Tra due giorni iniziano i Mondiali di Calcio, e mi pareva il momento giusto per rispolverare questa poco nota miniserie Netflix, che racconta un momento fondamentale nella storia del pallone, ovvero quando il calcio smise di essere un passatempo esclusivo dell'aristocrazia inglese e cominciava e diventare, lentamente, il gioco del popolo. Una storia di sport, certo, ma soprattutto di classi sociali, ambizioni e cambiamenti culturali che hanno contribuito a trasformare il football nel gioco globale che conosciamo oggi. Il gioco più bello del mondo...
titolo originale: THE ENGLISH GAME(GB, 2020)
regia: BIRGITTE STÆRMOSE, TIM FYWELL
sceneggiatura: JULIAN FELLOWES, TONY CHARLES, OLIVER COTTON
cast: EDWARD HOLCROFT, KEVIN GUTHRIE, CHARLOTTE HOPE, NIAM WALSH, BEN BATT
durata: 6 episodi di 45-50 minuti
Creata da Julian Fellowes (lo stesso di Downton Abbey), The English Game è una di quelle serie che conquistano soprattutto per la passione con cui raccontano il proprio argomento, nella fattispecie il gioco del calcio, con la "sacralità" e il rispetto che gli si deve. La miniserie, in sei episodi, segue le figure storiche di Fergus Suter (Kevin Guthrie) e Arthur Kinnaird (Edward Holcroft), due uomini provenienti da ceti sociali molto diversi che, ciascuno a modo loro, contribuirono a cambiare il destino dello sport più popolare al mondo: da una parte l'operaio e giocatore scozzese che rappresenta l'avvento del professionismo, dall'altra il gentiluomo simbolo di un calcio ancora legato all' élite. Il loro confronto diventa il filo conduttore di un racconto che parla di sport ma anche di mobilità sociale e trasformazione culturale.
regia: BIRGITTE STÆRMOSE, TIM FYWELL
sceneggiatura: JULIAN FELLOWES, TONY CHARLES, OLIVER COTTON
cast: EDWARD HOLCROFT, KEVIN GUTHRIE, CHARLOTTE HOPE, NIAM WALSH, BEN BATT
durata: 6 episodi di 45-50 minuti
Le origini del calcio moderno raccontate attraverso la figura di Fergus Suter, talentuoso operaio e (soprattutto) calciatore scozzese trasferitosi in Inghilterra, dove le squadre dei lavoratori cominciano a sfidare i club dell'alta società nella FA Cup e il football diventa terreno di scontro tra aristocrazia e classe operaia...
Creata da Julian Fellowes (lo stesso di Downton Abbey), The English Game è una di quelle serie che conquistano soprattutto per la passione con cui raccontano il proprio argomento, nella fattispecie il gioco del calcio, con la "sacralità" e il rispetto che gli si deve. La miniserie, in sei episodi, segue le figure storiche di Fergus Suter (Kevin Guthrie) e Arthur Kinnaird (Edward Holcroft), due uomini provenienti da ceti sociali molto diversi che, ciascuno a modo loro, contribuirono a cambiare il destino dello sport più popolare al mondo: da una parte l'operaio e giocatore scozzese che rappresenta l'avvento del professionismo, dall'altra il gentiluomo simbolo di un calcio ancora legato all' élite. Il loro confronto diventa il filo conduttore di un racconto che parla di sport ma anche di mobilità sociale e trasformazione culturale.
Il punto di forza della serie è proprio la capacità di rendere appassionante una vicenda storica che la maggioranza degli sportivi conosce solo approssimativamente. Le sei puntate scorrono con fluidità, la ricostruzione dell'Inghilterra vittoriana è curata e credibile, e le vicende di gioco riescono a trasmettere il fascino di un calcio ancora lontanissimo da quello moderno: campi fangosi, regole in evoluzione, tattiche rudimentali e un'intensità quasi selvaggia che rende bene l'idea di uno sport in piena fase di crescita.
Naturalmente The English Game non è un documentario, per cui gli sceneggiatori si sono permessi diverse libertà narrative: la più evidente riguarda il nome dell squadra campione (i Blackburn Olympic e non i Blackburn Rovers), e anche alcuni rapporti tra i protagonisti, le tempistiche degli eventi e certe rivalità sono state semplificati o modificati per rendere il racconto più efficace dal punto di vista della narrazione. Arthur Kinnaird, inoltre, viene rappresentato come un personaggio particolarmente progressista e vicino alle istanze degli operai, una caratterizzazione che molti storici considerano ben più sfumata di quanto appare sullo schermo. Per contro, anche la vita privata di Fergus Suter viene sviluppata con una trama sentimentale che non trova riscontro nelle fonti storiche...
Queste licenze, tuttavia, non pregiudicano il valore complessivo dell'opera, anzi. The English Game riesce nell'intento che spesso le produzioni sportive dimenticano: raccontare perchè uno sport diventa importante per la società. Il calcio qui non è solo competizione, ma un simbolo di cambiamento più ampio che riguarda il lavoro, il denaro, il prestigio sociale e l'accesso alle opportunità.
Per chi ama il calcio, la storia dello sport, o semplicemente le serie in costume ben realizzate, The English Game rappresenta una visione piacevole e coinvolgente. Non punta sugli effetti speciali e sui grandi colpi di scena, bensì sulla forza di una storia vera che, pur con qualche inevitabile romanzatura, aiuta a capire come sia nato il gioco che oggi, ogni quattro anni, riesce ancora a fermare il mondo davanti a un pallone.
Per chi ama il calcio, la storia dello sport, o semplicemente le serie in costume ben realizzate, The English Game rappresenta una visione piacevole e coinvolgente. Non punta sugli effetti speciali e sui grandi colpi di scena, bensì sulla forza di una storia vera che, pur con qualche inevitabile romanzatura, aiuta a capire come sia nato il gioco che oggi, ogni quattro anni, riesce ancora a fermare il mondo davanti a un pallone.




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