Rohrwacher e Luca Marinelli). Gli ingredienti sono buoni, staremo a vedere. Così come ci ispira "La Passione" di Carlo Mazzacurati, regista umile, schivo e mai troppo apprezzato da noi, ma capace di realizzare sempre film interessanti e ricchi di spunti ("Il toro", "La lingua del santo", "La giusta distanza"). Si presenta al Lido con "La passione", con Silvio Orlando e Cristiana Capotondi.
Un discorso a parte lo merita, invece, il "quarto uomo" in concorso. Parliamo di Ascanio Celestini, regista esordiente ma già affermato scrittore e autore di culto, specie tra i giovani. La sua opera prima, "La Pecora Nera", è un viaggio all'interno dei manicomi e del difficile mondo della pazzia. Film ambizioso, sentito, forse rischioso per un esordiente. Ma conosciamo bene Celestini, è un virtuoso della parola, un artista a tutto tondo, uno spirito libero che ben si adatterà anche al grande schermo. E se anche non ci dovesse riuscire... beh, pazienza. Ma continueremo mille volte a preferire film coraggiosi e sinceri come questi piuttosto che gli scontatissimi, nostalgici e noiosi pastiche sentimental-provinciali "alla Pupi Avati", che tanto si è scandalizzato per l'esclusione dal concorso del suo film a vantaggio, appunto, di Celestini.
Tanta Italia anche fuori concorso, col già discusso "Vallanzasca" di Michele Placido, "Gorbaciof" di Stefano Incerti, "Notizie dagli scavi" di Gabriele Greco, "1960", documentario di Gabriele Salvatores, eccetera eccetera...
Insomma, tanta carne al fuoco. E un invito: venite a Venezia!
Insieme al sottoscritto... perchè no?
martedì 27 luglio 2010
Il Pupi furioso e lo Zerbino di Arcore
E sapete chi è il "privilegiato" in questione? Il povero Ascanio Celestini, regista debuttante, di simpatie politiche non proprio affini al centro-destra, che porta al Lido un coraggioso film sul mondo dei malati di mente e dei manicomi.
domenica 11 luglio 2010
Caldo.
NATALIE PORTMAN
Ma i veri cinefili si erano accorti ben presto di lei: esattamente nel lontano 1994, quando una disinvolta ragazzina tredicenne si distingue per carisma, personalità e determinazione nel torbido Leòn di Luc Besson, nel ruolo di una smaliziata adolescente che entra nelle grazie di un killer spietato... è il ruolo che la lancia nel firmamento hollywoodiano: seguiranno poi due particine incisive in Mars Attaks di Burton e Tutti dicono I love you di Allen, fino ad ottenere (a soli diciassette anni) la popolarità planetaria (è il caso di dirlo!) nella nuova trilogia lucasiana di Guerre Stellari, dove sarà la splendida regina Amidala, giovane e battagliera sovrana che si innamorerà del "bello e dannato" Anakin.
Il resto è storia di oggi: la sua strepitosa performance in Black Swan - Il cigno nero le vale il primo, Oscar. Non solo... il 2010 sarà davvero l'anno della svolta per Natalie: proprio sul set dello stesso film conosce l'uomo della sua vita, il fascinoso coreografo francese Benjamin Millepied, e subito si regalano un bel pargolo. Tanto per non farsi mancare nulla !
meritatissimo
Natalie Portman è nata a Gerusalemme, e non ha mai rinnegato le sue origini israeliane (impegnandosi spesso, anzi, in prima persona contro il conflitto israelo-palestinese). Ragazza estremamente intelligente e colta, parla correttamente ebraico, francese, tedesco e giapponese. Da sempre attenta ai ruoli da interpretare, sceglie sempre parti positive e edificanti, rifiutando quelle troppo "pruriginose", in linea con i suoi princìpi e il suo modo di essere. Per questo non abbiamo potuta vederla in Lolita di Adrian Lyne, in Tempesta di ghiaccio di Ang Lee, ne L'uomo che sussurrava ai cavalli di Robert Redford... nel frattempo però ha trovato il tempo di laurearsi in psicologia e conseguire il prestigioso "Stagedoor Manor Performing Arts Camps" ad Harward, una specie di Laurea in recitazione.
domenica 27 giugno 2010
Chiuso per ferie?
Insomma, dove può andare a sbattere la testa un cinefilo nel mese di giugno? Per non parlare di Luglio e Agosto... non c'è niente da fare: in Italia d'estate è impossibile andare al cinema!
Intanto, perchè la maggior parte sono chiusi (specialmente quelli in centro: e probabilmente nemmeno riaprono. Quando vedo il cartello "chiuso per ferie" mi vengono i brividi). E quelli che restano aperti, invece (le multisale), proiettano sono cavolate cosmiche tipo A-Team oppure (fenomeno della ultima ora) qualche bell'horror in 3D, appassionante come una puntata di Centovetrine, che vai a vedere solo perchè muori dalla voglia di infilarti i famigerati occhialetti. Solo che poi, una volta infilati, non ti servono a niente perchè ti addormenti di noia... e allora risiamo al punto di partenza!
Già, dimenticavo... ci sono le arene estive!! Fenomeno questo tutto italiano (modestamente!), che all'estero non esiste e che, chissà come mai, nessuno ci copia. Certo, una volta esistevano i drive-in, ma quelli erano riservati solo alle coppiette, in quanto erano gli unici posti dove potevi "legalmente" copluare senza essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Oggi sono spariti perchè sostituiti dagli alberghi a ore: cinquanta euro a botta, e via! Cari, ma vuoi mettere un bell'amplesso in una stanza con gli specchi e le pareti rosso fuoco (le ho viste in Cosavogliodipiù, che andate a pensare??? ) piuttosto che sul sedile della macchina, magari mentre ti stai guardando Z-L'orgia del potere? Maledetti titolisti italiani, uno pensa di vedere un porno, e poi...
Scherzi a parte, il problema esiste ed è, manco a dirlo, tutto italiano. Perchè da noi non si riesce a programmare una stagione estiva al cinema come si deve? Con titoli nuovi, intendo, non repliche o fondi di magazzino? In tutto il mondo i mesi estivi sono sfruttati dalle case distributrici per piazzare o i blockbuster di stagione (come in America, dove la stagione estiva è paragonabile al nostro periodo natalizio) oppure quei film che magari non trovano posto durante il periodo invernale. Ci si lamenta sempre perchè in Italia manca lo spazio per i titoli di casa nostra, e allora perchè non dedicare luglio e agosto, che so, al cinema italiano? Solo in Italia la stagione cinematografica dura (se va bene) da settembre a giugno: che senso ha buttare in pasto ai multiplex un titolo di un regista esordiente nel mese di ottobre, per poi tenerlo tre giorni con spettacolo pomeridiano, mentre invece lo si potrebbe programmare comodamente ora? Proprio l'altra sera sono capitato in un multisala della mia zona: su sedici schermi ce n'erano cinque che proiettavano A-Team e quattro The Hole-3D. Che senso ha? E le sale erano vuote...
Si dice che gli italiani amano il mare e non vanno al cinema d'estate nemmeno se li costringi con la forza. E' una grandissima caz**** !! Primo, perchè ormai, purtroppo, sono sempre di più gli italiani che hanno accorciato le vacanze, oppure non le fanno nemmeno. E nelle città c'è molta più gente rispetto a prima. Secondo, perchè in sala si può andare anche dopo cena, tanto la notte è lunga e in discoteca ci vai lo stesso... Terzo, perchè se programmi titoli "giusti" il pubblico ti segue anche col caldo. Tanto per citare delle cifre (documentate), ben dieci anni fa, Mission-Impossible:2, uscito il primo weekend di Luglio, incassò quasi sette milioni di euro... e c'erano molti meno schermi di adesso. E allora?
E allora niente. Siamo un paese di santi, poeti, navigatori e... pecoroni testardi e rammolliti. Che dobbiamo fare? E' più facile che l'Italia vinca il mondiale (ogni riferimento alle vicende attuali NON è casuale) piuttosto che far cambiare le abitudini a un italiano. E allora accontentiamoci di vedere il faccione ossigenato di Liam Neeson che fa A-Team. Di questi tempi il convento passa questo... che tristezza!
sabato 19 giugno 2010
SCARLETT JOHANSSON
Si dice che perfino Woody Allen abbia perso la testa per lei, non a caso appare ultimamente in tutti i suoi film... "Scarlett è unica, amo tutto di lei. E' una donna bellissima e molto dotata: una meravigliosa attrice". Sono parole di un lustro fa, quando presentando a Cannes Match Point il regista newyorchese confessò di essere rimasto estasiato guardando negli occhi la sua giovanissima musa. E d'altronde chi non perderebbe la testa per una come lei? Labbra rosso fuoco, seno e fianchi da maggiorata, occhi languidi e penetranti e un sederino... beh, non proprio da mannequin ma molto, molto generoso! Una bellezza "imperfetta", molto "cinematografica", non clonabile e quindi da maneggiare con cura: l'abbiamo conosciuta appena diciassettenne ne L'uomo che non c'era dei Coen, per poi rivederla l'anno dopo ne La ragazza con l'orecchino di perla di Peter Webber, dove pur restando vestitissima e pudicissima per tutto il film, riesce ad essere lo stesso una bomba di sensualità (basti vedere la celeberrima scena dello "scioglimento dei capelli" davanti a un imbambolato Colin Firth...). Poi, come detto, è arrivato "zio" Woody che l'ha voluta per Match point, Scoop e Vicky Cristina Barcelona, consacrandola come star di prima grandezza. Ma lei, ovviamente, non si "concede" solo ad Allen: nel frattempo era stata anche Black Dahlia per Brian De Palma ed aveva affiancato due "mostri sacri" come Christian Bale e Hugh Jackman in The Prestige. Tuttavia, almeno per il sottoscritto, il ruolo più bello e importante a Scarlett glielo regala un'altra donna straordinaria, delicata, dolce ma altrettanto forte: sto parlando di Sofia Coppola, che la scrittura per Lost in translation assieme al bravissimo Bill Murray. Un film teneressimo, poetico, amorevole, romantico ma non melenso, che la consacra attrice di prima grandezza.Insomma, una vera "femme fatale", che ha saputo conquistare Hollywood e l'ha fatta inchinare ai suoi piedi. Assolutamente unica e certamente non imitabile. Anzi, diciamo non-replicabile: come in The Island, opera sicuramente non memorabile ma dove Scarlett appare in tutto il suo splendore, fasciata in una tutina bianca aderentissima che lascia ben poco spazio all'immaginazione: lei è Jordan2, stupenda replicante alla ricerca della libertà e di un mondo più giusto. Replicare Scarlett? Magari fosse possibile...




