lunedì 28 agosto 2023

OPPENHEIMER


titolo originale: OPPENHEIMER (USA, 2023)
regia: CHRISTOPHER NOLAN
sceneggiatura: CHRISTOPHER NOLAN
cast: CILLIAN MURPHY, MATT DAMON, ROBERT DOWNEY JR., EMILY BLUNT, FLORENCE PUGH, BENNY SAFDIE, TOM CONTI, DYLAN ARNOLD, JASON CLARKE, CASEY AFFLECK, JOSH HARTNETT, RAMI MALEK, KENNETH BRANAGH, GARY OLDMAN, MATTHEW MODINE
durata: 181 minuti
giudizio: 



Il genio, i dubbi, i tormenti, l'esaltazione, la disperazione e la persecuzione giudiziaria di J. Robert Oppenheimer, brillante fisico americano di origine ebraico-tedesca, che nel 1942 fu incaricato dal governo degli Stati Uniti di dirigere il segretissimo Progetto Manhattan, ovvero lo sviluppo e la realizzazione della prima bomba atomica della storia, che sarebbe servita per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.



Come si fa a passare dalla (mia) solenne incazzatura per Tenet alla massima soddisfazione per Oppenheimer? Ovvero dalla stellina scarsa di Tenet alle cinque stelle (primo en-plein della stagione) per questo sontuoso, emozionante biopic su una delle personalità più controverse della storia? Normale, se l'Autore in questione si chiama Christopher Nolan. Di cui, tengo bene a precisarlo, non sono mai stato nè un fan ne un hater, ma ho sempre cercato di analizzarne obiettivamente la produzione, partendo dal presupposto che ci troviamo di fronte a un cineasta non proprio banale: l'unico, forse, insieme a Tarantino capace di far accorrere il pubblico al cinema semplicemente con la sua firma. E Dio solo sa quanto sia importante questo nel cinema di oggi.

Nolan è infatti un regista di culto: la sua fama se l'è guadagnata nel tempo, girando film personali eccelsi e stilisticamente inconfondibili (penso a Memento e The Prestige) e grandi blockbuster d'autore (la trilogia de Il Cavaliere Oscuro). Poi, fin troppo consapevole del suo talento, si è messo a girare opere monumentali e megalomani come Interstellar e Dunkirk, bulimiche, contorte ma allo stesso tempo anche ingenue e banalotte, fino ad arrivare all'insostenibile Tenet, per chi scrive la summa della pretenziosità, del delirio autoriale, dell'esercizio di stile fine a se stesso.

Per questo Oppenheimer rappresentava uno spartiacque per Nolan: la scelta era se insistere su un cinema fatto solo di stile e tecnica sopraffina, ma freddo come il ghiaccio e arido come il deserto, oppure tornare ad emozionare il pubblico, a raccontare una storia (in questo caso, per la prima volta, la vita di un uomo) senza rinunciare a stile e genialità. E sono felice che Nolan abbia finalmente capito che la gente accorre in sala soprattutto per "sentire" qualcosa durante la visione, qualcosa che non la lasci indifferente appena si riaccendono le luci. E soprattutto mi fa piacere che così tanti giovani siano andati a vedere Oppenheimer e che così tanti si siano avvicinati alla sala cinematografica, molti anche per la prima volta, per un film così importante e su un tema che, fortunatamente, è capace di stimolare la sensibilità delle nuove generazioni.

Oppenheimer
parla infatti di coscienza, di scelta morale: fino a che punto ci si può spingere con la follia della guerra? Quante persone bisogna sacrificare (termine agghiacciante, orrendo) per arrivare alla pace, per salvarne il più possibile? E la scienza, la ricerca, possono a un certo punto arrestarsi in nome dell'etica, consapevoli del fatto che l'uomo per sua natura è fallibile, impulsivo, vendicativo, spesso irrazionale quando si tratta di dover scegliere tra ragione di stato e umanità? J. Robert Oppenheimer era perfettamente consapevole di quello che stava realizzando, ma allo stesso tempo sicuro di agire nel giusto... almeno fino a quando non toccò anche a lui rendersi conto, tangibilmente, delle conseguenze del suo genio. Fu un grande scienziato, un brillante fisico, una delle menti più illuminate del secolo scorso, eppure con la sua arma concepita per salvare il mondo (per quanto un'arma possa davvero considerarsi salvifica...) finì quasi per distruggerlo.


Il dilemma di Oppenheimer è lo stesso dello spettatore, che grazie alla potentissima messinscena del film vive i suoi scrupoli morali, la sua esaltazione per la riuscita del progetto e la sua disperazione per quello che avvenne dopo. Nolan destruttura la narrazione, come è solito fare, innescando ai nostri occhi una reazione a catena pari a quella della fissione nucleare: partendo da un testo già eloquente di suo (Robert Oppenheimer, il trionfo e la tragedia di uno scienziato di Kay Bird e Martin J. Sherwin, 2007) costruisce una pellicola ansiogena e nervosa, che procede a scatti come l'istinto nervoso del protagonista, la cui sceneggiatura mira a ricreare la tensione mentale di un personaggio ambiguo e talentuoso, geniale e inquietante, tormentato dai dubbi eppure desideroso di fama. Parlo di "pellicola" non a caso: Nolan come sempre gira in 70mm e in formato IMAX, perorando la sua orgogliosa fedeltà al cinema classico, omaggiandone il passato e rimarcando ancora una volta la centralità della sala come luogo adepto per godersi l'audiovisivo. Non si tratta di spocchia autoriale, come in tanti sostengono, bensì di una precisa scelta stilistica che, pur andando in direzione "ostinata e contraria", è imprescindibile per chi davvero vuole bene alla Settima Arte.

Del resto, Oppenheimer è pura gioia per gli occhi di chi ama il cinema. In 181 densissimi minuti Nolan mette in scena tutta la sua abilità nel raccontare una storia risaputa eppure resa appassionante dalla modalità di visione: alternando colore e bianco e nero, flashback e flashforward, sequenze quasi documentaristiche inframezzate da visioni oniriche, traslazioni mentali dei protagonisti e riflessioni introspettive, il film riesce a spingersi a una complessità artistica e una tensione drammaturgica forse mai raggiunta prima nella carriera del regista britannico. Personalmente avevo sempre rimproverato a Nolan la sua incapacità di emozionare il pubblico, di non saper scaldare i cuori, di privilegiare sempre la tecnica in luogo della passionalità. In Oppenheimer invece la tensione si tocca con mano, diventa quasi insostenibile in certe scene magistrali e memorabili come la detonazione della bomba nel "Trinity test", merito anche di una colonna sonora volutamente (e sottolineo volutamente) ossessiva e martellante, che (volutamente, lo risottolineo!) accompagna l'intero film e arriva diretta al nostro stomaco. Tanta roba, davvero.

Un film da vedere al cinema, quindi. Assolutamente al cinema, possibilmente in una sala attrezzata e con lo schermo più grande possibile: la pirateria e la in-cultura del resto si combattono anche così. Vedere Oppenheimer sul telefonino, sullo schermo di un pc o in televisione è la stessa cosa che vedere una partita di calcio dal vivo o nel salotto di casa. Non c'è, perlappunto, partita. Anche se, va detto, sarebbe ingeneroso nei confronti di Nolan asserire che il suo film sia solo spettacolare e tronfio di effetti speciali (peraltro nemmeno numerosissimi: non c'è infatti neppure una sola sequenza in computer-grafica). Oppenheimer è anche, soprattutto, prima di tutto, un film di dialoghi profondi, parole serrate a denti stretti, a volte urlate, a volte smozzicate, a volte trattenute, a volte destabilizzanti: specialmente certe frasi sussurrate quasi all'orecchio, ai bordi di un lago, in modo che nessun altro le possa sentire a parte gli illustri interlocutori...

Gran cast, come in tutti i film di Nolan. Cillian Murphy è un Oppenheimer perfetto: asciutto, nevrotico, spaccone, gran fumatore e donnaiolo. Ma Robert Downey Jr, nei panni di Lewis Strauss, la sua nemesi, è stratosferico, quasi commovente. Ottimi i camei dei tanti attori importanti che hanno voluto figurare nel film, da Gary Oldman a Matthew Modine, da Casey Affleck a Rami Malek. Unica nota stonata (non lei, il suo personaggio) la figura di Florence Pugh, che interpreta l'amante comunista di Oppenheimer, Jean Tatlock: quasi sempre nuda, quasi mai in parte, evidentemente a disagio, è toccata a lei l'unica scena sbagliata dell'intero film: la sequenza di sesso all'interno della biblioteca è infatti pacchiana e imbarazzante, del tutto avulsa dal contesto. Ma è davvero l'unico neo di un film spettacolare e importante, che già si candida ad entrare nei cuori e nella storia recente.

16 commenti:

  1. non vedere Oppenheimer al cinema è come quando uno è a Napoli e mangia pizze surgelate del supermercato, è uno stupido, a essere gentili, speriamo gli vada di traverso :)

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  2. A me non era dispiaciuto nemmeno Tenet, ma questo è enormemente superiore. È un film imponente, importante, che sconvolge la mente e il corpo. Grandioso, non trovo altri aggettivi
    Bella recensione, complimenti
    Buona serata.
    Mauro

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    1. Grazie Mauro, ma ti assicuro che il film è molto più bello della mia recensione. Hai usato un termine perfetto: grandioso. Questo film ti fa rivivere la grandezza del cinema classico e la tecnica sublime della modernità. Non c'è altro da aggiungere

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  3. La scena della detonazione è memorabile, da storia del cinema. Pochi registi sanno muovere la mdp come Nolan, questo film è da manuale. Da studiare a scuola per perfezione e tecnica. Meraviglioso.

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    1. Condivido, scena straordinaria per tecnica e calore. Sottolineo ancora una volta il lato emotivo: gli ultimi film di Nolan erano dei freddi esercizi di stile, magari bellissimi ma avari di calore. Questo invece arriva eccome, sia al cuore che al cervello

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  4. Ella miseria...Tenet non l'ho ancora visto, ma l'altra sera ho recuperato Inception e mi ha lasciata abbastanza freddina. Oppenheimer dovrei andare nel fine settimana. Domanda fuori contesto, ma il tuo blog una pagina instagram ce l'ha?

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    1. Ciao, la pagina Instagram è... work in progress perché devo ancora imparare a usare Instagram 😂 che vuoi farci, sono un boomer...
      Comunque se cerchi su Instagram "skarpe72" oppure il mio nome (Sauro Scarpelli) qualcosa di rebbe uscire fuori, anche se sono ancora allo stato embrionale...ma piano piano sbarcherò anche su quel mondo 😉 con i miei ritmi da bradipo

      Sul commento al film mi trovi ovviamente d'accordo, questo è un film che "arriva" eccomw

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  5. Spero di tuffarmi al più presto al cinema! Un abbraccio Saurin! :)

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  6. Sul fatto che sia un bene che i ragazzi vadano a vedere queso film ho più di qualche dubbio. Quando sono andata io in effetti c'erano tanti giovani in sala... troppi per i miei gusti... che per due ore non hanno fatto altro che dire "che palle, ma quando scoppia 'sta bomba?" e poi, dopo la scena della detonazione, "tutto qui"? Ecco, se il pubblico dev'essere questo allora meglio che non ci sia!

    Ah, il film naturalmente è stupendo. Che te lo dico a fare?

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    1. Mi sa che anche te stai cominciando a invecchiare... nel senso che sopporti sempre meno!! 😂😂😂
      Scherzi a parte, siamo stati tutti giovani e tuttora capita anche a me talvolta di recarmi al cinema senza avere la minima idea di quello che sto per vedere. Anche questo è il bello di questa arte: pensa che se anche uno solo di quei ragazzi magari si appassiona e ritorna in sala, il risultato è raggiunto. A quell'età un po' di tolleranza ci vuole 😉

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  7. Eh sì, e penso che non sia un caso. Tenet è stato il punto di non ritorno della sua filmografia (per me, ovviamente), e Oppenheimer credo, o almeno mi fa piacere pensarlo, segna il nuovo corso di un regista di culto che, oltre a fare vedere quanto è bravo (nulla di male, ci mancherebbe) si è reso conto che è necessario "arrivare" al pubblico dandogli emozioni forti. Che qui ci sono eccome

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  8. Ecco, per me la destinazione atomica non c'è stata, pur essendo conscio dell'imponenza di quest'opera - e delle qualità del suo autore.
    A una scena in particolare però penso ancora oggi - e no, non quelle che riguardano la Pugh 😅 - segno che Nolan il grande cinema lo sa fare.

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